Senza soldi i patti non stanno ai patti

Venerdì 31 marzo 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Nati male, vissuti peggio. Ha ragione Emiliano nella polemica col ministro per il Mezzogiorno, De Vincenti: i patti per il Sud non hanno un euro disponibile. O qualcosa del genere. Erano stati annunciati con una fretta inusuale quando si parla di Sud. Ma si era all’indomani di una drammatica previsione della Svimez, il rischio di una desertificazione dopo una crisi economica nazionale mai così lunga. E che ha tolto al Sud il doppio del Nord (reddito indietro del 12 per cento, 600 mila posti di lavoro persi). Allora il premier Renzi nel pieno della sua renzite li annunciò come la soluzione. E con un linguaggio non meno inusuale della fretta. Il Masterplan.

 Soldi nazionali e fondi europei erano sommati e assegnati a Regioni e Città metropolitane. Concentrati su poche ma sentite grandi opere. E con l’obbligo di spenderli nei tempi concordati pena la perdita. Un decisionismo cui si contrapponeva la polemica di chi avvertiva che non c’era tanto da metter mano allo spumante. I soldi nuovi erano solo soldi vecchi messi assieme. Non da meno quelli europei. La novità era l’accordo sulle cose da fare e i tempi non lasciati solo alle scelte delle Regioni, bollate dal pregiudizio di cattive scelte. Soprattutto al Sud, ovviamente.

 La Puglia fu tra le ultime a firmare. Un po’ perché fra Emiliano e Renzi parlare d’amore è come parlare di Santo Stefano ai tacchini. Un po’ perché si era già in campagna pre-pre-elettorale nel Pd. Un po’ perché l’apulo governatore sentiva puzza di bruciato su un paio di miliardi scippati alla Puglia, e non era solo puzza. Poi con una mano si concludeva la pace, con l’altra si impugnava il coltello. Ma ora la fresca legge di bilancio ha confermato che i sospetti non erano solo sospetti (e in epoca di Internet, chiunque può accertarlo sul sito del servizio studi della Camera).

 In due parole, è questo. Su 46 miliardi complessivi dei fondi, la spesa di 35 è posposta a dopo il 2020. Quando può essere avvenuto di tutto, se pensiamo che in America è stato eletto un Trump. E’ vero che una legge di bilancio è legge, ma sappiamo quanto in Italia una legge sia legge. Del resto, se i soldi ci sono, perché rinviarne di tanto la spesa? O sono spesi (al solito) per altro? E siccome <lo chiede l’Europa>, come si dice, che le opere realizzate coi suoi fondi siano cantierizzate entro il 2019, la conclusione è troppo logica per spiegarla. Senza cantieri, soldi addio. Amen.

 Il presidente Gentiloni ha tergiversato all’allarme. Il ministro per il Mezzogiorno ha accusato Emiliano di mentire sapendo di farlo. Piuttosto mandi i progetti, non essendone arrivato ancòra uno. Emiliano non ha risposto, avvalorando i sospetti che da parte sua ci siano più accuse che progetti buoni e veloci. Ma si parla comunque del 10 per cento, non di più. Avvalorando l’altro sospetto della differenza fra le trombe delle promesse e la realtà quando si parla di Sud. Il 2020 è una eternità. Con l’aggravante che i Patti impediscono alle Regioni di fare da sé, avendogliene il governo sottratto potestà e denari. Insomma stare peggio grazie alla prospettiva di stare meglio. Ci vorrebbe un Hitchcock.

 Eppure mai come ora rapidi investimenti pubblici al Sud sarebbero non solo ossigeno ma un moltiplicatore di fiducia. La media impresa del Sud marcia allo stesso ritmo di quella del Nord. Le esportazioni aprono il cuore alla speranza. E nel 2015 il Pil del Sud è cresciuto più di quello del Nord grazie non solo all’agricoltura e al turismo, ma proprio grazie alla spesa dei fondi europei nell’ultimo anno buono del precedente ciclo. A conferma che se al Sud investi, non c’è più Sud.

 Sono fondi sui quali il pregiudizio di essere male o poco utilizzati è pari solo a quello di chi non fa vaccinare i bambini perché dannoso. Sprechi ci sono. E sagre patronali finanziate pure. Ma questi fondi dovrebbero aggiungersi e non sostituire quelli nazionali, talché una scuola al Nord si fa con quelli italiani e al Sud con quelli europei. E soprattutto i numeri dicono che l’accusa che quasi sempre siano stati restituiti all’Europa è una post-verità, cioè menzogna, come sarebbe la notizia che a Napoli amano la Juventus.

 Il risultato è un Sud sempre trattato da Sud. In gioco non è la retorica ma il lavoro che non faccia partire i giovani regalandoli agli altri. In gioco sono le famiglie in povertà. Mentre tutti i dati (controllare sul sito del ministero dei Trasporti) confermano che anche per completare le ferrovie meridionali mancano 11 miliardi. E che i tempi della Napoli-Bari-Lecce-Taranto non sono più sicuri di una villa isolata in campagna. Eppure il voto del Sud sul referendum costituzionale non è che non sia stato una spia rossa. Ora ci si mettono i Patti. Che non saranno una Bastiglia per una rivolta sociale. Ma invece di gridare al solito Sud si eviti perlomeno di raccontargli chiacchiere per lasciarlo così.