Punito per reato di scarsa ricchezza

Venerdì 26 maggio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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L’esempio è quello di una famiglia. Se c’è un figlio che zoppica a scuola e un altro va bene, che si fa? Si aiuta il figlio che zoppica perché non zoppichi più. Sarebbe la logica. Tranne che non si voglia punirlo: zoppichi, quindi è colpa tua e peggio per te. Ma se zoppica non perché non studia ma perché ha avuto meno libri dell’altro? Allora è diverso. Se invece di famiglie parliamo di università, vediamo la Germania. Che quando riunificò l’Est all’Ovest, tanto sostenne le università dell’Est da spingere i professori e i ricercatori migliori ad andare lì, parificandone i livelli. Con benefici ora per tutti. Ma quella è la Germania, bellezza. Qui siamo in Italia.

 Qui per le università si fa qualcosa che somiglia al <suicidio assistito>, se proprio non vogliamo chiamarlo omicidio. Vedi il premio ai dipartimenti cosiddetti eccellenti. Un fondo di 1,3 milioni sarà assegnato in cinque anni in base a una preselezione che ne ha individuati 352 sugli iniziali 800, ma che poi arriverà a 180 finali. Su questi 352, solo 54, cioè il 15 per cento, sono del Sud. L’università di Bari ne ha 4 in corsa su 23. Già esclusa del tutto l’università della Basilicata. Date queste premesse, alla fine al Centro Nord andrà l’87 per cento del fondo, al Sud il 13 per cento. Pur avendo il Sud il 31 per cento del corpo docente.

 Siccome non mancano mai le anime pie, c’è anche un Sud che si considera colpevole di tutti i suoi mali. Insomma, così impara. La preselezione è stata fatta in base a classifiche relative al periodo 2011-2014 e produrrà i suoi effetti dal 2018 al 2022. E se dal 2014 al 2018 qualcosa è cambiato? Figurati. Il fatto è che quelle classifiche sono figlie di criteri già in partenza singolari, diciamo così. Di sicuro non alla tedesca.

 Le università meridionali da tempo ricevono meno finanziamenti per sostituire i docenti che vanno in pensione. Meno docenti significa meno corsi di studio. Meno corsi di studio significa punteggio inferiore per i dipartimenti e meno offerta formativa. Il risultato significa meno studenti, che magari se ne andranno dove ci sono più corsi. Studenti che se ne vanno significa università più povere. Accentuando proprio il parametro dal quale partono i minori finanziamenti. Perché in Italia si finanziano di meno non le università peggiori per punirle, ma quelle che incassano meno tasse dagli studenti. Cioè quelle che hanno la sfortuna di stare in territori meno ricchi. Se non sei ricco è colpa tua.

 Che sia un trappolone, non ci vuole Einstein per capirlo. Ma non è finita. I soldi per premiare i dipartimenti saranno sottratti ai fondi del finanziamento normale, quelli già in meno per il Sud. Che così pagherà due volte la sua colpa di non avere studenti Paperoni cui far pagare tasse più alte. Chi vince, vince due volte. Chi perde, perde due volte. Confermando quanto possa essere ingiusto premiare il merito se non dai a tutti la possibilità di partire alla pari.

 Ora, che le università del Sud abbiano tante colpe, nessuno lo nega. Ma allora fai quanto si sbandierava come una minaccia al tempo del federalismo. Adotta i costi standard. Quanto ti deve costare un corso di laurea se non ti comporti come uno sciagurato? Se così fosse, scoperta: università di Bari e Politecnico dal 3,4 all’8,8 per cento in più di finanziamento. Significa che già ora le si finanzia meno di quanto meriterebbero. Ma i costi standard sono stati bocciati dalla Corte costituzionale non perché non validi. Ma perché ancòra una volta in Italia si sono fatte le cose all’italiana. Cioè con un decreto del governo invece che con una legge. Magari perché una legge si discute in Parlamento (dove dovrebbero esserci anche parlamentari del Sud, o no?).

 Il risultato che è l’antimeridionalismo di Stato ha colpito ancòra. E proprio in un settore come l’istruzione sul quale si dovrebbe puntare per un rilancio del Sud. Il che secondo la sopradetta logica dovrebbe far sospettare che di questo rilancio non interessa nulla a nessuno, pur potendo l’Italia crescere solo al Sud. Né è solo l’università a farci capire che voler far crescere il Sud e far crescere l’Italia è da noi più improbabile di un Grillo raffinato come un lord inglese.

 Un altro esempio? I porti. La Cina vuole riesumare quella Via della Seta lungo la quale Marco Polo avviò i primi rapporti fra i due mondi. Significa una gigantesca rete di collegamenti. I cui terminali da noi dovranno essere un paio di porti. Beh, ci sono Taranto e Gioia Tauro, non si parla sempre di Sud come <piattaforma logistica nel Mediterraneo>? Invece il premier Gentiloni va a Pechino e indica Genova e Trieste. Perché sono collegati con le ferrovie, al contrario dei due del Sud. I quali pagano perché avevano già pagato non avendo i collegamenti con le ferrovie. Si dice dalle nostre parti che il cane magro prende sempre più mazzate. Appunto.