Torna a casa in gran fretta c’è il Sud che ti aspetta

Venerdì 5 maggio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Primarie del Pd lette da Sud. Affluenza superiore rispetto al resto del Paese (ad eccezione della Campania) sia pure nelle cifre tutt’altro che stratosferiche dalle Alpi a Lampedusa. Minore consenso a Renzi. Puglia unica regione italiana nella quale l’ex premier non ha vinto. Varie ed eventuali. E caccia a una spiegazione che abbia respiro un po’ più lungo di quello di una politica che pensa alle prossime elezioni più che alle prossime generazioni.

 L’affluenza maggiore non è una novità: c’era già stata nel referendum costituzionale del 4 dicembre scorso. Il Sud sta diventando soprattutto un paese per vecchi, coi giovani che se ne vanno e i figli che non si fanno. E poco meno della metà dei votanti sono stati over65, ultrasessantacinquenni, non solo al Sud, perché i giovani sono i più freddi verso uno dei leader più giovani della storia nazionale. L’anagrafe può essere quindi una prima spiegazione del maggior afflusso ai seggi del Sud. Ha inciso inoltre su questi numeri del Sud la piccola mobilitazione della Puglia sulla scia di Emiliano. Può aver inciso la voglia di dire (anzi ridire) a Renzi qualcosa.

 Come nel referendum costituzionale, quando il <no> meridionale fu gridato al cielo, il virtualmente riconfermato segretario del partito deve avere capito che per lui al Sud è meno aria che al Nord. Ora egli avrebbe detto (avrebbe) di voler andare a lezione di Sud da Emiliano. Si metta sùbito grembiule e fiocchetto. Perché da premier può essersi sbracato ad assicurare che il Sud è in testa ai suoi pensieri, come avevano già fatto tutti i suoi predecessori per la serie <film già visto>. Ma più lo hanno detto, più il Sud è andato indietro, anche se in Puglia e altrove ci sono esempi e cifre da far capire cosa il Sud potrebbe essere se le parole non restassero nel vento. E se un proponimento diventasse investimento. E se lo Stato fosse Stato ad ogni latitudine.

 Poi Emiliano. Che la Puglia dovesse essere sua, era prevedibile ma non scontato. La sua Puglia è la stessa Puglia di quel Decaro che non solo è sindaco renziano di Bari ma è anche presidente dei sindaci italiani, compresi gli altri di Puglia. Ma Emiliano è governatore della regione. E almeno nelle tv è personaggio nazionale. E’ anche un personaggio a livello meridionale, avendo preso al Sud una percentuale (25 per cento) ben al di là di quella complessiva italiana (10,49). Che in Italia potesse di più, era più una aspirazione che una realtà. Al di là delle regioni nelle quali non aveva raccolto le firme (Lombardia, Liguria e Friuli). E al di là dell’azzoppamento da taranta ingrata. Ma che a un terrone come lui quel Nord che conosciamo potesse dare di più, non ci sarebbe riuscito nemmeno padre Pio.

 Ora si tratta di capire non solo cosa voglia fare da grande lui, ma cosa voglia fare da grande il Sud. Avere più rappresentanza nel parlamentino del partito, significa anche averla nelle candidature alle elezioni politiche. Forse ci vorrebbe un Renzi che non fosse del tutto Renzi perché Emiliano possa avere nel Pd l’incarico di responsabile dei programmi per il Mezzogiorno. Sarebbe cosa buona e giusta. Ciò che al momento più conta è capire cosa Emiliano possa fare per il Sud e cosa il Sud possa fare per Emiliano.

Che il Sud consideri mettersi insieme più indigesto di una soppressata a colazione, si sa da tempo. Avere in questo momento al Sud governatori tutti del Pd si sta rivelando un handicap più che un vantaggio. Anche perché si fa presto a dire Pd come se fosse un pezzo unico. Ma il Sud ha visibilità, cioè può incidere sulle scelte nei suoi confronti, laddove ha leader visibili. Quindi forti (sperando non solo per quello). Emiliano lo è. Lo è (a modo suo) de Magistris a Napoli, il che spiega perché è stata una delle città più assenteiste domenica. Lo è De Luca in Campania, parolacce a parte. Di qui si può partire perché le primarie abbiano una scia lunga. Anche se quando si parla di leader forti al Sud c’è sempre il birichino che pensa a Masaniello, il quale peraltro fece una brutta fine.

 Più che non esserlo, essenziale è non farlo. Altrimenti avrebbe ragione chi punta il dito sui cosiddetti cacicchi locali più bravi ad assicurare il paradiso che a realizzarlo. Laddove l’unico paradiso possibile non sono solo i fili d’erba pur da difendere ancorché non con le barricate. Anche in Molise brandiscono l’ambiente per impedire che si raddoppi un binario bloccando treni e futuro. E’ il lavoro l’unico collante possibile per il Sud. Quella mancanza che fa andar via invece di restare. Quello che dove non c’è ingrassa la peggiore politica delle conoscenze, delle promesse, del clientelismo. Perciò l’Emiliano mezzo consacrato se ne torni in Puglia che è casa sua. Ma poi, se fa una volta il biglietto per Roma, lo faccia due volte, chessò, per Crotone. Modo più opportuno e sicuro per diventare grande.