Isabelle...Elle Elle una donna e la violenza

Lunedì 27 marzo 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

ELLE – di Paul Verhoeven. Interpreti: Isabelle Huppert (Michelle), Charles Berling (Richard, ex marito), Anne Consigny (l’amica Anna), Christian Berkel (l’amante Robert), Laurent Lafitte (il vicino di casa Patrick). Drammatico, Francia, 2016. Durata: 2 ore 4 minuti.

 

<Elle>, lei, Michelle, è una tipa strana. E’ brutalmente violentata in casa ma non solo non denuncia, ma con la massima tranquillità riordina dallo scompiglio, si fa un bagno caldo ed esce. Né del resto sembra più normale il suo circo: un marito invertebrato mollato, un figlio con lavori precari e con una ragazza incinta che lo tratta a pesci in faccia, la migliore amica (e socia in una casa di produzione di videogiochi porno) della quale si scopa svogliatamente il marito, la madre vedova che vuole sposare il suo gigolò, un vicino belloccio che spia dalla finestra masturbandosi. Teatro una Parigi alto borghese (che nel film non si vede mai come Parigi). E soprattutto l’orribile infanzia con un padre all’ergastolo per una strage di bambini.

 L’unica precauzione dell’ancòra piacente cinquantenne Michelle è cambiare le serrature e comprare un’ascia e uno spray al peperoncino. Ma senza mai dare l’impressione di preoccuparsi troppo di quanto subìto, cercando di capire se può essere stato qualcuno della sua cerchia, ma soprattutto ricordandosene di tanto in tanto con perversione. Il suo tormento è il ricordo del padre del quale vuole liberarsi, anche perché la insultano come se ne fosse responsabile. La sua vita quotidiana è un disastro di uomini che la circondano. E un ambiente ipocrita e perbenista dominato dalle apparenze e da un cinismo cortese con nessuno che ama nessuno. Se ne frega anche la sua gatta Martine, che anzi al momento dello stupro non allenta neanche un graffio.

 Fosse il quadro del mondo in cui viviamo, è così. Fra l’altro la storia (tratta dal romanzo <Oh…> del franco-armeno Philippe Dijan) è raccontata senza il minimo accenno di moralismo. Il pubblico abbastanza sconcertato (soprattutto quello femminile) fa fatica però a comprendere Michelle riguardo allo stupro, anche se alla fine l’abbastanza ridicolo uomo mascherato viene fuori. Michelle tra la doppiezza del desiderio di vendetta e la segreta pulsione masochista. La quale teorizza che la vergogna non è un sentimento così forte da impedire di fare anche ciò che non dovresti. Misteri della natura umana.

 Ovviamente il regista olandese Paul Verhoeven (quello di <Basic istinct> con Sharon Stone) sta al testo, essendo uno che se non è roba sconcertante, non ci si mette. Fra suspense, luce cupa e scene quasi tutte in interni. Illuminate da una sola grande presenza: Michelle Huppert, candidata all’Oscar e dalla impenetrabile freddezza. Chissà se più per cancellare il dolore o per difendersi con l’indifferenza da ogni angoscia.

 Il film ha raccolto premi ovunque. Un po’ di grasso che cola. Fra l’altro volevano girarlo in America, ma nessuna delle star interpellate ha accettato il ruolo principale. Più che per puritanesimo, forse perché laggiù hanno naso per capire cosa funziona.