Tutta una vita passata in coda

Sabato 11 marzo 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Per me si va nel traffico dolente, per me si va fra la perduta gente. Vivesse a Bari, così Dante Alighieri avrebbe cominciato la sua Divina Commedia. Anzi Commedia e basta. Perché a furia di incazzarci come bisce, non abbiamo mai calcolato quanto restiamo inscatolati in auto. E lasciamo stare il solleone quando l’auto non è auto ma un forno a microonde. Novantatre ore all’anno i baresi, quattro giorni. Che se uno avrà la vita media di 80, saranno 320 giorni, insomma un anno a smoccolare contro quelli davanti che non si muovono mai. Contro chi ha inventato i semafori. Contro la fila sbagliata mentre in quell’altra si cammina. Contro i vigili urbani che stanno solo a fare le multe. Contro quello, ma vedi dove si doveva andare a fermare. Contro l’imbranato che non sa dove andare perché la signorina del Tomtom gli dice di fare l’inversione a U.

 IMBOTTIGLIATI NEL TRAFFICO In media, ogni giorno si perdono 24 minuti rispetto al necessario se il traffico non ci fosse. E non è il lunedì il bollino rosso, forse perché stranamente la domenica fa ammalare e il lunedì si sta a casa un giorno s.v., salvo complicazioni. E’ il martedì, quando i malati di domenichite guariscono. E poi il giovedì, senza che nessun supercomputer sia riuscito a capire perché. Fra le 18 e le 19 la fascia oraria ancòra più micidiale di un eventuale ritorno di Renzi. E Bari neanche fra le più incasinate, specie da quando l’assessore Decaro ha inventato i park&ride e per la bravura stranamente non lo hanno tolto di mezzo ma è diventato sindaco.

 La peggiore è Palermo, la seconda Roma (dove vedrete che la sindaca Raggi dirà che lei è appena arrivata, e meno male). E poi Taranto ottava prima di Bari. Dove ora stanno montando semafori un po’ più intelligenti di quelli che, appena ti vedono, scatta il rosso. E che dovrebbero capire dove la coda muggisce di più inviando i dati a una sala operativa nella quale i cittadini riporranno meno fiducia che nella Banca popolare di Vicenza.

 E non ne parliamo del parcheggio, per i pugliesi un incubo di fronte al quale il traffico non gli fa neanche il solletico. Parcheggio peggio di un commento di Daniele Adani a una partita di calcio su Sky. Nel Paese europeo con più auto (606) ogni mille abitanti dopo Lussemburgo e Malta: 49 milioni. Con la ricerca del posto che si prende il 10 per cento della nostra vita. Sicché il sopradetto ottantenne se ne sarebbe giocati otto, di anni, solo trottolando nell’attesa di vedere accendersi i fari di retromarcia di uno che se ne va, piacere che è meglio di un orgasmo. O inseguendo passo passo chiunque scoperto con una chiave in mano nel caso fosse la chiave di un’auto che decidesse molto dolorosamente di smammare (perché una volta trovato un buco vorresti che fosse per sempre come un diamante).

 DAVANTI A UNO SPORTELLO Né è più stimolante della faccia di Gentiloni la promessa che fra vent’anni a cercare il posteggio sarebbe la macchina e non tu. Ché anzi ti lascerebbe dove devi andare proseguendo da sola a sistemarsi da qualche parte e aspettando la tua chiamata per tornare sempre da sola manco fosse Lassie. Auto a guida autonoma, di quelle che mentre tu stai di testa sopra Facebook, lei si guida per conto suo senza ammazzare nessuna vecchina sulle strisce, anzi facendo cambiare lavoro ai carrozzieri per la fine degli incidenti. Guidata da sensori di fronte ai quali il tuo cervello sarà più inutilizzato di quello di Salvini. E con parcheggi parlanti che l’attirano più di un vasetto di Nutella.

 Ma non sono solo il traffico e il parcheggio ad accorciarci la vita più della dichiarazione dei redditi. E non ne vogliamo parlare delle code? Quattrocento ore all’anno cadauno davanti a uno sportello, e ora si fa il biglietto come alla Asl anche in pasticceria o alla focacceria. Che sono 16 giorni all’anno. Che per un ottantenne sono 1280, cioè tre anni e mezzo. Che uniti all’anno nel traffico e agli otto anni per il parcheggio, fanno 12 anni e mezzo fumati. Senza calcolare il nervoso, peggio di quando appare la faccia di Trump in tv. Coda alla banca, alla posta, al Comune, all’università. Tanto che qualche anno fa un salernitano disoccupato si è inventato un mestiere dopo aver inviato inutilmente cinquecento curriculum: il codista in noleggio. Nel senso che fa la coda per conto vostro al modico prezzo di dieci euro. Con agenzie che ha aperto in varie città d’Italia. E con un fatturato secondo solo a quello di Marchionne. Nessuna meraviglia, a parte una leggera esagerazione, se pensiamo che le lungaggini della pubblica amministrazione costano all’Italia 30 miliardi l’anno, cioè due punti di Pil, la ricchezza nazionale.

 Dice: ma perdiamo tanto tempo e poi magari una domenica pomeriggio piove e non sappiamo che fare. Abbiamo voluto la civiltà? E allora pedaliamo. Il tempo passa, così è. Finché non ci accorgiamo che il tempo resta, e che a passare siamo noi.