Per terra e per cielo la disunitÓ d’Italia

Venerdý 23 giugno 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Chiacchiere e distintivo, chiacchiere e distintivo. Così urlava dopo la condanna un mitico De Niro-Al Capone nel film <Gli intoccabili> di Brian De Palma. Voleva dire che contro di lui c’erano solo parole e la polizia che lo aveva incastrato. Infrastrutture e servizi, infrastrutture e servizi si dovrebbe gridare al Sud per far capire come sia stato incastrato anch’esso. E per chi dovesse girarla a solito Sud piagnone, ci dovrebbe essere la punizione delle scuole elementari: una paginetta con le cifre che lo smentiscono. E che fanno del Sud la vittima di un Paese che definire giusto è come dire che Grillo è un tipo taciturno.

 E meno male che a snocciolarle, quelle cifre, è stato il sindaco Decaro in un’intervista alla <Gazzetta>. Anzi non il sindaco di Bari ma il sindaco dei sindaci italiani, insomma uno non di parte. Ancorché Bari possa essere un emblema di come il Sud sia trattato da diversamente italiano, altro che referendum in Veneto e Lombardia che vogliono tenersi non solo i privilegi ma anche i soldi. Bari capoluogo di una regione oggetto del desiderio ma che ha finora avuto solo tre coppie giornaliere di treni per Roma. Come dire scollegata, almeno fino a giovedì 29, da quando la grazia ricevuta di un treno diretto farà arrivare a Roma in 3 ore e 34 minuti: la metà di quanto ci mette un aereo da Roma a New York (mentre da Roma a Milano si va in 2 ore e 20). E intanto si spera che anche Foggia sia inclusa, con un treno che parta da lì e non da Benevento: sacrificio che per Trenitalia non sia peggio di un cappotto col solleone.

 A 156 anni dall’unità d’Italia, non hanno la miseria di un treno diretto neanche le due maggiori città del Sud (isole escluse): da Bari a Napoli in sei ore manco fossimo a <Scherzi a parte>. Nell’attesa del 2028, cioè ancòra undici anni, sapendo che in undici anni cambia il mondo. Ma per avere non più che l’alta capacità, cioè il doppio binario, mentre un’azienda pugliese come la Mermec lavora al treno che in Canada andrà a mille chilometri l’ora. Quindi niente alta velocità per il Sud (se non fino a Salerno) così il Sud impara a essere Sud. Che però l’alta velocità per gli italiani veri contribuisce a pagarla con le sue tasse e i suoi biglietti. Ve lo siete meritato, di essere Sud.

  Sud che per i treni significa (sempre Decaro dixit) 4,7 chilometri di ferrovia ogni 100 chilometri quadrati (Nordovest 7,2) e una velocità media di 64 chilometri l’ora (verificare con gli orari di partenza e di arrivo). Mentre la sola Lombardia ha più treni locali di quelli di tutto il Sud messo insieme. Per le autostrade essere Sud vuol dire 1,7 chilometri ogni cento quadrati (Nordovest 3,3). Mentre il Centronord ha un aeroporto ogni 50 chilometri e il Sud uno ogni 300. E non ci sono aerei diretti fra le città del Sud, se non ci pensassero le (ben risarcite) compagnie a basso prezzo, potendo costare un Bari-Roma di Alitalia anche 500 euro, che per una famiglia significa fare il mutuo. E solo ora sulla linea ferroviaria adriatica promettono (promettono) un’ora in meno per Bologna, roba da spumante per i nostri pendolari. Lasciate perdere la ionica fino alla Calabria, meglio andare sull’altra costa e poi fare zigzag fra i due mari.

 Per un Sud periferico, i trasporti sono tutto. Non darli in un secolo e mezzo non può essere un caso. Significa statevene buoni buoni e non disturbate il conducente che ha da fare altrove. E se non è una scelta politica antimeridionalistica, è una scelta da capitalismo che cresce dove ha messo la prima pietra e lascia le briciole altrove. Mentre finanche con un treno decente fra Bari e Napoli si poteva svoltare in economia, nel turismo, nella possibilità di essere una squadra.

 Ma è difficile che qualcuno investa senza un corredo decente di scuole, università, ospedali, illuminazione, assistenza, asili. Tutto ciò che significa Lep, livelli essenziali di prestazioni, insomma il minimo indispensabile di civiltà. Livelli che per tutti questi servizi sono al di sotto di quel minimo al Sud perché la spesa pubblica è (udite udite) superiore al Centronord nonostante il divario. E con l’incredibile scoperta che se ne sono accorti solo ora, bontà loro. Promettendo (promettendo) di rimediare, quando sarebbe stato igienico che perlomeno non avessero insistito con quelle classifiche sulla qualità della vita che fanno arrossire un Sud invece da risarcire almeno con delle scuse.

 Una trappola. Meno trasporti e meno servizi, meno sviluppo. Meno sviluppo, meno qualità della vita. Meno qualità della vita, ancor meno sviluppo. C’è chi se la prende con le classi dirigenti del Sud: trovato il colpevole. Avendo invece esse dovuto sempre inseguire scelte di puntare sul Paese più forte nell’interesse (fallace) anche del più debole. Ed essendo accusate di piangere se invece avessero solo voluto eccepire.