Ma il calcetto dateglielo voi

Sabato 1 aprile 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Coazione a ripetere. Secondo Sigmunt Freud, il padre della psicanalisi, è il bisogno di ripetere comportamenti dannosi. Ora, possiamo avere tutta la solidarietà umana per il ministro Poletti, ma non è che debba guarire a nostro carico. Anzi a carico dei giovani. Mettiamola così dopo l’ennesima genialata del Nostro. Il quale, come sappiamo, dice agli studenti che è inutile che mandino curriculum per cercarsi un lavoro. Perché oggi conta più il rapporto di fiducia con chi ti potrebbe assumere. Quindi meglio farci una partita di calcetto (possibilmente nella stessa squadra) per diventare amici e da cosa nasce cosa. Anche se il tiro in porta non c’entra nulla se uno vuol fare l’ingegnere o l’idraulico.

 IL MINISTRO E I GIOVANI Francamente, il discorso fila. Uno ti prende se ti conosce. Come nell’alternanza scuola-lavoro, che manda gli studenti a farsi un’idea del settore nel quale vorranno un giorno realizzarsi, e all’azienda a farsi un’idea su di loro. Idee che non dovrebbero essere precisamente quelle su un Bonucci o un Belotti. Perché allora significherebbe che la competenza, la bravura di chi più studia, serve non più di un ombrello nel deserto. Con buona pace della scuola a favore dei rapporti, del caffè insieme, della pacca sulla spalla. Che potrebbero privilegiare più chi ha un buon colpo di testa, più chi sta in partita di chi ne sappia di partita doppia.

 Tanto per capirci, relazioni, che fanno rima con raccomandazioni. Ciò insomma che, detto al bar, ci sta, perché in parte è così. Ma detto da un ministro del Lavoro (e neanche dello Sport), stona più di un comico a un funerale. Come se un ministro potesse parlare come gli salta in testa. Un ministro che, invece del cinismo del così va, dovrebbe esibire il civismo di chi lotta perché così non vada. Sapendo che un giovane su tre non ha lavoro, e al Sud uno su due. E allora emigrano, se non diventano Donnarumma a 18 anni.

 Il fatto è che Poletti è di casa nello studio Freud. Prima non si mostra affatto preoccupato dei 107mila ragazzi che ogni anno lasciano l’Italia magari non essendo pratici del possesso palla. Anzi si tolgano dai piedi, perché non sono dei <pistola> i 60 milioni che restano. Un’altra volta sentenzia che meglio una laurea col voto minimo a 22 anni che con la lode a 28. Poletti ispiratore di quei voucher che il governo stesso ha ritirato con una resa che neanche Caporetto. E altrettanto ispiratore di quel Jobs Act col quale le aziende hanno assunto ma solo finché hanno avuto gli incentivi, soldi sottratti al Sud per far assumere soprattutto al Nord.

 MITICA RACCOMANDAZIONE Doveroso ricordare che se lui è un primatista in merito, anche altri politici si sono finora distinti in benevolenza verso questi giovani che chissà se il lavoro non lo trovano o non vogliono lavorare. Dal Padoa Schioppa che li definì <bamboccioni>, allo <sfigati> di Martone, agli <schizzinosi> della Fornero, ai <noiosi> di Monti, agli <inadeguati> di Giovannini, ai <malati di posto fisso> della Cancellieri, allo <si sposino una ricca> di Berlusconi. Talché non si capisce se in Italia sia più grave il problema giovanile o quello di chi se ne dovrebbe occupare. O se questi giovani siano duri a capire che, più che a Giurisprudenza o a Medicina, dovrebbero iscriversi a Scienza della Raccomandazione. Con un test di ammissione in calcetto o in genitori che contano.

 Proprio in questi giorni sono riemerse lettere che confermano come l’Italia sia un Paese di parenti, di cognati e di nipoti. Il Paese in cui il merito rischia di essere più inopportuno di una bistecca a una tavola di vegani. E il curriculum più inefficace di una camomilla per Sgarbi. Lettere in cui politici e cardinali degli anni ’50 e ’60 si spendevano per segnalare, perorare, prendere a cuore la causa non solo di chi chiedeva una assunzione. Ma anche un trasferimento, un alloggio popolare, una invalidità, una stanza singola in ospedale, un biglietto allo stadio, la benevola considerazione a un esame per un proprio protetto. Con tanto di distinti ossequi, devoti saluti, vivi ringraziamenti, cordialità, i sensi della mia gratitudine, sono nelle sue mani. Da Andreotti a La Pira, da Colombo a De Mita, soprattutto democristianeria diffusa.

 Spintarella, segnalazione, buona parola non sarebbero uno scandalo di fronte a diritti negati ma lo sono di fronte a diritti inventati. Con poca buona pace per chi non ha il santo in paradiso o non conosce qualcuno. E col naufragio nel 1982 di una proposta di legge per il reato di raccomandazione. Perché l’Italia è anche un Paese di complici. Ecco perché, quando un Poletti va dai ragazzi con funzioni educative e spara una battuta più diseducativa di un discorso di Briatore, ecco lo zero in condotta. Roba da cartellino rosso e da calcio di rigore contro. Essendo egli, fra l’altro, non al primo fallo. E non essendo stato, purtroppo, mai espulso.