A basso costo e alta fregatura

Sabato 7 ottobre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Si fa presto a dire <low cost>, a basso costo. Anzi ci stiamo vivendo da anni. Tanto che parliamo anche di <generazione low cost>, i nostri ragazzi che ormai viaggiano di qua e di là come pacchi postali. Più nomadi degli uccelli migratori. Grazie soprattutto ai prezzi stracciati degli aerei. Anzi non degli aerei, ma di Ryanair, che non è una compagnia, ma una promessa esistenziale. Sappiamo tutti come ha funzionato: prenota con molto anticipo, magari ad agosto per gennaio non sapendo se ci troverai la gelata del secolo, ed è fatta. Così parlano molto meglio l’inglese di quanto azzecchino un congiuntivo casalingo. E conoscono più Berlino del quartiere dove abitano. Ma non solo loro, che sono anche la <generazione Erasmus>, quelli che vanno a studiare fuori e si sposano la danese. C’è anche la fine settimana familiare a Barcellona invece che sull’Alta Murgia.

 FINE DI UN MITO Ma ora sono stati i piloti a mandare a quel paese l’uomo più antipatico del mondo, quel Michael O’ Leary che Ryanair l’ha inventata, ma l’ha anche imposta con metodi leggermente spicci. Piloti che se ne sono andati per non essere più trattati come minatori del ‘700. E noi che, nell’incazzatura dei voli cancellati, abbiamo cominciato a ricordare come siamo a nostra volta trattati. Anzi maltrattati. Anzitutto senza nessuna grazia tranne il buongiorno e il buonasera d’ordinanza alla partenza e all’arrivo. Coi posti all’arrembaggio manco fossimo pirati dei Caraibi. Col supplemento se non volessimo dividerci ritrovandoci a fianco uno che puzza. Col trolley vivisezionato e misurato con occhi di sangue come se fossimo dell’Isis. Col personale che non ti dà un bicchiere d’acqua neanche se ti vede agonizzare. E che ti fa capire che non sei qui perché ci piacciamo, ma perché hai voluto risparmiare. Quindi devo farti stare più male possibile per farti sborsare più supplementi possibili, anche sugli occhiali da sole che porti appesi al collo. E di fartela pagare vendendoti un profumo, un panino o un gratta-e-vinci, anche perché se non te lo vendiamo siamo noi personale di bordo a doverci trovare un altro mestiere.

 Più che un biglietto aereo, una concezione di vita. Prezzo sempre più basso contro disagi sempre più alti. Che, diciamo, abbiamo accettato (e chissà se continueremo ad accettare) convinti di fare la drittata della vita sia pure prendendoci i pesci in faccia. E che ha repliche nei bus di Flixbus. O nei tassisti di Uber. O nei discount di un euro a pezzo.  Col ragionamento molto <mercatista>, cioè di mercato, che finché ne ha vantaggi il consumatore, chi se ne importa dei piloti. O degli assistenti di volo dallo stipendio che non arriva alla fine del mese. O degli autisti dei bus concorrenti che perdono il lavoro e le loro aziende chiudono (ah, ma dovevano pensarci prima, è la concorrenza, bellezza). O di quelli che fanno le magliette e le scarpe da noi e che ora sono spazzati da roba cinese che non li vede neanche, in verità più per i prezzi che per le falsificazioni e le imitazioni. E che ti fanno girare come un santissimo con Vuitton autentiche quanto può essere autentica una mozzarella pugliese che chiamano <mossarella> e fanno in Romania.

 IL BOOMERANG PER NOI Perché questa è la trappola. Il sorriso e la lacrima. Non solo condizioni di lavoro di fronte alle quali le nostre sono feste di gala da fare santa sùbito la Camusso. Ma anche un’economia che più risparmia singolarmente più si deprime collettivamente. Perché il costo delle aziende che chiudono (e prima che possano riciclarsi) lo paghiamo tutti in nuove tasse per conservare i vecchi servizi sociali. Lo paghiamo in disoccupazione. Lo paghiamo in delocalizzazioni in Cina e dintorni di nostre produzioni, insomma se ne vanno a darlo agli altri, questo lavoro. Perché la logica dell’economia <low cost> presuppone sempre meno diritti per chi la fa funzionare (fatti loro, fatti loro) ma sempre più boomerang per noi. Bisognerebbe fare esami del sangue per accertare la glicemia occulta da prezzo basso.

  E appunto le tasse, poi. Coi maghi delle multinazionali che danno tutto a quattro soldi tanto più quanto sono un <Chi l’ha visto?> per il fisco. Non sapendo spesso dove sia il loro numero di casa. E che quindi scompaiono come neve a primavera. In un gioco a somma zero in cui, se non le pagano loro, qualcuno le deve pagare queste tasse, col forte sospetto che siamo noi. Vedi un cellulare: software californiano, apparecchio cinese, grafica italiana, commercializzazione slovacca, confezione albanese, pubblicità irlandese. Dove gliele fai pagare le tasse? E Facebook, e Google, e Twitter che sono i più ricchi del mondo pur dandoti tutto gratis, ne vogliamo parlare?

 Si fa presto a dire <low cost>, vita a basso costo. Ma non riusciva neanche a Totò. Così ogni volta che chiamiamo, e un pony a 8 euro al giorno ci porta il pranzo a casa, di sicuro qualche cosa ci va di traverso.