Laudata tu Puglia non puoi mai essere

Venerdý 11 agosto 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Settentrionalismo piagnone. Ma i ragazzi del Sud facciano il piacere, dal prossimo anno, di non avere più tanti 100 e lode agli esami di maturità. Con la Puglia addirittura per la seconda volta consecutiva prima in Italia con 944 ragazzi. Seguita da Umbria, Marche, Calabria, Campania, Sicilia. Mentre una Lombardia, per dire, è a 377 casi, Emilia Romagna 376, Veneto 276. Come se si fosse rivoltato il mondo. Senza tener conto che non solo anche le tre regioni del Nord crescono rispetto all’anno scorso. Ma che poi la percentuale in Italia dei <lodati> è del 62,7 per cento, mica quattro gatti. E addirittura in tutt’Italia è stato promosso il 99,8 per cento alla terza media e il 99,5 alla scuola superiore. Senza che nessuno si sia insospettito, visto che siamo il Paese più ignorante d’Europa.

Pietra dello scandalo sono i famosi test Invalsi, quelli che valutano la comprensione dell’italiano e la capacità di usare i numeri. E che l’anno scorso hanno visto le scuole pugliesi decisamente peggiori delle lombarde (54 contro 64 per cento e punteggio di 193 contro 213). Ovvia la domanda del settentrionalismo piagnone: come mai quando si passa da un criterio oggettivo e standard a uno più discrezionale i risultati si ribaltano? E ovvio il sospetto che al Sud si sia più di manica larga. Buonisti e permissivi. Mentre al Nord sarebbero più <tirati>, non si sa se eccessivamente <tirati> (ancorché molti degli insegnanti al Nord siano terroni emigrati). Ciò che distorcerebbe i criteri di merito. A danno non solo dei cervelloni lombardi, ma degli stessi cervelloni meridionali rispetto ad altri loro compagni di scuola.

 Si potrebbe osservare che gli Invalsi si fanno al secondo anno dei licei, cioè tre anni prima della maturità. Magari, chissà, in tre anni si matura diversamente tra abbondanza nordista da una parte e bisogno sudista dall’altra. Si potrebbe osservare che non si vive di solo italiano e matematica, essendoci altre materie. E poi, discrezione quanto si vuole, nelle commissioni d’esame ci sono componenti esterni. E non è che al Sud possano essere tutti ammorbiditi a botte di olio buono e taralli della nonna. Ma l’autovalutazione non porta da nessuna parte, tuona Roger Abravanel, autore del libro <Meritocrazia> e padre putativo dell’Invalsi nel suo passato ruolo di consulente non volontario del ministero.

 Abravanel parla ardimentosamente di scandalo, appunto, nel Paese di uno scandalo al giorno. E denuncia gli effetti di questo andazzo. Anzitutto per le iscrizioni alle università. Le quali, per la verità, tanto si fidano sia di Invalsi che di maturità da imporre i propri test di ingresso. Dovendo a molte di loro stesse essere imposti tanti altri test. E in una giostra generale che rende il percorso italiano dal mondo della scuola a quello del lavoro più accidentato di una pista di motocross.  Con conseguenti disoccupati e laureati che finiscono al call center.

Magari nessuno sarà così politicamente scorretto dal dire che l’inferiorità delle ragazze e dei ragazzi meridionali è genetica, di razza. Ma nessuno è tanto politicamente corretto da non limitarsi a gridare allo scandalo per conquistarsi un titolo sui giornali. Ammettendo altre cose. Anzitutto che i ragazzi del Sud avrebbero tutto il diritto di andare peggio visto in quale peggio si muovono. Prendiamo una Samantha del Nord e una Alessandra del Sud e seguiamoli dall’asilo in poi. Nessun confronto fra tempo prolungato, borse di studio, biblioteche, viaggi di formazione, lezioni private, soldi di papà. A questo si spera si riferiscano i paladini della superiorità del Nord. Ai mezzi a disposizione, non al pregiudizio. Mezzi che se ci fossero, potrebbero trasformare il diritto di andare peggio in dovere di andare meglio.

 E’ la stessa presidentessa dell’Invalsi a sottolineare che i test sono una cosa, la maturità un’altra. E che maturità significa anche dare il meglio di se stessi in un contesto che non dà il meglio di sé, altrimenti non staremmo più a parlare del minore sviluppo economico del Sud. E quando aggiunge che la scuola migliore d’Italia è in provincia di Catania, si capisce quanto avrebbe dovuto essere più facile che fosse in provincia di Milano. Anche qui perenne manica larga?

 Nel Paese in cui tutti fanno finta, si monta la consueta polemica d’estate fra laudato in più e laudato in meno. Soprattutto su un Sud che secondo la legge della logica non dovrebbe poter essere migliore di come lo trattano. Dimenticando che questo Paese delle guerre etniche dei 100 e lode è quello che ha il minor numero di diplomati e di laureati d’Europa. E che quando si accerta che il 40 per cento della popolazione magari legge ma senza capire, non è che Abbiategrasso stia meglio di Vibo Valentia. Tutti bocciati. Ma più comodo prendersela con le scuole del Sud, tanto si sa che per definizione sono brutte, sporche e cattive. Con lode.