Suona l’allarme turisti in arrivo

Sabato 19 agosto 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Fanno terra bruciata e la chiamano estate. E non per gli incendi che quest’anno si sono portati via boschi grandi come Roma e Milano messe insieme. E in Puglia quanto 7500 campi di calcio. Ma per qualcosa di fronte alla quale gli Unni di Attila, o i Lanzichenecchi di Carlo d’Asburgo, o i Mongoli di Gengis Khan, o gli All Blacks del rugby, o i Black Bloc dei G8 erano e sono degli educati lord inglesi. Un sudario di terrore è sceso su borghi e marine  e centri storici, si sono visti banditori avvertire di raggiungere sùbito i rifugi, si è assistito a esodi in massa nelle viscere della terra, si è sentita ululare la sirena e in pochi minuti nella cappa di calore di intere città-fantasma sono sparite pure le mosche anch’esse consapevoli di ciò che stava per succedere. Non c’è scrittore di fantascienza, non c’è film della catastrofe, non c’è atmosfera dell’horror, non c’è invasione da Altri Mondi che avrebbe potuto essere alla pari del Big Bang cosmico che si sarebbe abbattuto. Alla pari dell’incubo planetario da fine del mondo: l’arrivo dei turisti.

 ORDE SELVAGGE Coraggiosi cellulari in tuta mimetica hanno registrato l’assalto di orde assatanate in lacere magliette, orribili pinocchietti, lerce infradito, rancidi sudori, capelli incollati, barbe untuose, culi a vista, tatuaggi a cielo aperto, mano armate di birre, rutto libero. Cronache dall’abisso hanno raccontato di bivacchi sulle scalinate delle chiese, di pipì agli angoli delle piazze, di sesso davanti ai portoni, di <ti amo Liza> inciso sui monumenti, di selfie a cavallo di impauriti leoni artistici, di abbracci fotografici ad attonite statue millenarie, di schiamazzi notturni e diurni, di giacigli sulle panchine nei vapori inzuppati dell’afa che manco le marcite dei tropici. 

 Le cronache dal sottosuolo miracolosamente salite allo scoperto raccontano di belgi dagli elmi cornuti lanciati in tuffo dal ponte di Calatrava a Venezia. Di una che in Sardegna mangia in spiaggia il panino al tonno e versa l’olio della lattina in mare. Di una coppia in bikini e in costume da bagno nella chiesa della Madonna di Portosalvo nel Cilento. Dello shampoo nella fontana di piazza Mastai a Trastevere. Di piedi schierati all’ammollo in quella di Trevi come un battaglione. Del bidet (ma guarda) in un’altra centenaria. Di acquattati come gatti in sacco a pelo negli increduli Fori imperiali. Della 26enne che nel centro di Bologna gira nuda con sola borsa a tracolla (<mi andava di farlo>, 3500 euro di multa).  Del rapper Guè Pequeno che filma un suo autoerotismo e divulga su Instagram. Dei ragazzi che dai balconi di Gallipoli (fitto dieci euro a notte) bestemmiano per terrorizzare gli sperduti impavidi passanti usciti dai rifugi.

 RESISTENZA ANTICAFONA Partigiani della Resistenza incuranti del pericolo riferiscono dell’estate più cafona della storia. Gloriosi guerriglieri sprezzanti della propria vita parlano di stagione senza più limiti. Voci di intellettuali venute dal silenzio azzardano di mesi che ci rendono peggiori. Kamikaze votati al supremo sacrificio aggiungono che è il caldo a dare alla testa. Eroi al merito civile fanno sapere di interruttore saltato e non solo per il Lucifero dei 50 gradi all’ombra. E intanto esuli nativi di Barcellona e Venezia, di Dubrovnik e San Sebastian, di Roma e Capri, di Firenze e Napoli, di Gallipoli e Vieste sfidano le soverchianti truppe di occupazione turistiche organizzando armate di liberazione. Un estremo tentativo di controffensiva dopo il fallimento della guerra preventiva a botte di divieti che avrebbero dovuto fermare il nemico sulla linea del Piave.

 Disperati divieti di ogni genere sono stati inventati per tentare di frenare l’armata segnalata alle porte già da maggio, perché ai conquistatori non bastano più le fertili terre straniere solo a luglio e agosto. Roba che al confronto Napoleone era un ospite in punta di piedi. Divieti draconiani dallo stop alle notti in spiaggia in Puglia alle panchine bagnate di Firenze per scoraggiare i senzatetto delle vacanze.  Dal divieto di bevande alcoliche fresche (ciò che può aver inferocito più che scoraggiato gli aggressori) al divieto di girare a torso nudo. Ma col nemico che secondo Michel Houellebecq, lo scrittore francese anti-Isis, ha risposto con uno spiccio e agghiacciante <non me ne frega un c.>.

 I nostalgici che non si arrendono mai ricordano il tempo in cui il turista era una benedizione. Quando era ancòra un viaggiatore e non un colonizzatore. Fa pena più che tenerezza come ricordare il tempo della carrozza e dei cavalli. Il turismo è ormai una guerra mondiale. Specie ora che il turista non vuole andare a fare solo il turista, ma vuole vivere la vita del posto ancorché deturpandola. Vuole viverne l’esperienza soprattutto per farla sapere su Facebook. Il problema è che invece di fare come si fa in casa altrui, fa come se fosse a casa sua.