Scusa,ma in foto che hai da ridere?

Sabato 26 agosto 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Una delle tragedie dell’estate è che ti arrivano le foto di quelli che stanno in vacanza. E una delle tragedie delle foto di quelli che stanno in vacanza è che ridono tutti. E una delle tragedie delle foto dell’estate nelle quali ridono tutti è che tutti per ridere hanno detto <cheese>. Non ci sono ancòra certezze su chi per primo abbia inventato questo <cheese>, che è come se in italiano per ridere dicessi <formaggio>, e chissà se fa ridere più l’emmenthal o il pecorino. Pare che sia stato il presidente americano Franklin Delano Roosevelt. Il quale avrebbe pronunciato il primo <cheese> nel 1943, mentre la guerra mondiale faceva 50 milioni di morti, quel simpaticone di Hitler ammazzava 6 milioni di ebrei e in Italia gli italiani facevano (questa volta per fortuna) gli italiani cambiando come sempre alleanza. Vedi la foto di Roosevelt in quell’ambientino e ti chiedi se volesse davvero ridere o fosse impegnato in un programma di corretta igiene orale.

 IL MICIDIALE <CHEESE> Dopo di che è stato tutto un formaggio. La cui versione americana ci fa stringere i denti nel momento del <ch> (pronuncia <ci>), ci fa allargare le labbra nel momento delle <ee> (pronuncia <ii>), e ce le riduce a livelli più umani nel momento del <ss> (pronuncia strascicata <ss> come il salvagente che si sgonfia). Qualcosa che dire sorriso sincero è come dire che Briatore non sputacchia quando parla. L’effetto finale è una forma di felicità che non cambia anche se l’aereo è arrivato con dieci ore di ritardo e anche se a cena ci hanno dato cozze come quelle che giorni fa hanno mandato in rianimazione il cantante Amedeo Minghi.

 Ma Roosevelt fu il primo a circondarsi di consulenti di immagine, quelli che se li avessero consigliati a Leonardo da Vinci non avremmo mai avuto la <Gioconda> la quale, più che sorridere, sono 500 anni che ci prende per i fondelli. Così da allora va di moda la felicità, a cominciare da quella da esportazione via foto. E’ come se nei seimila anni precedenti del genere umano fossimo stati tutti incazzati neri, come l’attore Peter Finch ci incitava a gridare alla finestra nel film <Quinto potere>. Non c’è una statua di Giulio Cesare che se la rida neanche dopo aver detto <Veni, vidi, vici> per la vittoria contro Farnace II del Ponto nel 47 avanti Cristo. E non ne parliamo di Nerone neanche quando doveva essere una pasqua per aver incendiato Roma. Trovare foto di uno Stalin o di un Mussolini che ridono è più improbabile di un Valentino Rossi che si stia zitto. Ora invece ridono anche dopo un terremoto perché sai che affari a ricostruire.

 C’è chi contesta il ricorso al formaggio, suggerendo la variabile gastronomica della <banana>, la cui pronuncia mentre si è in posa può condurre a risultati inquietanti. E almeno un secolo prima dell’irruzione del formaggio, pare che nell’Inghilterra vittoriana pronunciassero addirittura <prunes> (prugne) per ottenere una bocca più serrata di quella del presidente Mattarella. Certo, la svolta sono state le macchine a posa istantanea. Macchine diverse da quelle che prima di scattare ci mettevano una vita: tanto che se vediamo, per dire, le foto di certi eroi del West, sembrano in lacrime ma perché gli occhi non ce la facevano più a fissare l’obiettivo.

 TEMPI SCEMI Secondo gli inesorabili esperti, il sorriso ci fa bene alla salute al contrario del musone. E c’è, al di là del formaggio, un Indice del Sorriso che ne distingue soprattutto due. Genuino sarebbe il sorriso di Duchenne (studioso francese): angoli della bocca arricciati verso l’alto e zampe di gallina attorno agli occhi. Poi il sorriso Pan American: quello meccanico delle hostess della compagnia aerea americana, che ti accolgono così e poi ti servono uno spuntino gustoso come una gomma da masticare. Fuori classifica certi sorrisi che sembrano piuttosto paresi facciali. Muscoli troppo forti porterebbero a un sorriso che più che essere un sorriso di denti è un sorriso di gengiva. Alla Veronica Pivetti, quella che ha appena annunciato di vivere con una donna perché gli uomini l’hanno delusa (legittimo, ma che ce ne importa?). Gengivona oggi rimediabile, volendo, a botte di botulino. Ancorché secondo alcuni mostrare tutti gli incisivi (gengiva acclusa) sia addirittura seducente. Pivetti a parte.

 Sono state ragioni di sicurezza a vietare che si dica <cheese> anche per le foto-tessera. Ci sono sorrisi capaci di trasformare Gentiloni in un Salvini, roba da antiterrorismo. Ma il fatto è che il sorriso è di moda nell’era del primo impatto, quando conta più come ti presenti che cosa dici, tanto cosa dici non lo ascolta nessuno. E’ vero che ci vogliono 72 muscoli per tenere il broncio e solo 12 per sorridere. Ma la cosa strana è che tra le faccine tecnologiche (<emoji>) che oggi usiamo per esprimere le nostre emozioni, quelle sorridenti sono 12 su 55. Dovevamo arrivare a farci fare lezione dai pupazzi.