Il ricordo che serve al futuro d’Italia

Venerdý 17 marzo 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Vedi Napoli e poi capisci. Non c’entrano nulla i movimenti meridionalistici con i disordini in occasione della visita di Salvini. Piuttosto i centri sociali. E con l’accusa di razzismo e xenofobia al leader della Lega Nord per la sua ostilità agli immigrati, non sul Sud. Poi lo stesso questore De Iesu (ex di Bari) ha spiegato cosa avviene in questi casi. E cioè l’infiltrazione di una Internazionale della tensione che manda i suoi sfasciatori ovunque ci sia da creare caos. Né sarebbe cambiato granché se il sindaco De Magistris non avesse detto che Salvini non era ospite gradito. Come pensava tre quarti di Napoli. E non solo Napoli.

 C’è qualcosa di nuovo nell’aria del Sud. Magari di indigesto per chi taccia di populismo e demagogia il Sud ogni volta che tenta di far sentire la sua voce. O lo taccia di borbonismo o nostalgia, la madre di tutte le accuse per stroncare sul nascere ogni tentativo di esistere. Come sulla astiosa questione del riconoscimento delle vittime meridionali nel Risorgimento italiano. Insomma quelli che caddero nella difesa di una patria che era la loro patria, cioè il Regno delle Due Sicilie, piacesse o no il Borbone. Patria aggredita in armi. Verità che prescinde dal valore dell’unità d’Italia che si veniva a creare. Ma sulla quale è scesa una “damnatio memoriae”, cioè la storia negata.

 E’ una dignità riconosciuta ovunque ci siano stati vincitori e vinti. Tutte le vittime della guerra civile spagnola. I nativi pellerossa cancellati dalla conquista del West. I sudisti nella guerra civile americana. La Vandea in Francia. Gli stessi volontari di Salò in Italia. Una riconciliazione che non può non partire dal principio che se si combatte per un’idea, si è degni anche se si è dalla parte sbagliata. Ma l’Italia continua a essere disunita anche per questo. Per il suo silenzio sulle sue origini. Che non riguarda solo il Sud. Ma che per quanto riguarda il Sud si porta dietro una scia di pregiudizio e di menzogna che riemerge per continuare a fargli danni.

 Nei giorni scorsi il Consiglio regionale di Basilicata ha approvato una mozione del Movimento 5 Stelle tendente a istituire una Giornata del Ricordo per quelle vittime. La mozione è pronta anche in Puglia, Campania, Molise. In Senato è intervenuto il senatore Paglia dicendo che il tempo è maturo per una riflessione su cosa accadde alle popolazioni civili meridionali “e quanto ancòra ci costa nel presente”. La data proposta è il 13 febbraio, caduta di Gaeta dopo 102 giorni di assedio delle truppe piemontesi nel 1861. E dopo 75 giorni consecutivi di bombardamento che non si arrestò nemmeno mentre si trattava la resa. Gaeta dove i movimenti meridionalistici hanno cominciato a innalzare un Muro del Ricordo con le mattonelle portate da tutti i luoghi della resistenza borbonica.

 In quest’atmosfera, Salvini è arrivato a Napoli. Ma i movimenti si sono limitati a un corteo senza incidenti. E nessuno gli ha impedito di parlare. Napoli che gli ha ricordato la sua canzoncina (“Senti che puzza/ fuggono anche i cani/ sono arrivati/ i napoletani”) che ancòra risuona negli stadi. E che non è solo roba da Curva Sud o Nord, ma una intimidazione: Sud giù la testa, altro che Napoli da alta classifica. Salvini dichiaratosi pentitissimo e si capisce. Da tempo va in giro per il Sud a caccia di voti, raccogliendo in verità soprattutto pomodori.

 Eppure Salvini con la sua Lega ha ispirato o appoggiato tutte le decisioni contro il Sud, tipo i soldi scippati al Sud per pagare le multe europee dei lattai del Nord. Ma sarebbe stata meglio per lui la malafede che l’ignoranza quando ha risposto alle domande del quotidiano “Il Mattino”. Non sapeva che la spesa pubblica statale è più alta al Nord rispetto al Sud nonostante il divario. Non sapeva degli asili nido pubblici aperti soprattutto al Nord solo perché così sempre avvenuto. Non sapeva che i fondi sanitari vanno soprattutto dove gli anziani vivono più a lungo, cioè al Nord, e non dove vivono meno e sono più poveri, cioè al Sud. Non sapeva che per la manutenzione delle strade si privilegiano non le zone dove ci sono più auto ma quelle dove ci sono più lavoratori occupati (indovina dove?). Non sapeva tranne che non facesse finta. E comunque non aveva risposte. Ma Salvini non è più che Salvini. E’ la politica nazionale che è andata così. Chissà se lo sanno almeno i parlamentari meridionali.

 Per la prima volta il Sud è sembrato reagire, o perlomeno non porgere l’altra guancia. Un nemico giurato per i movimenti è Giletti con la sua domenicale “L’Arena” su Raiuno. Domenica scorsa vi ha invitato anche lui per la prima volta Gennaro De Crescenzo, leader dei movimenti. Forse non cambierà il mondo, ma sono tutti indizi che chissà non facciano una prova. Non solo che il Sud è vivo e combatte per noi. Ma che, senza il Sud, mezza Italia è e mezza Italia rimane.