Io,povero elettore fra untori e migranti

Venerdì 16 giugno 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Dalli al migrante e vinci le elezioni. Non sono stati rieletti o sono finiti al ballottaggio gran parte dei sindaci impegnati nell’accoglienza. E non l’accoglienza per grazia di Dio, ma quella a 500 euro per ciascuno di tre profughi ogni mille abitanti. Insomma il piano del ministro Minniti che già era stato accettato solo da 2800 Comuni su oltre ottomila. E che ora gli elettori sembrano aver in gran parte bocciato. Soprattutto al Centro Nord, da Como a Belluno a Piacenza. Ma anche nella Lampedusa isola simbolo fino alla candidatura al Nobel per la pace. Dove la sindaca Nicolini ha avuto un benservito che fa parte della politica ma molto meno della logica.

 E’ probabile che sulla sua solenne bocciatura abbiano influito tanto i barconi approdati quanto la molto italica antipatia per il successo altrui. Lei fra le quattro donne dell’eccellenza nazionale a cena da Obama. Lei premio Unesco. Lei  contesa dalle tv. Lei osannata da presidenti e primi ministri. Ma fu silurato anche Churchill dopo la vittoria sulla Germania nazista. E poco conta quanto da lei fatto (molto) non solo sull’immigrazione. Sulla quale il suo più probabile successore giura di voler cambiare tutto. Braccia aperte specie quando stai in mezzo al mare. Ma anche accordi su numeri e condizioni, perché non vogliamo vedere ovunque gli sbarcati per strada.

 Chiuse le urne, ecco la sindaca di Roma rinnegare anche il minimo di impegni presi e dire pure lei <basta migranti>. Anzi Grillo, tanto per far capire le gerarchie fra i Cinquestelle. Chiusura dei campi rom, censimento delle aree abusive, niente più accattonaggio, chi si dichiara senza reddito e gira su auto di lusso è fuori (regola che, per la verità, dovrebbe essere universale). E stop a nuove strutture. Proprio quelle che dandogli un tetto evitano che i censiti dalla polizia girino appunto per strada come i clandestini. E quanto ai rom, si fa presto con i bulldozer nei campi ma poi bisogna sistemarli visto che sono italiani come gli altri. A parte il fatto che una capitale dovrebbe essere alla testa degli sforzi collettivi del Paese e non dell’egoismo verso un problema che ci cade addosso per la nostra posizione nel Mediterraneo.

 Ma la politica è già a caccia di alleanze prossime venture, anche se sulla data e sul sistema di voto si sa meno del terzo segreto di Fatima. Facendo prefigurare un’alleanza fra grillini e Lega Nord finora tanto fieramente esclusa quanto non meno possibile del solleone d’estate. E però quella è la pancia della gente, verso la quale le attenzioni sono il contrario della ragione. Anche perché la manomissione delle parole è capace di tutto.

 Così per ottenere consenso a quella gente si dice la bugia che tre quarti dei detenuti sono stranieri mentre sono un terzo. Si dice che l’Italia è invasa senza dire che siamo il Paese europeo col più basso rapporto tra profughi e residenti. Si dice che i migranti sono ospitati in alberghi cinque stelle e bighellonano fra piscina e biliardo mentre gli alberghi coinvolti quasi sempre ringraziano perché sopravvivono senza licenziare e pagando qualche debito. Alla gente si dice che i migranti ricevono 35 euro al giorno ciascuno mentre si sa che non vanno a loro ma a chi appunto li ospita (senza aggiungere l’ipocrisia di tutto un sistema che vive su di loro, e spesso è criminale). Si dicono bugie come quando un sito di <fake news>, di bufale, si inventa del marocchino che ha violentato un’italiana scatenando la caccia all’uomo prima di venire smascherato. Tecniche di costruzione di un panorama spaventato.

 E però dall’altra parte vedi i giardini pubblici ostaggio di immigrati spesso poco rispettosi non solo del filo d’erba. Vedi torbide presenze fra stazioni e dintorni. Vedi semafori e supermercati presidiati dall’assillo di <uno monetina>. Vedi periferie ridotte ad accampamenti. Leggi di islamici dai costumi ostinati al di là di ogni legge che deve valere anche per loro. Fai la somma fra untori e realtà e non può meravigliarti allora l’allarme sociale. La paura di chi non vuol stare a distinguere troppo. Di chi non vuol stare a chiedersi se esclusi, perdenti, emarginati siano il vero problema di un Paese pieno di problemi. Così intanto si chiudono le porte se non si alzano muri solo per respingere. Tutti vittime sia di quanti soffiano sul fuoco sia di chi francamente non fa sentire sicuri.

 Allora un sindaco non è rieletto perché la solidarietà spetterebbe (se pure) al parroco. Mentre l‘Europa si nasconde dietro l’Italia come se non fosse affare suo. E mentre l’unica cosa certa è che non sarà l’ecatombe in mare a fermare quei migranti figli di tanta storia ingiusta. E mentre nel gioco al massacro chi soffia sul fuoco si guarda bene dal proporre soluzioni meno facili delle istigazioni. Tranne che passare al vile incasso di un voto di rabbia e di impotenza che lascia le cose peggio di prima.