Come ti rovino la reputazione

Sabato 29 aprile 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Eh, quello non tiene una buona reputazione. Un tempo si diceva così, seppur con un linguaggio nazionalpopolare. Ma sembrano passati più anni-luce che fra la Terra e Plutone pensando alla reputazione di un tempo e a quella del tempo di Internet. Nel mondo diventato un palcoscenico social non è che non possano contare l’onestà, la correttezza, i buoni sentimenti, la lealtà, la bontà e altri vecchi arnesi del genere. Si tratta però di vedere quanti <like>, <mi piace>, hanno su Facebook. E i <mi piace> su Facebook si ottengono anche se annunci l’immenso dolore per la morte di tua madre. Criteri in base ai quali non è detto che se sei uno che aiuta le nonnine in strada, ti becchi i <mi piace>. Ed è ovvio che non stiamo parlando della generazione pre-tecnologica. Stiamo parlando dei nostri figli o nipoti, per noi non più comprensibili dell’aramaico antico.

 MI PIACE O NO Sappiamo, o forse no, cosa è Netflix, la tv in abbonamento che si può vedere su cellulari, tablet, console per videogiochi. Dove appunto già vedono ora la tv la maggior parte dei ragazzi, altro che 46 pollici panoramici. E Netflix che si prevede soppianterà tutte le Rai del mondo, essendo già diffusa in 190 Paesi, Italia compresa. Qualcosa di economico e personalizzato come può esserlo Flixbus rispetto ai pullman normali.

 Su Netflix è alla terza stagione un programma che si intitola <Black Mirror> (specchio nero), serie di culto che si occupa di reputazione on line. E che è futuribile solo per chi è rimasto al pallottoliere. Ne parla il giornalista Armando Massarenti in un suo recente libro. Lacey è una giovane donna garbata e ben curata, la quale è tanto interessata agli altrui sguardi e opinioni da esercitarsi davanti allo specchio. Scopriamo però che l’obiettivo neanche segreto di tutta la sua perfetta giornata non sono gli occhi del prossimo ma una app (applicazione su cellulare) che invita tutte le persone che la incontrano a valutarla anche se non scambiano con lei neanche un monosillabo. Uno la vede e fa scattare un gradimento o no.

 All’aumentare del punteggio, tutte le Lasey della fiction vedranno crescere la loro reputazione, appunto, ottenendo man mano l’accesso a una serie di servizi vip. E perdendoli in caso contrario fino a un declino sociale che non solo impedisce loro di ottenere, che so, un mutuo, ma addirittura di poter comprare il pane. Di vedersi oscurate (specchio nero) fino a portarle alla emarginazione, depressione, povertà, morte. Inconsapevolmente. E senza potersi esprimere in modo diverso per mettersi al riparo dalla superficialità altrui.

 AGGHIACCIANTE FUTURO Inutile dire che in un mondo del genere saremmo tutti sconfitti. Schiavi dell’umore, se non della cattiveria, anche di anonimi on line. Se noi pensiamo al bullismo su Internet che finora ha ucciso tanti adolescenti, ci rendiamo conto di essere più in uno scampolo del presente che in un remoto futuro. Pensando anche a un caso come quello di Tiziana Cantone, la ragazza napoletana anch’ella suicida dopo che il suo ex e gli amici avevano diffuso su Youtube un video con sue esibizioni sessuali. E ora il tribunale ha dichiarato che non sono perseguibili. Insomma si afferma un <io sociale> rispetto al quale non possiamo fregarcene come in passato, visto che le malelingue sono sempre esistite. Ora questa nuova versione della buona o cattiva reputazione è moltiplicata all’infinito da un mezzo come Internet sul quale non ci vedono i vicini di casa ma miliardi di persone.

 Il tuo successo o il tuo insuccesso nella vita, il tuo potere o la tua irrilevanza, il tuo  benessere o malessere alla mercé dei <mi piace>. Che tanti più saranno, tanto più aumenteranno in una suggestione collettiva. E viceversa. Chi credesse che stiamo raccontando un romanzo alla Dan Brown, valuti quanto contano su Internet i cosiddetti <influencer>. Sono personaggi in grado di raccogliere decine di migliaia di <mi piace> in base a valori insondabili che ne fanno la notorietà, anzi la reputazione. E di orientare così le scelte dei loro ammiratori. Cominciando ovviamente dalle scelte commerciali, dato che li ricercano addirittura i pizzaioli di Napoli perché mettano la buona parola sulle loro pizze a danno degli altri. E il bello è che funziona, bontà della mozzarella di bufala a parte.

 Per la cronaca, uno degli <influencer> planetari più ricercati (e a colpi di milioni di dollari) è un pugliese con una sua start up, azienda innovativa, partita con quattro soldi. Mentre è appena comparsa un’altra app, dal nome <Peeple>, che permetterebbe agli iscritti non solo di valutarsi l’un l’altro ma di recensirsi fra loro. Inutile dire, fermate il mondo voglio scendere. Il mondo se ne va per conto suo. L’unica resistenza possibile è girare immediatamente l’angolo se vediamo qualcuno che in strada ci fissa e mette sùbito mano al cellulare. E’ più pericoloso di una scossa di terremoto.