Puglia uno Puglia due troppo aperta la partita

Venerdý 14 luglio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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C’è una Puglia e c’è un’altra Puglia. C’è la Puglia di Scorrano, capitale mondiale delle luminarie, che incanta Helen Mirren, attrice inglese premio Oscar da tempo in <buen retiro> in Salento. C’è la Puglia che porta a Polignano 120 mila persone per il Festival del libro possibile. C’è la Puglia che da domani mette in mostra a Conversano un gigante dell’arte come Man Ray. C’è la Puglia che ad Egnatia fa rivivere con l’alta tecnologia la vita al tempo dei Romani. C’è la Puglia della cattedrale d’acciaio a Santa Maria di Siponto. C’è la Puglia che con le vertiginose faggete della Foresta Umbra entra ancòra una volta nel patrimonio universale dell’umanità. C’è la Puglia delle Bandiere blu a iosa per il suo mare. C’è la Puglia che aspetta (e spera) l’arrivo di Trump e della figlia Ivanka, vera presidentessa degli Stati Uniti. C’è la Puglia che giura su una puntata (ad Ostuni) del presidente francese Macron e signora. C’è la Puglia reduce dal G7. C’è la Puglia che deve dirigere il traffico perché tutti vogliono venirci.

 C’è un’altra Puglia delle coste sfregiate da una infrazione ogni due chilometri. Una Puglia con villette, ristoranti, campeggi spesso costruiti direttamente sulla sabbia. Una Puglia terza in Italia (dopo Campania e Sicilia, ahinoi Sud) per i reati ambientali nel 2016. Una Puglia seconda per abusivismo edilizio e per irregolarità nel ciclo dei rifiuti. Una Puglia con improvvisi lucchetti e proditorie sbarre a privatizzare il 60 per cento del litorale che deve restare pubblico. Una Puglia con dune tagliate e pinete violate per creare parcheggi. Una Puglia in cui solo tre Comuni sui 67 costieri hanno presentato in Regione il piano delle coste. Una Puglia in cui non si fa un abbattimento se non ci pensano le procure della repubblica.

 E’ la Puglia che vede sindaci con tanto di fascia tricolore pronti a ergersi a inflessibili difensori dell’ambiente come per il Tap di Melendugno. O a chiamare a raccolta per il depuratore di Manduria. A dire no a qualsiasi cosa si muova nell’aria. Ma Puglia che non vede sindaci con altrettante diottrie e altrettanto pronti a negare autorizzazioni quando sono nel loro immediato recinto elettorale. A vigilare sulle violazioni. A intervenire con la loro polizia locale in paesi in cui tutti sanno tanto di tutti da non poter sfuggire un cantiere che si apre nottetempo.

 Ma è anche la Puglia dei sindaci di Avetrana ed Erchie arrestati con l’accusa di aver chiesto voti ai boss della malavita. La Puglia del sindaco di Altamura ai domiciliari per presunte mazzette e di un assessore regionale indagato per presunta corruzione. Con corredo di altri amministratori o ex amministratori in carcere per tangenti e altra bella roba varia, tra turbative d’asta e peculati. La Puglia dalla zona grigia di interessi privati con soldi pubblici. In cui non si sa mai se l’infiltrazione mafiosa sia infiltrazione o sia sollecitazione. E in cui non si sa mai se l’economia mafiosa minacci le istituzioni o le affianchi. Un modello di sviluppo, come si dice, che non solo rischia di essere l’altra faccia della Puglia di Scorrano e di Polignano e della Foresta Umbra. Ma minaccia di far durare lo spazio di un mattino le sorti magnifiche e progressive su cui la regione sembra avviata come esempio al Sud.

 La fine è quando ci sono sindaci che scambiano il loro territorio con la propria tasca o i propri voti. La fine è quando lo Stato in un territorio non è lo Stato ma l’anti-Stato. La fine è quando la resistenza della buonavita organizzata è meno appoggiata di quanto non sia tollerata la complicità con la malavita organizzata. Ci sono in Puglia (e nel Sud, ebbene sì) mille costruttori di futuro capaci di tutto nonostante tutti i mezzi che non hanno. Ma se non hanno treni, non gli si facciano mancare almeno magistrati e poliziotti. Non gli si facciano mancare servizi sociali degni e assistenza. Immaginiamo la potenza simbolica di un disonesto tolto dalla circolazione e di un nuovo asilo nido che si apre. Così non solo si isolano gli amministratori distruttori di futuro ma si convincono gli scettici e gli scoraggiati a credere che qui si può anche senza partire.

 C’è un esempio piccolo ma che parla. Una diversa organizzazione e un’idea innovativa hanno restituito Bari al suo mare a Torre Quetta. Bari il cui mare ne è sempre stato la periferia, i cui ottusi arcigni edifici gli voltano le spalle, la cui espansione ha sempre preferito la campagna. Anche lì si è dimostrato che si può. Ma non ci ha messo molto ad arrivarci la malavita. Cui ha immediatamente risposto il sindaco kamikaze Decaro mentre non sarebbe stato male che ci fosse stata dall’inizio una di quelle camionette di polizia che si addensano altrove. Il futuro, appunto, si comincia a costruire anche con i segni.