L’ultimo chilometro che manca per il Sud

Venerdý 4 agosto 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Eppur qualcosa si muove. Anche se è già qualcosa, specie quando si parla di Sud. Così appunto questo <decreto Mezzogiorno>  appena approvato. Il quale contiene tanta frutta mista col sospetto elettorale di una pesca a me e di una albicocca a te. In totale 1,6 miliardi di incentivi, non capendosi bene se saranno fondi nuovi o vecchi. Italiani o, al solito, europei. Insomma quelli che gli si dovrebbero aggiungere  e che invece quasi sempre li sostituiscono, come se il Sud fosse diversamente Italia. Ma tant’è.

  Conosciamo il menu. A cominciare da <Resto al Sud>, si spera una promessa più che una minaccia. Obiettivo, incoraggiare l’autoimprenditorialità giovanile. Far diventare intraprenditori i nostri ragazzi, cioè intraprendenti e imprenditori. Ma soprattutto farli rimanere al Sud. Anzitutto in agricoltura, settore in cui già il Sud ha il primato di nuove imprese. E senza che le braccia dedicate a madre terra vengano più definite di serie B come un tempo. Agricoltura 2.0, con la tecnologia al servizio di nuovi prodotti, di biologico (se non finisce per inflazionarsi), di chilometro zero (cioè senza una distribuzione che impoverisce gli agricoltori e arricchisce i mediatori). Insomma dottori contadini. Che insieme al recupero dei borghi storici e al genio dei computer stanno facendo sprizzare creatività come non mai al Sud.

 Poi le zone economiche speciali. Quelle in cui si spera che riduzioni di tasse e di burocrazia attirino investitori come nettare per le api. A cominciare dai porti. E quelli pugliesi in particolare, sempre che non comincino a litigare fra  loro, dimostrandosi un Peggio Sud. Si parla di Bari-Brindisi e di Taranto, zona cui la neo assessora Poli Bortone vorrebbe aggregare Matera ancorché tutto abbia, tranne che il mare. E si fa presto poi a dire Taranto, pur con diritti da vendere. Ma col dubbio che si chiudano le stalle coi buoi già scappati, visto che la big dei container, Evergreen, è già filata al Pireo. E visto che solo ora è tutta operativa quella banchina di 1200 metri che doveva essere pronta prima che Evergreen salutasse. E visto che con decenni di ritardo si completa ora quel dragaggio in grado di far arrivare le avveniristiche supernavi che ormai attraccano altrove.

 Tutto quanto rilancia una polemica che per gli imprenditori è fumo negli occhi. Incentivi o non incentivi? O non piuttosto infrastrutture che incoraggino investimenti e sono per sempre e non una tantum? Per capirci: una volta dato, l’incentivo garantisce la conservazione del posto di lavoro, o passato il santo passata la festa? O non sono meglio una strada o servizi alle imprese o tecnologie che non si squagliano col tempo come gli incentivi? Anche perché le cifre non sono più incoraggianti di un impegno del presidente francese Macron.

 Si è calcolato che nella Puglia pur benemerita per i sostegni alle imprese, appunto ogni nuovo posto di lavoro costa 323mila euro: tantino. Dimostrazione che gli incentivi non riescono a creare ricchezza. Chiedendosi se non sarebbe più opportuno per lo sviluppo che quei 323 mila euro a testa finanziassero le grandi opere mancanti e sovraregionali che non daranno applausi immediati ma di sicuro benedizioni a lungo termine. Dicasi le famose infrastrutture. A cominciare dai trasporti. Come, per esempio, chi deve andare in treno da Bari a Napoli ben sa. Tenendo conto che dei treni hanno bisogno anche le merci che non possono rimanere nei porti in cui sono arrivate. E che tanto più saranno competitive, quanto più velocemente e con meno costi saranno sui mercati. Si fa il segno della croce chi volesse inviare mozzarelle da Gioia del Colle alla Calabria. Cinque ore in camion, e se non hai il frigorifero arrivano blu. Per non parlare del turismo.

 Infine il <decreto Mezzogiorno> ha rimediato seppur in parte a una nefandezza da Nobel della crudeltà mentale contro le università meridionali. Quella che le penalizzava per il loro (eventuale) più alto numero di studenti fuoricorso. Ciò che significava minori finanziamenti. Senza tener conto che lo studente terrone che fa il pony express o la studentessa terrona che va a servire al bar per pagarsi gli studi, è molto probabile che un esame in meno lo facciano. Ma hanno genitori meno ricchi e meno borse di studio rispetto a territori trattati meglio perché meno poveri. La barzelletta della logica.

 Come sempre vedremo col tempo quanta roba di questa arriverà al traguardo. Essendo da noi una legge solo un annuncio senza decreti attuativi e circolari interpretative. Ma ancòra una volta il Sud è stato trattato da problema, e al Sud si dice meglio feriti che morti. Il fatto è che non c’è mai la grande visione per trattarlo da unico valore aggiunto di un Paese che cresce monco. Una svolta per tutti se solo potesse partire con mezzi pari a chi più ha pur essendo tutti, per costituzione e Costituzione, Italia.