Non dico bugėe dico post-veritā

Sabato 25 marzo 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Quasi quasi mi faccio una bufala, termine romanesco per dire bugia. Quando i bambini ebrei furono cacciati dalle scuole naziste nessuno si oppose non perché Hitler era Hitler ma perché qualcuno aveva diffuso la notizia che erano pericolosi. Ora i casi di morbillo sono aumentati del 230 per cento in Italia perché una martellante campagna di menzogna ha convinto i genitori che la vaccinazione provoca l’autismo. Così non provocherà mai autismo, ma morbillo sì. Mala tempora currunt, dicevano i latini. Dovevano essere profetici se la Germania (cattiva coscienza?) e il settimanale americano “Time” hanno ritenuto che la parola del 2016 sia stata <post truth>, cioè post-verità: come gli spacciatori la definiscono per dare nobiltà alle bugie che facevano allungare il naso a Pinocchio.

 I RISCHI DI INTERNET Ma questi sono appunto i tempi soprattutto se mettiamo mano a Internet, insomma la Rete. Che è un luogo cosiddetto orizzontale, nel senso che chiunque può buttarci dentro ciò che vuole senza che nessuno controlli. Ma è frequentata anche da scemi del villaggio che un tempo facevano danni solo al Bar dello Sport. E luogo orizzontale perché senza qualcuno al di sopra, cioè verticale, a proteggerci. Così è diventata il rancoroso sfogatoio di chiunque  veda nelle verità ufficiali una trama demoniaca contro la quale scatenare il linciaggio.

  Poi ha fatto irruzione il più grande commesso viaggiatore della storia non solo americana, e addio. Perché Trump non è soltanto un Chaplin che fa smorfie da dittatore, è pettinato come un barboncino, ha attorno una truppa che sembra una troupe cinematografica e parla col linguaggio di un bambino di 10 anni. E’ molto più insidioso anche di se stesso. E con idee molto più precise di quanto dia a vedere tutto il suo circo. E’ lui che ha introdotto un mondo in cui verità e bugia sono la stessa cosa, non si butta niente come con i maiali. Bugie altrimenti definite <fatti alternativi> come in occasione della sua investitura: quando i giornali hanno parlato della miseria di 300mila spettatori e il suo staff ha detto un milione non come bugia ma come <fatto alternativo>. La rivincita di Pinocchio.

 Che Trump sia stato eletto anche grazie ai fatti alternativi, si sospetta. Ma che durante la campagna elettorale ne abbia sparato in quantità industriale, è certo. Esempio, che papa Francesco tifasse per lui. O che la sua avversaria Hillary Clinton già prima della polmonite (vera) fosse affetta da una demenza (falsa). O che ci fossero giri di pedofilia orchestrati chissà come da lei. O che il predecessore presidente Obama lo facesse spiare. Per non parlare di ciò su cui ora indaga l’Fbi, l’appoggio informatico russo e con gli stessi mezzi per regalargli la Casa Bianca.

 MONDO IN PERICOLO Ma non è solo Trump. E’ possibile che, nel decidere di uscire dall’Unione europea, gli elettori inglesi abbiano creduto alla bugia secondo cui il loro Paese versasse ogni settimana 350 milioni di sterline alla medesima Unione, roba impossibile anche per Paperone. Poi tutte le bugie per negare che le sigarette facciano male, anche se Camilleri continua con due pacchetti al giorno a 92 anni. Quella bulgara secondo cui una Corte europea avrebbe vietato ai genitori di battezzare i figli. Quella che a Bruxelles ci sarebbero stati centinaia di stupri. Quella secondo la quale la Merkel (che va alle elezioni per la riconferma da leader tedesca) sarebbe alleata dell’Isis. Quella di una bambina italiana violentata e messa incinta da un rifugiato siriano ospitato da una famiglia.

 Ora non è che le bugie siano nate ieri. Da tempo si sa che mai sono così diffuse come in una campagna elettorale, durante una guerra o dopo una battuta di caccia. Ma c’è stata l’involuzione della specie. Da una parte la post-verità e i fatti alternativi, cioè la trasformazione insidiosissima in non bugie. Da un’altra parte i temi che più si prestano, come zingari o immigrati. Ma soprattutto Internet, da cui dipende ormai metà della nostra vita. Ma dove si creano le <stanze dell’eco>, ed eco fra oltre un miliardo di persone. Per molti terroristi della bugia le post-verità sono un vero affare. O servono a fomentare le paure. O attentano alla democrazia. O creano danni non solo col morbillo. Figuriamoci con l’uomo più potente del mondo come Trump.

 Dovremmo diffidare sempre. Dovremmo confrontare. Dovremmo avere la cultura per capire, figuriamoci. Dovremmo. Zuckerberg si è mezzo impegnato a far controllare il suo Facebook non più solo dall’onnipotente algoritmo ma da cristiani in carne e ossa. Nel Parlamento italiano si discute su una legge che eviti però la censura. Ma c’è chi dice che tutta questa buriana è scatenata dagli ipocriti che gridano alla bugia altrui perché senza più convincenti verità proprie. Vai a vedere che andremo su Marte ma il problema vero è difenderci dagli avvelenatori dei pozzi come nel Medioevo.