E nessuno definisca calciatore Neymar

Sabato 5 agosto 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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E qualcuno continua a dire: no, non mi interessa il calcio. Ritenendolo calcio, invece è un’altra cosa. E non disturbiamo neanche Pasolini, che lo definiva l’ultimo rito sacro del nostro tempo. O i sociologi che parlano di antica festa crudele, una guerra simulata. Ma ora siamo nell’estate in cui per un calciatore saranno spesi 572 milioni di euro,  più di mille miliardi di lire. Insomma l’uomo di maggior valore economico al mondo. Più di tutti i capi di Stato. Più di tutti i capitani di azienda (Marchionne al confronto è un barbone). Più di tutti gli scienziati premi Nobel. E più di tanti altri calciatori presenti e passati migliori di lui. O di campioni di altri sport.

 MARADONA E LE FOGNE Nome  Neymar Junior, brasiliano, 25 anni, attaccante, passato dal Barcellona al Paris St Germain, squadra neanche prima di un campionato francese che è un campionato di serie B. Ma squadra proprietà dell’emiro Al Khelaifi del Qatar, padrone di uno dei Paesini del petrolio, gente che in vacanza (perenne) lascia 500 euro di mancia al bar, quanto vale solo qualcuno delle migliaia di barili (circa cinque litri) che estraggono al giorno. E Qatar nel quale fanno ammazzare di fatica (e non solo) tanti immigrati del Nepal o del Bangladesh che stanno costruendo gli stadi del Mondiale 2020 che lì si giocherà. Ancorché se in Qatar capiscono di calcio, Gentiloni somiglia a Trump.

 Dei 572 milioni, 222 sono andati al Barcellona. Trenta all’anno, per cinque anni, al calciatore. Cinquanta al padre suo procuratore. Il resto tasse. Più varie ed eventuali. Quando, nel 1984, il presidente del Napoli, Ferlaino, spese 13 miliardi di lire per comprare Maradona, ci fu chi obiettò: eh, ma con quei soldi si potevano costruire le fogne in città. Il problema è che non doveva costruirle Ferlaino. Anche con i 25mila euro al giorno (letto bene, al giorno) che i turisti alla Briatore spendono per divertirsi si può dare da mangiare per un anno  a tanti poveracci. Un giornale (<la Repubblica>) ha calcolato cosa si potrebbe fare nel sport con i 180 milioni che è valutato (ma ora sale anche il suo costo) un altro calciatore, Kylian Mbappé, attaccante franco-africano di soli 18 anni.

 E allora. La Ferrari potrebbe pagarsi 14 motori per la Formula1 e 18mila volanti da monoposto. Si potrebbero costruire 3600 campi di calcio a cinque, quelli per i ragazzini. New Zeland, la barca che vola sulle onde, potrebbe pagarsi altre tre partecipazioni alla America’s Cup che ha appena vinto. Il tennista Federer potrebbe comprarsi 667mila delle sue pur costose racchette (e per guadagnare 180 milioni dovrebbe vincere 81 volte il torneo di Wimbledon). E’ vero che neanche nel football americano o nella pallacanestro Nba vanno per il sottile, ma lì i bilanci tornano col dare e con l’avere, non con l’emiro.

 CHIAMATELO COCACOLA Ma il sunnominato Neymar non solo ha famiglia, il padre detto e una madre che ogni giorno prega  Dio perché il figlio abbia una bella vita (finora esaudita). Non solo ha le donne senza dover fare gli sforzi di un Fantozzi (e da qualcuna ha avuto anch’egli un figlio). Non solo ha tatuaggi senza i quali non saresti neanche un calciatore per una scapoli-ammogliati. Non solo ha creste variopinte senza le quali giochi al massimo col Superflex. Ma ha 60 milioni di like su Facebook e 70 milioni di followers (seguaci) su Instagram. Se  volesse rispondere a tutti, più che a pallone giocherebbe a biliardino. E non c’è suo passo che non sia seguito ovunque al mondo anche dalla tv. Ciò che rende il calcio il fenomeno più universale del nostro tempo, insieme a papa  Bergoglio (Putin o la Merkel sono schiappe da panchina). E col suo acquisto il Paperone del Qatar vuole riscattarsi dalle accuse di aiuto al terrorismo. I gol invece dell’Isis.

 Insomma Neymar non è solo un calciatore. Neymar è un prodotto. Neymar è un <brand>, un marchio, una CocaCola su due gambe. E poco conta che le sue due gambe non valgano quelle, per dire, di un Cristiano Ronaldo, che pur è un CocaCola più di lui. Ma tanto è stato calcolato da chi si attende da lui sia gol che magliette acquistate dai tifosi. Sia vittorie quanto sue partite diffuse urbi et orbi.  Per capirci, tanto è il suo valore percepito, come il Lucifero di questi giorni che porta 40 gradi  ma sembrano 50 perché è più umido che in Amazzonia. E lasciamo stare che nel Far West senza sceriffi del calcio planetario, pochi facciano il vero calcolo. E cioè che se le squadre con sceicchi o cinesi o russi alle spalle diventano imbattibili, si sgonfia uno spettacolo per mancanza di concorrenti. In economia si dice <eccesso di posizione dominante>.

 Neymar è come comprarsi un Van Gogh o un Caravaggio. Un tempo, di qualcuno che non era un Adone, si diceva: ma è bello dentro. Oggi conta solo essere bello fuori. Neymar è l’epoca in cui non vali quanto vali ma quanto ti fanno valere e costi.