Niente più figli siamo pugliesi

Sabato 15 aprile 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Cari pugliesi, mala tempora currunt. E non perché Briatore continua a dire che dovremmo genufletterci ai turisti riccastri come lui. E non perché il Bari fa di tutto per non andare in serie A (e intanto il Foggia è quasi in B). E non perché neanche l’ulivo ci capisce più niente, indifeso dalla xylella e blindato contro il Tap. E non perché un Emiliano non guarito sùbito è un Emiliano in canottiera come un san Giovanni decollato. Mala tempora currunt perché siamo sempre più vecchi. Sempre meno nipoti e sempre più nonni. Siamo una regione con un futuro alle spalle più che davanti. Una regione con sempre meno scuole e sempre più università della terza età. Una regione in cui non solo gli anziani ultra65enni (20,9 per cento) sono più dei giovani fra i 18 e i 34 anni (19,8 per cento) e ora scopriamo che muoiono anche prima di altri. Ma una regione in cui questi anziani sono una percentuale superiore alla media d’Italia. Paese in cui non è che mala tempora non currunt. E dove da nessuna parte si sprecano le bomboniere di battesimo.

 UNA REGIONE DI VECCHI Purtroppo sappiamo che l’anno scorso le mamme nazionali hanno dato alla patria solo 474mila neonati. Sempre meno, dato che nel 2015 erano stati 486mila. Lo sappiamo che mai sono stati così pochi nei 156 anni dall’unità. E sappiamo che la cosiddetta fecondità si è ridotta a 1,34 figli per donna. Il che vuol dire neanche un figlio e mezzo mentre non bisogna essere laureati in logica matematica per capire che ce ne vorrebbero almeno due per sostituire i genitori che se ne andranno. Ché poi 1,34 è la media fra le italiane (1,27) e le straniere da noi residenti (1,95). Con le mamme di Trani o di Crotone, insomma del Sud, meno incinte di quelle del Centro Nord. Una svolta rispetto al passato come se Renzi all’improvviso uscisse a cena con D’Alema.

 Il fatto è che se prima le braccia erano ricchezza, ora sono considerate un debito. E un figlio è come contrarre un mutuo per almeno trent’anni, visto quanto ora restano a casa (e a carico). Sfido che i neonati italiani sono fra quelli che più piangono. Dicono che sia indice di salute. Ma il sospetto è che, se proprio non capiscono sùbito quanto erano indesiderati (benché sempre per pizz’e core siano spacciati), capiscano altro. Non hanno aperto gli occhi che si trovano addosso non solo il peccato originale, ma anche il benvenuto di 35mila euro di debito nazionale. Quanto spetta cadauno anche se a farlo sono stati i genitori, anzi i nonni.

 E’ stata Federconsumatori a calcolare che fra latte, pappe, passeggini, seggioloni&seggiolini il primo anno di vita di ciascuno di questi pizz’e core costa 7 mila euro, che se ci aggiungi tutto il resto possono arrivare a 15 mila. E non ne parliamo di un eventuale secondo pizz’e core, che anche per questo è più raro di un sorriso di Trump. Con mamme e papà che possono considerarli figli di Dio finché si vuole, ma oltre il mutuo non possono sperare che fioriscano alberi del pane. Con lavori più ballerini di un Roberto Bolle. Con doman di cui non c’è certezza. Con asili nido più introvabili degli idraulici la domenica (e non ne parliamo al Sud). Con tempo pieno a scuola più improbabile di un papa donna. Con lavoratrici madri considerate non meglio di furbetti del cartellino. E con sgravi fiscali ritenuti forse più scandalosi dei 120 mila miliardi annui di evasione.

  LA GRANDE BRUTTEZZA Chiamiamolo, se vogliamo, individualismo amorale. Chiamiamolo così visto che di figli non ne vogliono sapere neanche i ricchi, compresi i tedeschi e i giapponesi meno figliofili di noi. Chiamiamolo altezzosamente così per fare bella figura in un Paese di ignoranti che dice di <affliggere> un manifesto invece di affiggerlo. Ma poi vediamo la fine che ha fatto il mitico bonus-bebè, scomparso come Igor il russo. Quegli 800 euro a mamma che dovevano scattare dal primo gennaio e dei quali si sente parlar meno della famosa nuova legge elettorale. E renditi conto che, più che prediche sulla denatalità, su tempi che erano altri tempi, sull’invecchiamento (appunto) della popolazione, sul silenzio non più rotto da gridi di bambini, sulla sfiducia con la quale non si va da nessuna parte, più di tutto questo dovrebbe avvenire altro. Coi giovani avviliti dalla Grande Bruttezza del mondo. E che dovrebbero urlare tutti di essere <incazzati neri> come nel film <Quinto potere> invece di mostrarci incazzati neri noi con loro.

 E’ l’Africa la terra dell’oro per i marmocchi, col 60 per cento dei suoi abitanti a meno di 24 anni. Mentre il pianeta, in media, ha appena 30 anni. E mentre un gran signore come il presidente turco Erdogan incita i musulmani a fare cinque figli per famiglia, così fra 50 anni saranno più dei cristiani e magari li accopperanno. Davvero mala tempora currunt se i bambini saranno i nuovi cannoni. Noi che credevamo potessero essere un Natale quotidiano in casa.