Ma non Ŕ tutta colpa di Cristoforo Colombo

Venerdý 22 settembre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Tutta colpa di Cristoforo Colombo. Soprattutto i baresi sapranno che in tema circola su Youtube un divertente sketch dialettale di Davide Ceddìa. Nel quale egli spiega perché il nonno, dopo aver visto i telegiornali, andandosene a dormire imprecava appunto contro Colombo. Reo non di aver scoperto l’America dove i nativi se ne stavano per conto loro col codino e la pipa. Ma di averli sterminati tutti provocando una reazione a catena. La deportazione degli schiavi africani per lavorare al loro posto. Il continuo arrivo di altri europei laggiù a caccia di ricchezze. L’ingordigia del colonialismo in giro per il pianeta, con conseguenze ancòra oggi. Insomma il mondo rovinato per colpa di un pezzetto di terra fra la Genova del grande navigatore e il Portogallo dal quale partì.

 Non si sa se l’eco di Ceddìa e del nonno sia arrivato fino negli States. Dove si è scatenata una furia iconoclasta contro le statue che non risparmia neanche Colombo. Il quale campeggia di fronte a Central Park, nel cuore newyorkese di Manhattan. E che potrebbe accomunare nella sua sorte quel Columbus Day che per i nostri paisà è stato finora una sorta di rivincita verso il patimento dell’emigrazione. Pugliesi e lucani in primo piano.

 Ma che non sia aria non l’ha capito solo Colombo. Un non minore rancore si è diffuso a Charlottesville, in Virginia, dove gruppi di puri e duri hanno preso di mira le statue dei generali secessionisti. Sono quelli che durante la feroce guerra civile avevano combattuto per il Sud schiavista contro la decisione del presidente Lincoln di abolirla, la schiavitù. Contagio che si è diffuso a Baltimora, Maryland, contro il monumento al generale Robert E. Lee. E che rischia di coinvolgere anche il mitico film <Via col vento> non meno accusato di razzismo. Nonostante il suo indimenticabile finale: <Tanto, domani è un altro giorno>.

 E’ proprio quell’altro giorno che così sembra non essere arrivato ancòra, la consegna della storia alla storia senza le passioni del momento. Perché chi ha aizzato tutto è stato quell’impunito del presidente Trump con le sue intemerate a favore dei sudisti, quindi dello schiavismo, quindi del razzismo. Cui hanno reagito i puri e duri, vogliosi in verità di abbattere lui. Mettendo in mezzo il povero Colombo che c’entra poco con le crudeltà dei suoi successori (cattolici, ricordiamo). E Colombo che senza neanche saperlo ha finito per aprire una nuova epoca, se non sembra poca cosa.

 Se la moda di distruggere statue dovesse diffondersi, non ne uscirebbe vivo nessuno. Accomunando tutti all’Isis che distrugge le vestigia romane di Palmira e ai talebani che avevano fatto fuori i Budda afgani. Per non parlare dell’Impero Romano che rischia più di tutti essendo stato quello che si è allargato di più di tutti. Ciò che fa dire a uno storico come Luciano Canfora che scatenarsi sui simboli è ridicolo pur essendo un classico di ogni tempo. Ed essendo comprensibile sùbito dopo la caduta di un tiranno, non a babbo morto, quando appunto il tiranno fa parte, più male che bene, della memoria di tutti.

 Questione che sembrava lontana da noi, se non fosse passata in questi giorni alla Camera (in attesa del Senato) la legge Fiano contro la propaganda nazi-fascista. Nel Paese la cui Costituzione già vieta la ricostituzione del partito fascista. E tenendo rispettosamente conto che il piddino Emanuele Fiano è figlio di un italiano deportato ad Auschwitz e unico superstite della sua famiglia. Ma il virus corre veloce se in questi stessi giorni a Noli (Savona) si scatena il pandemonio per la decisione del sindaco di dedicare una targa a una 13enne violentata e uccisa dai partigiani con l’accusa di essere una spia fascista. E a Milano provoca non minore pandemonio la proposta di un’assessora (di sinistra) di dedicare una corona di fiori sia ai partigiani che ai fascisti caduti.

 C’è un rigurgito di manifestazioni e gruppi  fascisti, questa la motivazione della legge Fiano e dei <no> a commistioni. E’ vero, se si pensa alle troppe piazze nere di questi ultimi tempi. Alla spiaggia fascista di Chioggia. E addirittura alla torta con la faccia di Mussolini in un bar di Maratea (Potenza). E non ignorando che nella situazione di allarme del 1934 le democrazie occidentali erano convinte che <It can’t happens here> (non può avvenire qui). Avvenne. Ora l’illusione è che il disgustoso revival si possa combattere con la censura, che ha sempre peggiorato le cose. Mettendo la polvere sotto il tappeto. E non con biblioteche per ragazzi. O anzitutto con la politica che altrimenti darebbe prova di impotenza. Anzi proprio la sua impotenza l’ha ridotta a poco credibile propaganda.

 Costruire invece di cancellare. Non è dimenticando i morti, che i morti la finiscono di parlare. Qualcuno dalle nostre parti ne sa qualcosa? E quanto alle statue, c’è chi prudenzialmente suggeriva di conservarne i piedistalli, non si sa mai.