Partito del Sud sasso nello stagno

Venerdì 15 luglio 2011 da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Tanto tuonò nei cieli del Sud, che il Partito del Sud si fece. Il fiocco celeste ieri a Bari tra Forza Sud del sottosegretario Miccichè, Io Sud della senatrice Poli Bortone, Noi Sud del sottosegretario Scotti e di Arturo Iannacone, il Partito tradizional popolare siciliano di Nino Sala, l’ex finiano Viespoli. Il nuovo partito porta in dote dieci deputati e quattro senatori, drappello non determinante ma non indifferente per l’attuale maggioranza sempre a rischio che al momento del voto qualcuno stia in bagno.
 Il grido di battaglia è: più attenzione al Sud, basta con questa politica fortemente ispirata dalla Lega a favore del Nord. Esempio: il criterio della “territorialità” delle imposte. Partendo da un principio alla base del federalismo fiscale: ciascuno si tenga i suoi soldi. Nel senso che le tasse pagate dai lombardi devono essere spese soprattutto in Lombardia e non redistribuite dallo Stato in tutta Italia con la sua spesa come avvenuto finora. La stranezza è che le imprese settentrionali che producono al Sud, le loro tasse non le pagano al Sud ma dove hanno la sede legale, cioè al Nord. Insomma, ancòra una volta legge non uguale per tutti, ma più uguale per il Nord.
 Le tasse pagate, mettiamo, da un’Ilva di Taranto al Sud sarebbero un grande beneficio per il Sud, mentre ora lo sono per il Nord. Senza contare che le imprese settentrionali vanno a investire dove gli pare i profitti che fanno al Sud. E che, tanto per non far mancare nessun danno al Sud, anche i profitti delle banche che operano al Sud finiscono nelle loro Fondazioni tutte al Nord con l’obbligo di impiegarne buona parte per quel territorio. Conclusione: i profitti fatti al Sud si impiegano per costruire asili o case per anziani al Nord.
 Fosse solo così, e vincesse il nuovo Partito del Sud questa battaglia, non dovrebbero esserci che applausi. Ma è necessario dirsele tutte. A cominciare col dire che il sottosegretario siciliano Miccichè, che porta quasi tutte le truppe parlamentari, è stato ed è sottosegretario al Cipe (Comitato programmazione economica): un ruolo nel quale si poteva provare già prima a pensare al Sud, sia pure nei limiti di una legge elettorale per cui, se disturbi il guidatore, alle prossime elezioni resti a casa. Qualcosa ha provato la Poli Bortone, con un emendamento alla Finanziaria per portare l’alta velocità ferroviaria Napoli-Bari fino a Lecce com’è giusto che sia: impallinata però proprio dai parlamentari pugliesi della maggioranza.
 Ma è necessario dirsi altro. Il sospetto è che non si facciano scissioni come questa nel Popolo della Libertà senza una mezza benedizione del capo, leggi Berlusconi. E la logica vorrebbe invece un partito del Sud fuori dai due schieramenti per condizionarne finalmente la politica a favore del Sud: è difficile stare al governo e contro. Non è escluso che due navigatori di lungo corso come Miccichè e la Poli Bortone riescano a controbilanciare il potere della Lega pur essendone alleati. Il dubbio è però almeno pari alla speranza. Far da spalla al Sud o stargli sulle spalle?
 Da benedire è poi che le forze del Sud si mettano insieme, perché dal deserto si è passati a una fioritura tropicale di partiti del Sud. Meglio molti che nessuno, mai c’è stato un fuoco del Sud come ora. Ed è giusto che la politica tenti di intercettarlo nell’interesse della sua terra. Ma è comprensibile anche che la gente del Sud abbia perplessità legate alle delusioni del passato, soprattutto tenendo conto che il vantaggio dei protagonisti di essere navigatori di lungo corso è anche il loro svantaggio: non saranno sempre gli stessi con un vestito nuovo?
  Il ventre del Sud chiede una sua voce che nasca dal basso, qualcosa che rompa con le litanie tradizionali. Il ventre del Sud è quello che ha eletto De Magistris sindaco di Napoli, cioè uno indigesto sia al centrosinistra che al suo stesso partito (Italia dei Valori). Ma è bene sapere che senza mezzi e organizzazione rischiano di essere vani e frustranti gli sforzi in questo senso dei tanti, fin troppi, Movimenti politici e culturali meridionali, quelli che sbrigativamente si taccia di neoborbonico per zittirli. Che però ci sono, e cercano tenacemente di federarsi anche loro. E mai come in questo momento sono tanto agguerriti quanto indisponibili alle sirene dei Miccichè e delle Poli Bortone.
 In questo clima da big bang spunta il fiocco celeste di Bari. Che potrebbero definire sùbito Lega Sud per attribuirgli il rischio di dividere l’Italia e di legittimare la Lega Nord. Vecchio argomento intimidatorio da parte di chi poi non solo non ha mai messo al bando Bossi e compagni che sono al governo dello stesso Paese che vogliono spaccare, ma sotto sotto li ha anche corteggiati. Si dice che il problema del Sud non lo deve risolvere il Sud ma l’intera nazione. Nel pluridecennale frattempo, è bene che il Sud abbia buttato il sasso nel troppo stagnante stagno.