Ma il Sud ricordi la canzone di Vasco Rossi

Venerdý 18 agosto 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Eppure, Vasco Rossi c’entra col Sud. E non solo perché il suo <buen retiro> è sul mare caraibico dello Ionio pugliese. Ma per la sua canzone <Colpa di Alfredo> (1980), laddove rimprovera l’amico di averlo <distratto un attimo> facendogli perdere una donna. Neanche il Sud può consentirsi di distrarsi un attimo. E non perché così possa perdere una donna, ma perché possono appioppargli qualcuno dei consueti danni. Vedi quanto viene fuori oggi sull’accordo commerciale di libero scambio fra Unione europea, Canada e Cina. Un esempio da premio Nobel di cosa sia stata la Lega Nord. E di cosa sia, nonostante le piroette di Salvini per presentarla come partito nazionale e non solo rozzamente nordista.

 Spiegazione. Si scopre che nel detto accordo l’Italia riesce a inserire 52 prodotti enogastronomici di origine protetta. Ma con uno squilibrio territoriale tale che i prodotti del Sud sono soltanto quattro. Per chi si fosse distratto: quattro su 52. Pur essendo il Sud un terzo del territorio e avendo il 34 per cento della popolazione.  Ciò che potrebbe significare nulla, se il Sud non fosse notoriamente la trincea dell’ultima genuinità. E il posto in cui la tavola non è tavola, ma una tentazione di fronte alla quale la mela di Eva fu roba da dilettanti.

 Domanda a risposta incorporata: da dove vengono i prodotti privilegiati nell’accordo? Dalle regioni della cosiddetta Padania, più propaggini mai però al di sotto della Toscana.  Per dire, il territorio più inquinato d’Italia. L’intero Sud delle delizie del palato si deve accontentare solo della mozzarella di bufala campana e di tre prodotti siciliani: il pomodoro di Pachino, l’arancia rossa, i capperi di Pantelleria. Nulla di Puglia. Nulla di Basilicata. Nulla di Calabria e Molise.

 Beh, ma forse l’olio extravergine d’oliva farà parte di qualche altro elenco. Solo tre oli dop per l’Italia. E indovinate di dove? Veneti: Valpolicella, Euganei-Berici, colline del Grappa. Ma come, niente Puglia, primo produttore nazionale? E la cui produzione è 143 volte più cospicua di quella veneta, qualità a parte? Quando rinasce, la Puglia non faccia l’errore di chiamarsi Puglia, e soprattutto non nasca al Sud. E i vini, i vini? Quattordici etichette: cinque del Piemonte, quattro della Toscana, tre del Veneto. Ma proprio fuori, chessò, il Negramaro pugliese e l’Aglianico lucano? Non pervenuti, inesistenti. E il capocollo di Martina Franca, i peperoni cruschi di Senise, i fagioli di Sarconi?

 L’accordo con Canada e Cina è stato negoziato a cavallo del 2010 quando ministro dell’agricoltura era il leghista Zaia, attuale governatore del Veneto: ma guarda le coincidenze. Zaia che poi passò la mano a Galan, non meno veneto di lui. E l’accordo significa non solo esportazione in condizioni di favore. Ma anche tutela dalle imitazioni per i 52 prodotti inclusi. Sapendo in partenza che quelli più imitati sono i migliori, appunto i meridionali. Che così finiscono per essere più apprezzati da chi li imita che dal proprio Paese che dovrebbe proporli e difenderli. Se non fosse il Paese dei figli e figliastri. In cui nascere in un Veneto significa privilegi in partenza rispetto a una Puglia e a una Basilicata.

 L’accordo va verso la firma, dopo il <sì> del Parlamento europeo. Ma ci sarebbero margini di tempo e di ripensamento. E siccome c’è (per fortuna) anche un limite all’indecenza, nel nostro Parlamento è nato un comitato per il <no> per iniziativa della senatrice pugliese Colomba Mongiello (Pd) e del deputato campano Paolo Russo (Forza Italia). I quali si sono appellati ai colleghi senza pregiudizi di bandiera. Perché la foga di favorire una parte del Paese escludendone un’altra finisce per danneggiarlo tutto. Come avviene ogni volta che fanno scherzetti al Sud.

 Non è però l’unico caso in cui il Sud farebbe a non farsi trovare <distratto un attimo>. Vedi la cultura, trattata sempre in Italia come <varie ed eventuali>. Un disinvestimento più che un investimento. Spesa 2015-2016: al CentroNord il 71,2 per cento del totale, al Sud il 28,8 per cento. Quindi la consueta sperequazione verso il Sud <diversamente italiano>. Con l’aggiunta che i fondi per il Sud sono quasi sempre europei e non italiani (quindi non aggiuntivi ma sostitutivi). E che se ne dovrebbe ricordare un governo il quale pur ha stabilito che d’ora in poi la spesa al Sud non dovrà mai essere al di sotto del 34 per cento del totale (secondo la percentuale della popolazione, come abbiamo visto).

 Ultime di <distratto un attimo>. Debutta la rete italiana del Wi-fi libero per cittadini e turisti. L’app (applicazione) per connettersi col cellulare in tutto il Paese. Che bello. Dieci territori nella prima fase. Ma al Sud, solo Bari. Per Vasco Rossi la colpa della distrazione fatale è di Alfredo. Per il Sud, chissà, diciamo essere nato nel posto e col nome sbagliato.