Istruzioni per l’uso di una città del mondo

Venerdì 19 maggio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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<Addò da scì?>, dove devi andare? Ha ragione Sergio Rubini a dire che questa non è solo un’espressione tipica barese, ma molto di più e molto peggio. E’ una iniezione letale per scoraggiare chiunque si dia da fare. Per distruggere tutto. Per ripiombare nella palude. Per dire lascia perdere e non ci provare tanto non serve. Per condannare il Sud alla morte civile. Anzi al suicidio civile, perché a cercare di farlo morire si cimentano da tempo tutte le politiche governative a suo danno. Così <addò da scì?> c’è chi lo ha detto a quanti si sono prodigati perché l’ormai mitico G7 della finanza occidentale a Bari andasse bene. Perché ci si può montare la testa se si dice che sia stato un successo.

 Tanto per cominciare, Bari dovrebbe considerare la grazia ricevuta. E non solo perché è stata preferita a Caserta e alla sua reggia più bella del mondo. Ma perché negli anni precedenti l’incontro si è svolto in città come Londra, Washington, New York, Singapore, Tokio, Parigi, Mosca, Ottawa, Houston, San Pietroburgo. Non è solo provincialismo dire che far parte di cotanta compagnia vale (quasi) quanto un Superenalotto. Non tralasciando che per qualcuno di quei Sette, come è stato detto, Bari poteva essere al massimo il posto cinematografico citato nel film <I ponti di Madison County>, Iowa. Dove Clint Eastwood, che durante la guerra aveva fatto il fotografo appunto a Bari, incontra Francesca Johnson (Meryl Streep) che a Bari era nata. Così nascendo un amore da valle di lacrime.

 I ministri arrivati e i governatori delle banche centrali rappresentavano il 63 per cento della ricchezza del mondo, ancorché una ricchezza a carte truccate. Una ricchezza con diseguaglianze tali che un uno per cento può detenere di più del restante novantanove. Poi va da sé che se li porti tra castello e lungomare, tra Bari vecchia e Petruzzelli, e dalla Magna Grecia ti arriva la luce che forma le forme, anche il potente diventa impotente di fronte alla bellezza. Aggiungici quel miracolo di dio e degli uomini che è Matera in un trenino tanto romantico (perché a Matera le Ferrovie dello Stato disdegnano passarci). Mettici Polignano con le signore a cantare <Volare> sotto la statua del grande paisà Mimmo Modugno. Concludi con la magia silenziosa di Conversano e grazie che dicono di volerci ritornare. Saranno importanti, ma non fessi.

 Ché neanche le orecchiette sono rimaste a guardare. Anzi ammirate come modelle al bagno. Né da meno il panino mortadella e provolone col quale un impunito baresissimo vip di Bankitalia ha istigato (riuscendoci) il governatore della Banca europea, Draghi. Non si sa se sia comparsa la Peroni. Ma è meglio non citarla in una città della quale è un simbolo abusato per quanto ineguagliabile, insieme alla focaccia i cui pomodori cadono per terra e al polpo crudo da succhiare come un babà. Diciamo libidine alla pari del calcio di Gianpiero Ventura, uno che da qui non si spianta più.

 Sarà folclore. Diciamo più altezzosamente esperienza local da parte dei global, visto che ora il turismo vuole essere appunto <esperienziale>, condividere la vita del posto invece di essere portati di qua e di là come babbioni. Tutto si tiene nel mondo dell’immagine. E se esportare significa anche raccontare se stessi, export fu. Nonostante tutti gli <addò da scì?> di chi si è barricato in casa. O di chi ha chiuso e blindato negozi (comprensibile, visti gli spacciatori di paure). O dei salici piangenti per tre giorni (tre) di strade bloccate. O di chi ha preferito andarsene a Rosa Marina perché lì sai che vita.

 Ma. Ma se Bari non ne è uscita solo come la città nella quale parlano con la <o> chiusa. Ma se i baresi (non tutti) si sono un po’ liberati dalla rappresentazione che gli hanno cucito addosso per farli vergognare come tutti i meridionali. Ma se questo e questo rimarrà solo come reperto da feste comandate, non ci sarà né G7 né G8 né PuntoG del mondo a fare sconti. In una città in cui spesso le regole sono un optional da far rispettare (eventualmente) agli altri. E in cui non basterebbe quel benedetto di san Nicola a fare da <brand>, marca vincente, se la vista resta troppo corta, e gli utili pochi maledetti e sùbito. E si riprendesse a considerare il prossimo come un fastidio per i propri comodi. Un strada come doppia fila e un giardino come un picnic da carte oliate.

 Ma il G7 a modo incatenato suo ha anche dimostrato che senza festa non si fa la festa. E che il turista prima di partire si fa i conti come un entomologo su ciò che c’è e ciò che non c’è, sul museo e sulla mostra, sulla rassegna e sul festival. Poi vede se c’è spazzatura in strada e se i bus sono in orario. Perché il turista fa presto a orientare il Gps altrove. Che il sindaco e i suoi siano contenti, ci sta. Che lo siano anche i cittadini meno catastrofisti, ci sta anche. La <Carta di Bari> contro povertà e abusi sul Web potrebbe avere seguiti ed essere ricordata sempre come ciò che è cominciato a Bari. Dopo di che Bari si goda il suo piccolo boom. E almeno per ora segnali gli <Addò da scì?> alla Protezione civile.    

    

      

<Addò da scì?>, dove devi andare? Ha ragione Sergio Rubini a dire che questa non è solo un’espressione tipica barese, ma molto di più e molto peggio. E’ una iniezione letale per scoraggiare chiunque si dia da fare. Per distruggere tutto. Per ripiombare nella palude. Per dire lascia perdere e non ci provare tanto non serve. Per condannare il Sud alla morte civile. Anzi al suicidio civile, perché a cercare di farlo morire si cimentano da tempo tutte le politiche governative a suo danno. Così <addò da scì?> c’è chi lo ha detto a quanti si sono prodigati perché l’ormai mitico G7 della finanza occidentale a Bari andasse bene. Perché ci si può montare la testa se si dice che sia stato un successo.

 Tanto per cominciare, Bari dovrebbe considerare la grazia ricevuta. E non solo perché è stata preferita a Caserta e alla sua reggia più bella del mondo. Ma perché negli anni precedenti l’incontro si è svolto in città come Londra, Washington, New York, Singapore, Tokio, Parigi, Mosca, Ottawa, Houston, San Pietroburgo. Non è solo provincialismo dire che far parte di cotanta compagnia vale (quasi) quanto un Superenalotto. Non tralasciando che per qualcuno di quei Sette, come è stato detto, Bari poteva essere al massimo il posto cinematografico citato nel film <I ponti di Madison County>, Iowa. Dove Clint Eastwood, che durante la guerra aveva fatto il fotografo appunto a Bari, incontra Francesca Johnson (Meryl Streep) che a Bari era nata. Così nascendo un amore da valle di lacrime.

 I ministri arrivati e i governatori delle banche centrali rappresentavano il 63 per cento della ricchezza del mondo, ancorché una ricchezza a carte truccate. Una ricchezza con diseguaglianze tali che un uno per cento può detenere di più del restante novantanove. Poi va da sé che se li porti tra castello e lungomare, tra Bari vecchia e Petruzzelli, e dalla Magna Grecia ti arriva la luce che forma le forme, anche il potente diventa impotente di fronte alla bellezza. Aggiungici quel miracolo di dio e degli uomini che è Matera in un trenino tanto romantico (perché a Matera le Ferrovie dello Stato disdegnano passarci). Mettici Polignano con le signore a cantare <Volare> sotto la statua del grande paisà Mimmo Modugno. Concludi con la magia silenziosa di Conversano e grazie che dicono di volerci ritornare. Saranno importanti, ma non fessi.

 Ché neanche le orecchiette sono rimaste a guardare. Anzi ammirate come modelle al bagno. Né da meno il panino mortadella e provolone col quale un impunito baresissimo vip di Bankitalia ha istigato (riuscendoci) il governatore della Banca europea, Draghi. Non si sa se sia comparsa la Peroni. Ma è meglio non citarla in una città della quale è un simbolo abusato per quanto ineguagliabile, insieme alla focaccia i cui pomodori cadono per terra e al polpo crudo da succhiare come un babà. Diciamo libidine alla pari del calcio di Gianpiero Ventura, uno che da qui non si spianta più.

 Sarà folclore. Diciamo più altezzosamente esperienza local da parte dei global, visto che ora il turismo vuole essere appunto <esperienziale>, condividere la vita del posto invece di essere portati di qua e di là come babbioni. Tutto si tiene nel mondo dell’immagine. E se esportare significa anche raccontare se stessi, export fu. Nonostante tutti gli <addò da scì?> di chi si è barricato in casa. O di chi ha chiuso e blindato negozi (comprensibile, visti gli spacciatori di paure). O dei salici piangenti per tre giorni (tre) di strade bloccate. O di chi ha preferito andarsene a Rosa Marina perché lì sai che vita.

 Ma. Ma se Bari non ne è uscita solo come la città nella quale parlano con la <o> chiusa. Ma se i baresi (non tutti) si sono un po’ liberati dalla rappresentazione che gli hanno cucito addosso per farli vergognare come tutti i meridionali. Ma se questo e questo rimarrà solo come reperto da feste comandate, non ci sarà né G7 né G8 né PuntoG del mondo a fare sconti. In una città in cui spesso le regole sono un optional da far rispettare (eventualmente) agli altri. E in cui non basterebbe quel benedetto di san Nicola a fare da <brand>, marca vincente, se la vista resta troppo corta, e gli utili pochi maledetti e sùbito. E si riprendesse a considerare il prossimo come un fastidio per i propri comodi. Un strada come doppia fila e un giardino come un picnic da carte oliate.

 Ma il G7 a modo incatenato suo ha anche dimostrato che senza festa non si fa la festa. E che il turista prima di partire si fa i conti come un entomologo su ciò che c’è e ciò che non c’è, sul museo e sulla mostra, sulla rassegna e sul festival. Poi vede se c’è spazzatura in strada e se i bus sono in orario. Perché il turista fa presto a orientare il Gps altrove. Che il sindaco e i suoi siano contenti, ci sta. Che lo siano anche i cittadini meno catastrofisti, ci sta anche. La <Carta di Bari> contro povertà e abusi sul Web potrebbe avere seguiti ed essere ricordata sempre come ciò che è cominciato a Bari. Dopo di che Bari si goda il suo piccolo boom. E almeno per ora segnali gli <Addò da scì?> alla Protezione civile.