Donna, che cosa non si fa per te

Sabato 15 luglio 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

<Donna, tutto si fa per te>, cantava il Quartetto Cetra. Autori Garinei, Giovannini e Kramer. Correva l’anno 1958 e da allora tutto è cambiato. Donna, nulla si fa per te: a cominciare da un danno di stagione, l’aria condizionata. Del cui sessismo si sa da quando scienziati olandesi (maschi) si sono accorti di qualcosa che passava più inosservata di una dichiarazione della Boschi. E cioè che la temperatura di 21 gradi su cui è in genere tarata negli uffici è una temperatura maschilista, essendo stata calcolata mezzo secolo fa su un soggetto medio di 40 anni e 70 chili di peso. Che spesso anche d’estate deve indossare giacca, cravatta e scarpe chiuse. Rispetto alla donna che va a braccia scoperte e in sandali. Ma che soprattutto ha un metabolismo che disperde il calore più rapidamente, quindi sente freddo prima. E per la quale la temperatura ideale dei condizionatori non dovrebbe mai scendere sotto 24 gradi.

 ARIA CONDIZIONATA MASCHILISTA Perciò quando si dice che l’aria condizionata è <a palla>, è più a palla sempre per la donna. E se passando davanti a qualche ufficio si vedono ombre ingobbite uscire in cerca del sole come zompi, non è l’ultimo film fantascientifico e non sono zompi ma donne che come tartarughe vanno a caccia di calore. Fino a quelle che si sigillano in auto non meno incandescenti di un microonde per scongelarsi e c’è chi passa e chiama il 118. Né meraviglia che uno dei killer del termostato sia sempre lui, il Trump che tratta le donne come quando si dà un calcio al cane. Perché avendo il presidente americano disdetto l’accordo sul clima, continua a provocare il surriscaldamento globale. Ciò che istiga il refrigeramento (per non parlare del consumo di energia). Talché chi in questi giorni va in vacanza in America e al ristorante, al cinema, in metro non porta il maglione o non chiede la coperta, finisce dritto dritto in pneumologia.

 Ma non sono solo i condizionatori a condizionare le donne. E fosse solo il sudore la discriminazione, potrebbero stappare. Pur in questa estate che come tutte le estati è la più calda del secolo, senza fare neanche una telefonata di controllo al colonnello Laricchia che è sempre pronto come un bancomat. Donna, nulla si fa per te anche vedendo se non sono peggio di una vampata di gelo queste cifre sulla scomparsa delle casalinghe. Mezzo milione in meno in dieci anni. Oltre che sempre più anziane (età media 60 anni), sempre più povere (almeno una su dieci) e, figuriamoci, sempre più meridionali. Insomma casalinghe in via di estinzione come i panda cinesi, pur essendo ancòra in Italia più di 7 milioni. Roba appunto da festeggiare, se non ci fosse il sospetto della fregatura come ogni volta che si parla di donne (e del Sud).

 MAMME E CASALINGHE Fatto sta che la prima cosa cui si pensa è che le ex massaie siano passate a miglior vita in un altro posto di lavoro. Che cioè siano riuscite ad evadere come Johnny lo Zingaro da una vocazione che le vedeva sgobbare in casa per 49 ore settimanali (2539 ore l’anno), il che vuol dire sette ore al giorno per sette giorni, roba che manco un minatore nell’Inghilterra settecentesca. E ovviamente senza stipendio, né riposi, né ferie, né domenicali, né notturni, né permessi sindacali, né malattia, né pause pranzo, né pause pipì. Senza insomma staccare. Cifre di fronte alle quali nessuno è andato a vedere se la miglior vita con un altro lavoro significhi, chessò, più di 600 euro al mese. E se l’esodo a tempo determinato dai fornelli non significhi ritorni a casa in cui se nessuno pensa almeno a un uovo a tegamino si fa più digiuno di un monaco trappista. Mentre in televisione danno Masterchef.

 Ma di un figlio, ne vogliamo parlare? Donna, nulla si fa per te anche quando ti viene in mente di ricordarti che, per la natura matrigna, madre possa essere tu e non l’uomo (che spesso non riesce neanche a essere padre). Perché in Italia lamentiamo che nessun italiano voglia più nascere. Ma quando qualche missionaria si sacrifica per la patria, cosa le facciamo? Invece di medaglia, monumento e stretta di mano di Mattarella, stipendio tagliato con una perdita secca del 35 per cento fino a 24 mesi dal lieto (si fa per dire) evento. E tutto raddoppiato in caso di recidiva. In modo che la madre ci perda quanto più il Paese ci guadagna un figlio. Ci perda, magari rinunciandoci, anche il lavoro. Proprio quando fra pannolini che il Servizio sanitario non rimborsa e asili pubblici che non ci sono il figlio, più che <pizz’e core>, è un mutuo. Visto che anche i nonni non sono più quelli del Mulino Bianco.

 Poi leggi i giornali, e apprendi di maschi sull’orlo di una crisi di nervi perché Gentiloni non riesce a piazzare immigrati in Europa e i capi delle correnti del Pd fanno a testate con Renzi. Per capire la legge di relatività del mondo, si suggerisce loro uno stage fra culetti di neonati da lavare e zucchine da pelare.