Lettera a Briatore da un provinciale

Sabato 21 ottobre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Egregio signor Briatore, lei sa cos’è un trullo. E’ una di quelle costruzioni a cono che sembrano poppe al vento. E che fecero dire a un esteta come Cesare Brandi che sono allegri come <un girotondo di bimbi>. Quando nacquero, 500 anni fa, erano un trucco per montarli in poco tempo, una lamina di pietra sull’altra. Ma anche un trucco per smontarli in un amen quando arrivavano quelli delle tasse sulle abitazioni. Roba da poveri, insomma. Tanto che si raccomandava in famiglia di non dire che si viveva lì dentro, perché non si voleva fare brutta figura. Ma così anche le case di campagna nelle quali ai contadini di Puglia non piaceva stare. I padroni avevano le masserie, poi anch’esse abbandonate perché tutti correvano nelle città.

 IL SUD HA VINTO Lei, signor Briatore, saprà anche cosa sono i Sassi di Matera. Quell’inferno che il capo del governo, De Gasperi, definì <vergogna nazionale>. Poi anni dopo quelli dell’Onu ebbero la sfrontatezza di dire che no, erano addirittura patrimonio universale dell’umanità. E infine ora saranno con Matera la capitale europea della cultura. Perché lì dentro, più che l’abbruttimento dell’uomo, ce n’era il genio. Quello che mise insieme la trinità di cielo, terra e acqua in una armonia che li faceva mirabilmente coesistere. Gli uni sugli altri in un equilibrio che non toglieva nulla a nessuno. Anzi, quando a sera un lume si accendeva davanti a ogni porta, a quelli che erano di sopra pareva di vedere, là sotto, un altro cielo luccicare di altre stelle come in una poesia.

 Ora non sappiamo, signor Briatore, se lei si sia mai chiesto come mai quei simboli di miseria siano ora diventati simboli di ricchezza. Trulli, e Sassi, e masserie strappate ai guasti del tempo e della trascuranza. Insieme a una terra tanto prodiga di frutti quanto avara di futuro.  E’ avvenuto perché il Sud ha vinto, anche se continua ad apparire perdente. E’ avvenuto perché tutti insieme non sono soltanto la Grande Bellezza di Puglia e Basilicata. Ma sono una concezione della vita considerata retrograda ma ora ricercata come salvezza dai reduci del gelido dio della produzione. Ricercata come la Pausa.

 GLI SPOSI AMERICANI E’ avvenuto anche, signor Briatore, perché la globalizzazione che abbatte le frontiere e cancella le differenze ha contemporaneamente creato la difesa da se stessa. Nella scoperta e nella caccia a ciò che è diverso e unico e irripetibile, perché non tutto può essere cineseria. La reazione alla globalizzazione è stata la voglia di rimettere la chiesa al centro del villaggio. E la riabilitazione di trulli, Sassi, masserie è avvenuta perché la civiltà informatica della Grande Rete che ha eliminato la Geografia e il Tempo ha anch’essa gli anticorpi che ci fanno desiderare un mondo non solo contenuto in un cellulare. Quella Grande Bellezza ce l’abbiamo solo noi. Questo il Valore. Questa la sua nuova concezione. Questa la sua nuova misura.

 Ecco, signor Briatore, la misura accogliente di fronte alla dismisura straniante. Ora lei si chiederà perché questo sermone. Perché le vogliamo dire che siamo provinciali orgogliosi di esserlo. Proprio come lei ci ha definiti perché faremmo i ficcanaso quando i ricchi del mondo vengono dalle nostre parti a sposarsi. Non a Miami. Non Montecarlo. Non la Costa Smeralda bella e di plastica. Ma laddove tutto sembra fiaba come si spera che resti un sogno d’amore. E laddove la genuinità della gente magari esagera in curiosità e in gioia comune. Ma non è mai né buon selvaggio né asettica indifferenza. E’ il <c’era una volta>.

 Guardi, signor Briatore, lei non deve credere che noi non amiamo i ricchi come se fossimo tanto poveri di spirito da non capire quanto servano per crescere. Lei, se vuole, può portare da noi i suoi ricchi rinserrandoli nei recinti a difesa da sguardi e contagi. Ma ci sono anche i ricchi che, più che chiudersi in un castello, se ne godono l’impagabile ombra come appunto avvenuto nelle ultime favolose nozze americane a Monopoli. Poi si sarebbero lamentati perché quei provinciali dei nativi sarebbero stati invadenti, non abituati a quel lusso come avrebbero potuto esserlo a Saint-Tropez. Ma se davvero avessero chiesto di essere lasciati stare, la vecchia civiltà dei provinciali sa come fare con gli ospiti.

 Il fatto è che, signor Briatore, l’Eccesso dovrebbe difendersi proprio da ciò che lo crea. Avere anch’esso una misura. Ma ormai viviamo un tempo in cui respiri e lo fai sapere su Facebook. Anche gli sposi americani vi mettevano continuamente foto. Perché il mondo continua a raccontare incessantemente se stesso sullo smartphone anche quando dormi. Pure lei non sarebbe Briatore se così non fosse. La gente del  Sud è proprio come la vicina di casa che ti porta il caffè quando sei sola. Insomma la provincia del mondo continua a fare la provinciale. E, a quanto pare, ad attirare il resto del mondo proprio per questo.