Allarme Internet pazzi in libertÓ

Sabato 27 maggio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Manuale di sopravvivenza da Internet. E’ morto nell’epoca sbagliata il povero Nicky Hayden, 35 anni. E’ l’americano già campione del mondo di MotoGp che non ce l’ha fatta dopo cinque giorni di coma. Investito da un’auto in Romagna mentre si allenava in bicicletta, lui capace di volare su due ruote a 300 all’ora. Amato da tutti perché i suoi occhi di mare avevano un sorriso per tutti. E amato anche da Valentino Rossi cui pure aveva soffiato il titolo nel 2006. Ma con la Rete non conta nulla. Perché il Valentino nazionale, che su Facebook gli aveva dedicato un affettuoso messaggio, è stato coperto di insulti, ironie, insinuazioni. Ma perché, vivaddio? Perché sulla Rete le persone diventano un tirassegno, senza alcun rispetto neanche per la morte. Tori nell’arena. E perché sulla Rete non è necessario essere gli scemi del villaggio (dei quali parlò Umberto Eco) per comportarsi da tali. Basta essere quei rancorosi, biliosi, frustrati, dementi che vi furoreggiano. Chiunque sulla Rete è portato a dare il peggio di sé. Non solo i buoni a nulla ma capaci di tutto sui quali ironizzò Ennio Flaiano.

 LA RETE DELL’ODIO Il <Guastafeste> ha già parlato della Voglia Nazionale di odiare tutto e tutti (autocitazione: 18 febbraio 2017). Ma sappiamo che la Rete è un’aggravante specifica. Perché è un luogo orizzontale, nel senso che uno vale uno come dice (dice) Grillo per i suoi del Movimento5Stelle. Non c’è quindi un ordine di importanza, una gerarchia: uno dice una cosa intelligente e c’è il diritto assoluto di rispondergli con una cavolata, nella migliore delle ipotesi. Anche se c’entra come un timballo a colazione. Ci si infila. Senza qualcuno che ci protegga. Perché il popolo della Rete, nonostante tutto, considera una censura qualsiasi intervento dall’alto non per impedire di parlare, ma almeno per impedire di linciare il prossimo perché hai avuto una cattiva digestione. Infami spesso difesi dall’anonimato. Tu dici, chessò, che i bus dovrebbero essere più puntuali, e uno ti risponde di andare a zappare. Meh.

 Ma il popolo della Rete ritiene che qualsiasi intervento per non ridurla in cloaca la snaturi come luogo di libertà. Anche se la libertà ha l’effetto collaterale del disturbato mentale in agguato. Se ci fosse un direttore d’orchestra, insomma, diventerebbe uno fra i tanti posti in cui c’è chi comanda a bacchetta. Oppressione. Anche se si sa che il suo direttore d’orchestra è un algoritmo, un filtro informatico che può prevedere tutto ma non i colpi di sole. Finché è tale Evan Williams a dichiararsi pentito: pensavo che il mondo sarebbe diventato automaticamente migliore se avessimo dato a tutti la possibilità di esprimersi, ma mi sbagliavo.

 CENSURA O NON CENSURA Fosse un Pincopallo qualsiasi, amen. Il fatto è che il Williams è nientemeno il fondatore di Twitter. Cioè uno fra i maggiori responsabili del disastro che denuncia. Internet non funziona più, favorisce gli estremi. Se vedi un incidente stradale magari lo fotografi col cellulare, e così fanno gli altri pubblicando le foto in Rete. Internet, che non è Einstein ma appunto un algoritmo e senza moralità, considera tutto questo una statistica, come il fatto che tutti vogliono vedere incidenti. Perché Internet ama la quantità, non la qualità. Così più aumentano i <mi piace> o i <follower> (quelli che seguono ciò che fai approvandoti), più si va a caccia di incidenti come vampiri assetati di sangue e di propri <mi piace>. Ma se sulle porte delle nostre case ci sono serrature, in Internet no. E la frittata è fatta. Che fai però se metti la serratura e i <social> perdono la materia prima, l’ossigeno, che è ciò che scrivono anche gli umanoidi? I <social> muoiono asfissiati.

 Fra le più premiate fornitrici di sangue per i <social> ci sono le <fake news>, le notizie false. Che scatenano un Quarantotto senza alcun rimorso. Così lo squalo che attacca una gondola a Venezia. Così un ventenne di Caltanisetta che si inventava notizie razzistiche, tipo che un immigrato ha violentato una italiana, rischiando di scatenare la caccia all’immigrato. Quando è stato pizzicato, ha detto candidamente che voleva più clic, più <mi piace>. Ma un dilettante, tutto sommato, rispetto a un Trump che dice bugie come respira. Ed è stato eletto presidente americano più per le notizie false spacciate che per quelle vere.

 Ora non è che Pinocchio sia nato ieri. E già nell’Inferno di Dante i falsari o falsadori erano divorati dalla febbre e tormentati dalla sete. Ma metti che un Bush jr si inventi che in Iraq ci sono armi di distruzione di massa e scateni una guerra mai più finita. O che i vaccini fanno male consentendo ancòra al morbillo di uccidere. Aggiungici la rabbia di chi non ama neanche se stesso. Calcola che sui social ci sono ogni giorno due miliardi di persone. E vedi se la Rete non è un luogo dove, se non una serratura, devi mettere uno psichiatra pronto all’uso.