Che succede nella Regione ? Non bisogna nasconderlo

Venerdý 10 marzo 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Che succede in Puglia? Anzi ciò che succede lo vediamo. Gli ultimi attentati a sindaci ci sono stati in questi giorni. Bomba a Peschici. Lettera con pallottola a Terlizzi. In fiamme la casa di campagna di quello di Ruvo, avvocato che ha difeso la famiglia della bracciante Paola Clemente morta di fatica sotto i tendoni di uva di Andria. Assassinio per il quale sono state appena arrestate sei persone in base alla nuova legge contro il caporalato. Ma ciò che più conta è che questi tre sono solo gli ultimi di una serie tanto impressionante quanto banalizzata.

 La Puglia è infatti la regione italiana col maggior numero di atti intimidatori contro amministratori pubblici. Con quattro uccisi nell’esercizio delle loro funzioni. Lo denunciò addirittura tre anni fa una commissione parlamentare. Nel 2013 gli episodi erano stati 134, nel primo semestre dell’anno dopo 47. Da allora si erano persi sia il conto sia l’attenzione. Malessere sociale, certo. E sindaci colpevolizzati per tutto, dal lavoro che non c’è all’assegno di assistenza che non arriva. Ma sottovalutazione della malavita. Di una illegalità diffusa sulla quale le stesse vittime spesso sdrammatizzano. Ma che, quando colpisce sindaci e assessori, compromette la vita di un territorio rischiando di far comandare i clan e di cancellare sia la civiltà che la dignità. Con Foggia al primo posto, ma sùbito dopo Bari.

 Bari, il prestigioso capoluogo di una regione di cui tutti parlano. E cui è affidata l’ultima onorabilità di un Sud mortificato da una criminalità organizzata contro la quale il massimo che si fa è far passare il Sud da vittima a colpevole. Bari il cui sindaco Decaro, che è anche il presidente dei sindaci italiani, è sotto scorta per le minacce dei farabutti da lui sfidati personalmente. Come se ci dovesse pensare un sindaco e non le forze di polizia. Bari il cui quartiere Libertà comincia a vedere ragazzini armati scorazzare come quella “paranza dei bambini” dell’altrettanto indifesa Napoli. Dove irrompono nelle strade sparando all’impazzata e costringendo i presenti alla “stesa”, che non è solo stendersi a terra per non essere colpiti ma è anche abbassare la testa davanti al loro potere.

 Ma Bari dove la malavita regola i suoi conti uccidendo senza problemi in strada, come avvenuto due volte negli ultimi giorni. Dove i bastardi del pizzo s’impongono con la violenza sui mercati, sui negozianti, sui cantieri edili unici a reagire facendo fronte comune. Ma dove non si salvano né il concerto di Vasco Rossi né la festa patronale né il Natale. Bari dove sparano contro le scuole e non sono i bulli. Bari dove invece i bulli che picchiano i passanti nella piazza principale (e, almeno sulla carta, più presidiata) e vandalizzano di tutto non sono solo bulli ma piccoli delinquenti che fanno le prove generali per diventare boss.

 Ma la Puglia della quale tutti parlano ammirati è anche la regione d’Italia col maggior numero di aggressioni ai medici. Più della Sicilia, il doppio della Lombardia. Con i pronto soccorso come trincee quotidiane. Puglia nella quale assaltano un treno in piena campagna a Cerignola manco fosse il Far West. Puglia nella quale mitragliette alla mano bloccano un pullman diretto a Roma rapinandone i passeggeri. E dove massacrano guardie giurate. E attaccano ipermercati con tecniche militari manco fosse Mosul.

 Puglia dove quando (finalmente e dopo anni di vani allarmi) smantellano quella vergogna del ghetto di Rignano Garganico, il giorno dopo appiccano un incendio uccidendo due migranti e ridendosela sulla morte. Perché nessuno deve osare toccare il potere dei caporali e la barbarie da loro imposta. Anzi, visto che ci mandano rinforzi di polizia, spari contro due loro auto come benvenuto e avvertimento: qui decidiamo noi, questa è terra nostra. Puglia di Ortanova dove dieci anni fa giovani polacchi fecero la stessa fine. Puglia dove Yvan Sagnet, fuggito dal Camerun per studiare ingegneria, capeggiò la rivolta degli schiavi costretti a lavorare diciotto ore al giorno sotto un sole infernale e per 4 euro a tonnellata di pomodori raccolti.

 Ricordare tutto questo può danneggiare l’immagine scintillante della Puglia che è la sua principale attrattiva non solo turistica. Può danneggiare la sua immagine di Sud diverso, bontà loro. Può infastidire me e te. Ma sappiamo da altre sfortunate e indifese regioni del Sud cosa significhi l’antiStato invece che lo Stato. Nell’Europa del 2017, non nel Medioevo. Con la malavita organizzata che soffoca ogni sviluppo impaurendo e facendo andar via. Il sogno della Puglia rischia la stessa sorte finché lo Stato farà finta e gli stessi pugliesi vivacchieranno. Parlamentari, che fate? Non possiamo perderla, anche la Puglia. Perciò l’unico modo è raccontare e non nascondere anche se dispiace a molti. Forse non è ancòra troppo tardi, ma l’ora è tarda.