Punto,due punti e punto e virgola

Sabato 20 maggio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ovvero. Per chi non ne fosse stato mai informato, è una congiunzione disgiuntiva che vuol dire <oppure>. Ma una risata dovrebbe seppellire l’Italia tutta sapendo che è bastato quell’<ovvero> per rischiare una crisi di governo. Perché il testo della legge voleva dire che la difesa è legittima sia se sei aggredito in casa di notte che di giorno. Ma per come era stato architettato ha fatto capire che uno può sparare solo di notte. Ciò che ha innescato non solo i soliti spiritosi secondo cui ora i ladri cambieranno turno. Ma ha scatenato una polemica tale che la legge è ferma in Senato e le pistole anche. Quando bastava dire <sempre> invece che <ovvero>.

 POVERA LINGUA Ma si sa che gli italiani hanno con la loro lingua lo stesso rapporto che può avere uno juventino con un interista. Ancor peggio quando ci si mettono i politici perché non fanno danni solo a casa loro. Anche se a scrivere è una deputata 5Stelle come Elena Fattori che pure è biologa. E che per rispondere alla presunta <vergognosa> campagna diffamatoria contro il suo partito sul problema <vaccini sì o no>, aggroviglia una prosa da legittima difesa immediata. Laddove spiega che il Movimento è sì contrario all’obbligo di vaccinarsi, ma favorevole alla raccomandazione a vaccinarsi. E che l’obbligatorietà deve subentrare solo <se la soglia di copertura è sotto i livelli di sicurezza>. E poi Grillo i <Vaffa> li dice agli altri.

 Ma meraviglia la meraviglia, essendo da tempo noto che l’Italia è una Repubblica fondata sull’ignoranza. Nella quale il 60 per cento della popolazione ha la terza media. Se non ha dimenticato tutto, sa leggere il bugiardino di un medicinale ma non capirlo. Più della metà non prende in mano neanche un libro all’anno (Puglia e Basilicata, ahinoi, in testa). E i laureati sono la metà della media europea. E poi ce la prendiamo con la burocrazia. La quale prevede <l’autocertificazione dell’esistenza in vita> non essendoci il morto che parla. E che per dire quando e come ci saranno gli esami di Maturità (che fra l’altro si fanno ogni anno) spara 59 premesse a base di <visto>, <considerato>, <ritenuto>, <valutato> in 49 pagine e 23.285 parole. Ministero della Pubblica Distruzione, pardon Istruzione, ministra la maestra d’asilo Valeria Fedeli.

 Ma non è giusto prendersela solo con lei, poverina. O con la Lorenzin o Poletti ministri della Salute e del lavoro neanch’essi laureati. Tu immagina cosa possa essere successo in un condominio in cui ti arriva una relazione nella quale si dice che <le strutture dei balconi dei piani bassi, con esclusione dei balconi del piano primo, in corrispondenza dell’accesso, e secondo, corrispondente al lato opposto, che appaiono anch’essi deteriorati, risultano apparentemente integri>. Così nascono i Checco Zalone.

 Il fatto è che sarebbe stato troppo banale dire se quei balconi sono buoni o no, evitando magari che finisca nel sangue. Con un semplice soggetto, predicato verbale, complemento oggetto. Ma noi siamo il Paese di Totò e Peppino col punto, due punti e punto e virgola. Troppo umiliante la semplicità. Così dobbiamo dire <l’idea di Colombo ipotizzante la possibilità di raggiungere le Indie navigando verso Occidente> perché sarebbe un insulto dire <l’idea di Colombo di raggiungere le Indie>. Non siamo mica scolaretti analfabeti. E così, come si è letto, <è meglio ovviare e non transigere per non impelagarci in una situazione che di primo acchito può anche apparire precaria>, concetto vagamente demenziale.

 SCUOLA ABBANDONATA E’ recente l’allarme lanciato da 600 docenti universitari di tutta Italia sul livello linguistico dei loro studenti. Il 95 per cento dei quali non sa cosa voglia dire <ondivago>, l’88 per cento non ha mai sentito parlare di <coacervo>, l’81 per cento non è mai stato (o almeno crede) <abulico>, il 75 per cento ignora cosa significhino <nugolo> ed <esimere> come se fosse obbligatorio. Mentre i liceali non ci stanno a perdere la partita convinti che <collimare> sia una strada che porta dalla collina al mare, avendola forse fatta dalle loro parti. E poi hanno inscenato una protesta contro l’ennesima riforma della scuola, rigidamente peggiorativa come le precedenti. Chiedendo ad alcuni di loro di <affliggere> un manifesto per spiegare il loro diritto (non dovere) all’istruzione. Anzi all’offerta formativa.

 Non è, per carità, un’accusa: <io rispetto a loro come loro mi rispettano a me>. Le cause? Bastassero gli investimenti, in Italia si spende per l’istruzione la metà di altri Paesi dello stesso livello. Con gli insegnanti trattati come paria indiani. Nell’attesa della prossima risolutiva riforma, basterebbe esercitarsi provando a scrivere una frase con tre virgole, due punti e un punto. Senza essere denunciati per procurato allarme. <Ovvero> cercare la differenza fra istinto, stinto, intinto, pinto, lindo, finto, vinto. Ed estinto. Si spera non l’italiano.