Attaccatevi al treno...tra sogni e ritardi

Lunedý 26 giugno 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

La madre di tutte le battaglie della <Gazzetta> per il Sud si chiama treno. Volessero i meridionali andare su Marte, calma ragazzi, mettetevi in coda. Ma il vecchio treno è il sospirato oggetto del desiderio del Sud mentre le astronavi scaldano i motori. Un treno che al Sud non va all’alta velocità di 350 l’ora come al Nord perché il Sud non ne ha diritto in quanto Sud. I treni regionali per pendolari e turisti che in tutto il Sud sono meno di quelli della sola Lombardia. Il treno delle Ferrovie dello Stato che fa di Matera l’unico capoluogo d’Italia a non averlo. Il treno diretto che non unisce Bari e Napoli a 156 anni dall’unità d’Italia. Il treno che dalla Puglia alla Basilicata alla Calabria è una littorina da romantico Far West. Il treno che azzoppa il grande porto di Taranto non collegandolo velocemente col resto d’Europa (dicasi <intermodalità>). Il treno che avesse sempre l’aria condizionata d’estate e il riscaldamento d’inverno. E il treno le cui toilette non fossero chiuse per guasto.

 Questo giornale ha dovuto mobilitare sei regioni adriatiche perché ora Rete ferroviaria italiana annunciasse una <cura del ferro> che dovrebbe entro l’anno prossimo ridurre di un’ora il tempo di viaggio fra Bologna e Bari. Mentre sono stati assicurati interventi per portare da 140 a 115 minuti il tragitto fra Foggia e Potenza (in un’area con la più grande fabbrica ex-Fiat d’Italia). E fra qualche giorno una linea diretta fra Bari e Roma (da estendere poi a Foggia) consentirà di impiegare un’ora in più di quanto ci si mette col Frecciarossa tra Roma e Milano, ma visto che si parla di Sud è comunque grazia ricevuta.

 Un Sud che con difficoltà riesce ad andare da una delle sue città all’altra è un Sud condannato all’isolamento essendo già così periferico. Ed è un Sud che non riesce a mettere insieme le sue eccellenze, insospettendo su una scelta ideologica per tenerlo disunito. Perché le città del Sud non hanno neanche collegamenti aerei fra loro se non ci pensassero parzialmente (e risarcite) le compagnie a basso prezzo. Mitica la battaglia contro i costi da Bulgari di Alitalia. E un Sud i cui porti sono stati esclusi dalla Via della Seta cinese perché non pronti non avendo fatto nulla perché lo fossero.

 Ma basta solo aver annusato aria di <Gazzetta> per ricordare la lunga battaglia contro un federalismo fiscale che ha fatto al Sud i danni ampiamente previsti (se non programmati). Il cui esito è stato al Sud un aumento della tassazione locale mentre non diminuiva come assicurato quella nazionale. Una spoliazione che ha peggiorato invece di migliorare la vita. La cui qualità ha risentito anche di servizi pubblici tutti al di sotto dei livelli del Centro Nord a causa di una spesa statale per tutti inferiore. Se nasci al Sud vali meno. E ora l’impegno di portare gli investimenti pubblici al Sud almeno alla percentuale della sua popolazione, roba tanto logica da richiedere un risarcimento per quanta carta e quanto inchiostro il giornale vi ha dovuto impiegare.

 L’altro sospetto è che si vogliano distruggere le università meridionali. O perlomeno ridimensionarle a sprovvedute dimensioni locali coi ragazzi del Sud istigati se non costretti alla fuga dei cervelli. Difficile dire altro di fronte a un criterio di assegnazione dei fondi nazionali che privilegia quelle dei territori più ricchi contemplando la colpa di essere meno ricchi. Benché si parli di fondamentale formazione non di vizi da bar. In un Paese il cui già umiliante più basso numero di laureati d’Europa non è sufficiente a far capire che così sui suoi ragazzi non si investe ma si toglie il futuro. A cominciare da quelli del Sud, come la <Gazzetta> non fa altro che denunciare contro il tentativo di desertificazione umana della sua meglio gioventù.

 Parli con un qualsiasi sindaco del Sud e ti dice che l’unico modo per non avere una sede scolastica che non cada a pezzi è utilizzare i fondi europei. Talché una scuola al Nord si costruisce con i fondi italiani e al Sud con quelli europei. Ingenerando il sospetto che, se non ci fossero, il Sud non avrebbe neanche le scuole. Fondi europei sempre sostitutivi e mai aggiuntivi come dovrebbero. E contro il cui utilizzo spesso improprio per sagre e festival la <Gazzetta> ha fatto sempre sentire non meno alta la sua voce. La stessa con la quale ha cercato di contrastare anche la cattiva coscienza di troppi malgoverni al Sud. Battaglia di un giornale del Sud che rende più credibili e sacrosante anche le altre.