Sud,aleggia un’arma di distrazione di massa

Venerdý 25 agosto 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Se voi suonerete le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane. L’Italia sembra tornare 523 anni dopo a Pier Capponi e alla sua risposta a Carlo VIII di Francia che minacciava di saccheggiare Firenze. Se Lombardia e Veneto suonano le trombe del loro referendum del 22 ottobre, c’è chi spinge perché il Sud risponda con le campane di uno suo. Ma se dalle parti della Padania chiedono meno Stato, dalle parti in cui fioriscono i limoni ne chiederebbero di più. In un Paese che a 156 anni dalla sua unità, non ha ancòra capito quali trombe e campane lo tengano insieme.

 Quelli di Lombardia e Veneto non sembrano precisamente referendum di altruismo. Vogliamo tenerci i nostri soldi, proclamano i loro governatori. Stufi di vedere le loro tasse finire al Sud <che spreca>. Stessero al bar dello Sport dove se ne sparano a volontà, potrebbe passare. Ma pagano più tasse perché sono più ricchi. E se funzionasse come dicono loro, gli abitanti più facoltosi del Murattiano di Bari potrebbero pretendere che con quanto essi versano non si devono riparare i marciapiedi al quartiere Libertà. In una città che volesse essere ancòra un’unica città.

 Lombardia e Veneto chiedono lo statuto speciale come Sicilia, Valle d’Aosta e compagnia. Il che significherebbe trattenere il 90 per cento di quanto finora danno al fisco. Poi se la vedrebbero da sé a far funzionare le loro cose. Con qualche amnesia. Non solo quanto dal Sud gli torna indietro in acquisto di loro prodotti. Non solo quanto gli torna indietro dalle fondazioni bancarie che raccolgono al Sud e versano al Nord dove hanno la sede legale. Non solo quanto le loro aziende che operano al Sud versano nello stesso Nord dove hanno anch’esse la sede legale. Ma servirebbe una buona dose di fegato di merluzzo per ricordare che, nonostante il divario a danno del Sud, la spesa pubblica dello Stato è più alta al Nord. Cioè da loro. Contribuendo alla ricchezza che si vogliono tenere stretta. E al divario del Sud.

 I due referendum saranno consultivi. Ma dal <sì> scontato, visto l’aria che colà tira. Visto che entrambe le regioni sono a guida leghista. Visto che siamo talmente uniti bene che non c’è regione la quale non voglia far pesare una sua <specialità> verso le altre, tanto che c’è chi giustamente si è chiesto se per le due in oggetto tale specialità non consista nel risotto con gli ossi-buchi. E visto che siccome nessuno è fesso, specie quando ci sono elezioni in vista, anche i sindaci lombardi e veneti del Pd hanno aderito al referendum. Ovviamente con tutti i distinguo ideologici.

 Prima replica in Calabria, su iniziativa di Forza Italia, non si sa se più per meridionalismo o più per concorrenza alla Lega. O più per concorrenza al Pd che lì governa. Referendum sia per avere più autonomia, sia per ottenere il contrario, cioè più Stato. Quello Stato che settant’anni dopo la Costituzione non ha ancòra definito i cosiddetti Lep, livelli essenziali di prestazione. In due parole, servizi che non scendano sotto la decenza, dai trasporti alla scuola alla salute al resto. Il cui minimo non è stato appunto mai fissato. Cosicché in tutto il Sud sono sfacciatamente al di sotto di quelli del Nord, anche se poi danno al Sud la colpa della sua qualità della vita. Con la conclusione che un bambino che nasca al Sud piange di più, perché capisce sùbito che avrà la metà dei diritti di uno che nasca al Nord.

Dalla Calabria l’iniziativa dovrebbe passare alla Campania, al Lazio e, si progetta, alla Puglia. Domandandosi cosa c’entri Salvini che se ne è fatto sùbito sostenitore, anche se assicura che la sua Padania è stata un peccato di gioventù. Lo stadio finale dovrebbe essere un’ipotesi di macroregione meridionale, che alla larga non è esclusa dalla Costituzione. La stessa che  prevede però quel <federalismo differenziato> in base al quale chi ha bilanci più meno a posto può richiedere qualche autonomia in più. Invece di dire che ci teniamo i nostri soldi come Lombardia e Veneto, formula che a uso pratico (e demagogico) funziona meglio nel Belpaese attaccato con l’adesivo.

 Si vedrà cosa succederà. Si vedrà se la somma farà il totale, come diceva Totò. Se ad esempio la specialità virtuosa lombarda e veneta non si tradurrà nel fare i propri comodi continuando a prendere soldi dallo Stato e dicendo il contrario. In un Paese che proprio in questi giorni ha toccato un nuovo record del suo debito pubblico. E quanto al Sud, l’eventuale sospetto referendum potrebbe essere un’arma di distrazione di massa. Di fronte ai mancati servizi. E di fronte a certe cifre finalmente rivelate. In 65 anni l’impegno dello Stato per ridurre il divario è sceso dallo 0,68 per cento allo 0,15 per cento del Pil, il reddito complessivo. Col divario salito a quasi il 50 per cento. Altro che Sud che spreca. Roba che neanche un’elemosina davanti alla chiesa.