Si fa presto a dire spariamo al ladro

Sabato 18 marzo 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Quando zingaro con pistola incontra benzinaio con fucile, zingaro con pistola è uomo morto. Sembra una cretinata da Facebook. E’ invece la sintesi dell’aria che circola in Italia. Specie dopo quanto avvenuto a Gugnano di Lodi, dove un ristoratore ha sparato col fucile uccidendo uno dei quattro ladri entrati di notte nella sua osteria-tabaccheria per rubare le sigarette. E che ora è tanto indagato per omicidio volontario quanto difeso dai paesani: lo ha fatto per proteggere i nipotini. Ma anche assolto dal parroco: ha agito per disperazione. Mentre il figlio dice che, benché sia stato un incidente, come si fa a essere a posto con la coscienza? Il morto è sempre un cristiano, ancorché un delinquente.

 LEGITTIMA E ILLEGITTIMA DIFESA E non è che sia un caso isolato. Vaprio d’Adda nel Milanese: pensionato 65enne trova un ladro in casa e gli spara. Rodano nel Milanese: gioielliere spara e uccide un criminale che con due complici teneva in ostaggio la famiglia. Villa Literno nel Casertano: meccanico uccide un ladro che gli stava rubando l’auto. Monte San Giusto di Macerata: carabiniere a un posto di blocco uccide un presunto ladro per evitare di essere investito. E anch’egli, come gli altri, è appoggiato dal paese: ci ha solo difeso. Si fa presto a parlare di inammissibile Far West quando a rischiare la vita sono gli altri.

 Nella classifica delle paure degli italiani, la sicurezza precede addirittura il lavoro che non c’è. E la sicurezza è come il tempo: hai voglia a dire che ci sono zero gradi se si sente freddo come se fosse sottozero. Le cifre dicono che i furti e i reati contro il patrimonio sono diminuiti. E che il numero di uccisioni nel 2016 è stato il più basso in vent’anni. Come non detto. L’anno scorso sono aumentate del 30 per cento le licenze per avere un’arma. Per la caccia o per uso sportivo, ma vai a controllare. E si calcola che queste licenze siano fra i 7 e i 10 milioni. All’ingrosso, scarso un cittadino su dieci. E solo il 2 per cento ufficialmente per difesa personale. Per fortuna non è che a ogni licenza corrisponda un’arma, che sarebbero da noi sul milione 250mila. Che non è come in America dove ci sono più cittadini che armi. E tutti quanti diciamo che noi non siamo mica come loro che alla cowboy ritengono la difesa più compito personale che dello Stato.

 Il rischio però è che anche in Italia, se lo Stato latita, se abdica al suo ruolo di difensore dei cittadini, i cittadini facciano come gli pare. E non possiamo prendercela col solito Salvini che attizza le paure invece di far ragionare come un politico dovrebbe. Non facciamo diventare Salvini più Salvini di quanto possa essere. Nei paesi su citati, la caserma dei carabinieri chiude alle 21. Dalle 21 in poi, via libera, sempre se non ritieni che, chiamando il 112, la Gazzella arrivi alla velocità di un missile terra-terra chissà da dove. Allora il cittadino si può trovare suo malgrado davanti a un problema di legittima difesa, anche se non è che sia roba di ogni giorno. Ma non dovrebbe avvenire nemmeno un giorno.

 TUTTO ALL’ITALIANA La legge sulla legittima difesa è da noi una legge all’italiana. Sono più i casi in cui non puoi difenderti che quelli in cui puoi. E a tutti noi che ci chiediamo cosa stiano a fare i politici, e se non se ne freghino perché loro sono molto più protetti di noi, la risposta è che i politici sono divisi ma non più degli italiani. La metà dei quali considera giustamente un orrore (oltre che un pericolo) sparare, l’altra metà è più possibilista. Con troppi magistrati ex-sessantottini convinti che se un ladro è ladro, la colpa è della società. Ora la riforma della giustizia (approvata dal Senato e in attesa alla Camera) inasprisce le pene. Ma in un Paese in cui non si sa se fa più danni il perdonismo cattolico o la demagogia comunista.

 Nell’attesa, a Treviso innalzano un muro attorno a villette che invece di essere sgradite come un lager, sono vendute in due giorni. Ma non l’unico quartiere-fortino, essendone nati di blindati a Pordenone, a Jesolo, ad Arese, ma essendo il comune oggetto del desiderio un po’ ovunque. Forse più protetti, di sicuro più soli. In Friuli la Regione paga le porte blindate. Da altre parti fioriscono le ronde di cittadini, tra idiote accuse di fascismo. O telecamere e supertecnologie varie. E nella stessa Treviso i cittadini collegati in gruppi WhatsApp, cioè coi cellulari, fanno da sentinelle ciascuno nel suo quartiere scambiandosi informazioni da trasmettere alle forze dell’ordine.

  Col che, alla fine della giostra, la domanda è, al solito, che fare. Aspettandosi che l’allarme sociale non sia considerato solo crisi di nervi da curare. Che il territorio sia più controllato. Ma sospettando che finché lo Stato non si decide a fare lo Stato nonostante tutto, la risposta resterà scritta sulla pelle della gente. Tra comunità sveglie, muri sordi e dita incrociate.