Il dottore è fuori stanza

Sabato 16 luglio da ’ La Gazzetta del Mezzogiorno ’

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Classica la frase: mo’ vedo se me ne vado, e già non lo vedi più. Non meno classico “il dottore è fuori stanza”. Magari è alla macchinetta del caffè, magari è nel corridoio a fumare, magari se ne è andato anche lui ma bisogna dire che è fuori stanza dove tutto è stato lasciato come se ci stesse. Una disdetta sono soprattutto gli uffici pubblici, ma non sottovalutiamo gli ospedali con i medici che ti passano davanti svolazzanti nei camici bianchi e sembra che abbiano sempre da fare, sia mai a fermarsi per rispondere a te che sei un malato e se non ci fossi non ci sarebbero neanche loro.
 STOP ALLA PAUSA SIGARETTA Ma sono soprattutto le sigarette e il caffè i principali istigatori delle minipause. Non si capisce quanti caffè bevano gli italiani ogni giorno, ci si deve incontrare e si dice, ci andiamo a prendere un caffè, non si dice ci diciamo ciò che abbiamo da dirci e amen. E quanto alle sigarette, è durato meno di un fiato l’astensionismo di qualche anno fa. E’ vero che non si fuma più nei locali pubblici, nei cinema, nei posti di lavoro, ma si fuma davanti, per entrarci devi superare una barriera che neanche il famoso vulcano islandese.
 Perciò apriti cielo quando all’anagrafe del Comune di Firenze a un dirigente fresco fresco di nomina è venuto in testa di stabilire che gli impiegati devono timbrare il cartellino per ogni pausa e recuperare dopo, pena la cancellazione di quei minuti dallo stipendio. Qualcuno l’ha sùbito messa sul tragico, va a finire che ci piazzano il contachilometri anche sulle pipì. E via lo sbarramento sindacal-indignato: anche la pausa della sigaretta è un momento necessario al recupero psico-fisico. Qualche incallito collega non fumatore gli ha risposto: è l’occasione perché la facciate finita una volta per tutte. Né è mancato il solito sociologo pronto all’uso: contare i minuti di pausa è un esercizio misero, contino piuttosto le pratiche evase dal lavoratore.
 E’ il campo in cui ha furoreggiato a lungo il ministro Brunetta, quello che secondo il collega Tremonti sarebbe “cretino”. La sua guerra totale ai fannulloni ha seminato il panico dalle Alpi a Lampedusa, si sono ridotti sia i dottori fuori stanza sia i “non tanto mi sento bene” con acclusi tre giorni di malattia tranne complicazioni del medico, sia le applicate aggiunte che andavano a fare la spesa durante le loro sei ore. Poi non se ne è saputo più niente, anche se si è saputo che un emendamento di quelli clandestini e invisibili ha ristabilito che gli impiegati pubblici non è che possano proprio essere licenziati come quelli privati. Fine di Brunetta.
 UN CAFFE’ PER COMINCIARE C’è chi dice che si deve smetterla con lo Stato etico, quello che ci vorrebbe imporre come dobbiamo comportarci, anche se fumare e avvelenare gli altri col proprio fumo non è esattamente la stessa cosa che mettersi le dita nel naso. E addirittura in una città della California entro il 2012 sarà proibito fumare anche in casa propria. Mentre a Napoli, della quale si parla solo per la monnezza, già da quattro anni è proibito fumare nei parchi pubblici, soprattutto se ci sono bambini e donne incinte: multe fino a 200 euro, anche se nessuno ha mai saputo se ne sia stata fatta una.
 Dito puntato contro lo Stato anche se per altro: come, proibisce di qua e di là, e intanto ci guadagna un cofano di soldi con le tasse sulle sigarette oltre che sulle sigarette stesse, perché non le abolisce? Ragionamento un po’ così, lo Stato ci guadagna anche sulla benzina, ma non per questo dovrebbe essere lecito usare la benzina per farci bottiglie molotov. E lo Stato si ingrassa anche col gioco, ma non per questo si deve essere autorizzati a truccare le macchinette, le slot machine. E quanto alle pause che aiuterebbero la concentrazione, notare quante volte la pausa preceda addirittura il lavoro, uno non ha fatto in tempo ad arrivare che senza il caffè non accende il motore.
 Ci sono aziende o uffici pubblici in cui, per neutralizzare i pausisti, hanno messo una minimacchinetta del caffè in ogni stanza. E non è escluso che qualcuno pensi a rilevatori di fumo occulto anti-imboscati. Tutte tecniche da guerra civile, esattamente quella che si combatte ogni giorno nel Belpaese in cui i dipendenti cercano di fregare lo Stato e le aziende, e lo Stato e le aziende cercano di fregare i dipendenti. Tutti pronti a parole alla tregua, ma mai che ci si intenda su chi debba iniziare per primo. La verità è che nel Belpaese ciò che davvero è in pausa perenne è la serietà.