Il Mezzogiorno cresce nonostante la neve e l’asino

Venerdì 30 giugno 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Il rischio è non capire niente fra cifre e controcifre. Ma allora, tanto per cominciare, il Sud cresce. Allegria, dopo sette anni di recessione in cui ha perso il 12 per cento del suo reddito. Cresce per il secondo anno consecutivo (2015 e 2016). E, udite udite, cresce non solo più del Centro (piegato dal terremoto). Ma anche più del Nord Ovest, avendo invece il Nord Est ripreso un passo tale da trainare l’intero Paese. Nello stesso tempo non decresce però il divario, come l’asino (pardon) di Buridano che insegue ma non raggiunge mai la carota sistemata davanti ai suoi occhi. O come la neve che cade senza mai attecchire. Tanto da indurre a guardare solo i segni più del Sud, non ossessionandosi sempre per quelli meno.

 Ovvio che ci sia chi suona le trombe per il governo. Crescita del Sud grazie ai Patti con le Regioni e le Città metropolitane. Grazie ad agevolazioni fiscali soprattutto per chi assume, e giovani in particolare. Grazie ai contratti di sviluppo per chi investe, come fa ampiamente la Puglia. Confermando la regola secondo cui il Sud va avanti quando si fanno politiche in suo favore interrompendo quelle abituali a suo sfavore. O, se non a suo sfavore, politiche che privilegiano la parte più ricca andando sul sicuro, punta sul più forte e qualcosa ci sarà anche per gli altri.

 Insomma la famigerata locomotiva. Laddove invece una politica di giustizia nazionale dovrebbe prevedere qualche sacrificio per chi sta avanti, nell’interesse di tutti. Cioè politica di interesse nazionale. Invece in autunno Lombardia e Veneto faranno il referendum consultivo per dire che vogliono tenersi i loro soldi, non essendo sufficiente che si tengano sempre il favore dello Stato. Mentre si deve decidere a chi attribuire l’Agenzia europea del farmaco, e ovviamente andrà a Milano. Come a Milano è andato l’Human Technopole, grande laboratorio scientifico. Come a Genova è andato l’Istituto italiano di Tecnologia, quello che fa i robot. E come invece non è andata a Foggia l’Agenzia italiana per la Sicurezza alimentare, pur essendoci lì una università all’avanguardia in materia. Ma puntare sul Sud sembra solo una battuta di spirito. L’alta velocità ferroviaria? Solo al Nord. Naturalmente.

 Eppure il Sud cresce, e spesso è anche competitivo. Tanto da far capire che, nonostante tutto, ci si può puntare. Nonostante una criminalità più combattuta con le visite delle commissioni antimafia che con le forze sul campo (vedi ancòra Puglia). Nonostante una burocrazia che impedisce invece di consentire (come peraltro ovunque in Italia). Nonostante infrastrutture fatte apposta per tenere più lontana la parte già più lontana del Paese. E benché questa crescita non crei sufficiente occupazione, crescita senza sviluppo. Con i 380 mila meridionali negli ultimi anni andati via. Ma mentre i settentrionali vanno all’estero, come dimostra il flusso dei soldi inviati a casa e che arrivano soprattutto al Nord. Fuga a caccia di lavoro dramma italiano comune, anzi mondiale. E scherzo della storia che finora ricordava solo le rimesse degli emigrati meridionali <per terre assai lontane>. Magari non ricordando che non solo salvarono l’Italia a fine 1800. Ma che con le tasse su quelle rimesse fu creato il triangolo industriale Milano-Torino-Genova.

 Eppur al Sud si muove non solo la crescita. Ma si muovono i giovani che restano. E’ al Sud il numero maggiore di nuove imprese. E’ al Sud il numero maggiore di nuove imprese giovanili. E’ al Sud il numero maggiore di nuove imprese in agricoltura, cui vengono restituite con tutti gli onori braccia finora sottratte dall’illusione di voler fare tutti gli avvocati. E il Sud fa la sua parte nell’inventiva delle <start up>, piccole ingegnose idee che diventano azienda, come dimostrano tanti recenti casi di successo. Tutto questo dovrebbe essere colto da classi dirigenti nazionali che conservassero un briciolo di quella lungimiranza che dopo la guerra consentì al Sud di dimostrare di saper fare non meno di altri. Ma parlare di Mezzogiorno non è da tempo in cima ad alcun pensiero. Nemmeno meridionale, se proprio vogliamo dircela. Cosicché nel consiglio di amministrazione nazionale i meridionali sono sempre soci di minoranza, e spesso senza neanche diritto di voto.

 (Non per guastare la festa, ma per dimostrare come il danno sia sempre in agguato. In Italia abbiamo la piaga delle assicurazioni auto più care d’Europa. Ma al Sud ancòra più care perché al Sud ci sono o sarebbero più truffe. Allora persegui il truffatore e rispetta gli altri. No, la Camera boccia la modifica secondo la quale si sarebbero dovuti avere prezzi uguali a parità di comportamento. Per cui un onesto del Sud paga più di un disonesto del Nord. Ridateci la bici. E la decenza).