Siamo tutti nudi colpa del cellulare

Sabato 17 giugno 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

E ora come faccio!!?? Tutti ci auguriamo di non arrivare mai a questo grido agghiacciante. Disperazione che è peggio di una separazione sentimentale. Peggio della tua squadra che sbaglia il rigore. Peggio della bocciatura all’esame. Peggio di quando perdi il treno per dieci secondi. Peggio di quando fori su una strada deserta. Peggio di quando il computer ti fucila un articolo che non hai salvato. Peggio di quando in aeroporto non trovi il passaporto. Peggio di quando un acquazzone ti centra al centro di una piazza. Peggio di quando la tua domanda non è accolta. Peggio di quando in un colloquio di lavoro ti parte un singhiozzo. Peggio di quando ti arriva una lettera dell’Agenzia delle entrate. Peggio di quando ti pesi la mattina. Peggio di quando leggi gli esami del sangue. Non c’è disperazione che tenga di fronte alla disperazione di chi ha perso il cellulare (variante da ictus immediato quando ti sfugge in mare e lo vedi inabissarsi infin che tutto <fu sovra lui richiuso> alla Dante Alighieri).

 SEGRETI ADDIO E non stia a fare la morale Shakespeare secondo cui <non esiste male che non passi al bene>, mica ce l’aveva lui il cellulare. Secondo una recente classifica, solo la malattia di una persona cara ci crea una tensione peggiore della sua perdita, molto meno la paura del terrorismo o la nascita del primo figlio. E si fa presto a dire <perdere il cellulare>, magari non reagisci come un lord inglese e, se non ti attacchi alla canna del gas, prima o poi vai a comprartene un altro. Ma non sarà mai come quello. Perché al cellulare non ci lega un rapporto d’uso ma un rapporto che dire carnale è dire nulla.

 Il cellulare non è un oggetto, è un pezzo di noi stessi. Senza di lui, più che nudi, ci sentiamo impotenti. Perché nel cellulare c’è tutto ciò che gli abbiamo affidato nel tempo fidandoci di lui. Una assicurazione sulla vita. Uno di quelli che in qualsiasi momento della giornata ricorri a lui per ogni dubbio o ogni ansia, prova a farlo con un parente o un amico e vedi se non ti dicono che proprio mo’ me lo dovevi dire, ci sentiamo dopo e tu invece ne hai bisogno ora. E poi il cellulare sei tu. Perché contiene tutto ciò che contenevano i tuoi cassetti, il tuo diario, la tua agenda, i tuoi appunti, i tuoi pizzini, i tuoi album, i tuoi ricordi, i tuoi libri, i tuoi notes. I tuoi segreti. Il tuo cuore.

 Si può perdere il cuore? Non lo si può pensare nelle mani di chissà chi l’ha forse trovato e non te lo restituisce perché per lui è appunto un oggetto, il bastardo. Non lo si può pensare finito chissà dove senza che ti chiami, ti lanci un segno che sono qui, non temere. Senza che il tuo cuore torni da te. Tutto perché, ti rimproverano gli odiosi esperti, non hai mai fatto il <backup> dei dati, insomma non li hai trasferiti da qualche altra parte come se tu prendessi il cuore e lo mettessi in salamoia per evitare che te lo rubino. O, udite udite, che qualche virus te lo violenti, perché ce ne sono 8400 al giorno pronti ad attaccarti il cellulare credendo che sia solo un cellulare. E tu puntualmente non hai messo l’antivirus, la pillola della mattina manco avesse l’aritmia.

 CUORI E MEMORIA VIOLATI Che tu ne sia innamorato folle lo dimostra il tuo <phubbing> con lui, esci col partner o con la partner e invece di guardare lui o lei stai di testa in giù a flirtare col cellulare. E viceversa. In Cina le chiamano <di tòu zù>, <tribù delle teste inclinate> ma non hanno capito che la testa va dove la porta il cuore. Il quale, come tutti gli innamorati, non ragiona. Ma la tragedia è che chiunque sappia smanettare su dei tasti può entrare in quel cuore e spiarlo quando vuole. Basta che ne segua il segnale elettronico. Violando anzitutto un sentimento. Ma non solo il cuore, essendo in fondo amor di nostra vita ultimo inganno. Ma tutti gli affari nostri che sono sempre più non solo nelle mani di quell’aggeggio tornato aggeggio, ma nelle mani di chi ha le chiavi del sistema tecnologico che lo tiene in vita. Il Grande Fratello che sa tutto di noi senza che noi lo sospettiamo. Anzi che sa di noi più di quanto noi stessi ricordiamo. Cuore e memoria pubblici loro malgrado come un qualsiasi giardino di quartiere.

 E’ stato il sociologo belga-canadese Derrick De Kerckhove ad avvertirci a Bari che non solo stiamo perdendo la memoria perché invece di tenere a mente come un tempo la affidiamo al cellulare. Ma stiamo perdendo il nostro senso del privato alla mercé di qualsiasi cattiva intenzione, vivendo noi <una forma di leggerezza dell’essere>. Cosicché sanno tutto di noi. Ma si sa come vanno queste cose, e al cuor non si comanda. Amore senza protezione. Perciò, quando lo smarriamo il cellulare, se gridiamo <e ora come faccio!!??>, lo facciamo perché non sappiamo più come chiamarci sempre e ovunque. Ma senza renderci conto che il cuore e la memoria e la nostra intimità, quelli sono già perduti ogni giorno.