Ma così è naturale che si vada a destra

Venerdì 3 novembre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Eppure,  bisognerebbe capire perché il mondo va a destra. Metti gli immigrati. Certo, è un barbarie negare che siano italiani quelli che dalla scuola, al calcetto, alle feste di compleanno, alla discoteca fanno come i nostri figli e tutto insieme a loro. Ma glielo si nega perché non sarebbe sufficiente nascere o vivere sul suolo nazionale (<ius soli>), occorre che ne abbiano il sangue (<ius sanguinis>) manco dovessero fare un prelievo al giorno. E tutto questo non c’entra niente col presunto immigrato che stupra o delinque o ci invade. Ma se vede l’immigrato aggirarsi sotto casa o fra le panchine delle stazioni, la gente ha paura. Peggio ancòra se qualcuno ritiene che non sia un peccato essere bianco ma che per questo viene definito razzista.

 Metti la religione. Il musulmano è libero di pregare cinque volte al giorno, anzi sarebbe civile dargli le moschee perché possa farlo. Sarebbe più civile la reciprocità, cioè che i cristiani non fossero crocifissi nei Paesi musulmani. Ma non è civile definire cane infedele il cristiano orgoglioso del suo credo. Non è civile che il musulmano chieda di togliere il crocifisso dalla scuola o che per il prossimo Natale si senta offeso dal presepe. Ancòra meno civile è che lo facciano certi presidi o certi parroci di loro volontà. E non è civile accusare di non rispettare le minoranze chi dovesse pretendere da loro il rispetto delle donne da non intabarrare nella violenza né di un burqa né di una schiavitù. Col burqa avremmo avuto una Gioconda? Così uno va a destra.

 Metti i sindacati. E’ molto meno sorpassato di quanto sembri il Marx e la sua <massa di manovra> del proletariato, quella cui possono sempre attingere gli sfruttatori del lavoro. Vedi i giovani, per uno che non ci sta ce ne sono dieci che accettano pur di vivere e non sopravvivere. Ed è molto meno sorpassato di quanto sembri il Marx che parlava di sperequazione fra il compenso al lavoro e il compenso al capitale, visto quanto certi amministratori delegati guadagnano più dei loro dipendenti. Ma se uno vede che i sindacati rappresentano più i garantiti che i precari, non può essere considerato traditore della (scomparsa) classe operaria e amico dei padroni. Così uno va a destra.

 Metti la globalizzazione. E’ vero che ha aperto il mondo non solo alle importazioni dagli altri ma anche alle proprie esportazioni agli altri. Riceviamo valanghe di cineserie ma abbiamo a disposizione il loro mercato di un miliardo e mezzo di persone per bilanciare. Però il gioco è stato truccato a loro favore. Perché si dovrebbe tutti rispettare le stesse regole e loro non lo fanno, tra salari da fame, inquinamento che uccide, protezionismo. Insomma ha arricchito loro e impoverito noi. Tanto che per la prima volta la Cina ha più Paperoni dell’America. Così uno non ci sta e si dice che va a destra perché la globalizzazione sarebbe apertura e quindi di sinistra.

 Metti la sicurezza. Si dice che sarebbe un Far West un Paese in cui si potesse impunemente sparare su chiunque considerassimo una minaccia. Si dice che la legittima difesa non dovrebbe mai essere tanto illegittima da diventare omicidio. Si dice che se qualcuno entra in casa nostra la colpa non sarebbe la sua ma della società che l’ha costretto a farlo con le sue ingiustizie. Ma non si può definire nazista chi vorrebbe vivere tranquillo. Né chi si aspetterebbe che i delinquenti stessero più in galera che a piede libero o in permesso premio. Né chi il giorno dopo non vorrebbe ritrovarsi lo scippatore di nuovo in giro. Armarsi non è mai una scelta facile tranne che per un demente. Così uno rivendica il diritto alla paura e va a destra.

 Metti i rom. Bisogna finirla di ritenerli rumeni per assonanza anche se sono italiani di quarta generazione. E come se essere rumeni sia un peccato. E bisogna riconoscere il loro diritto di vivere secondo le proprie tradizioni anche se non coincidono con le nostre. Ma non è un pregiudizio borghese non volere nella cinta della città campi profughi con più incendi che leggi. E non è una violazione dei loro diritti pretendere che mandino i loro figli a scuola. Come non è da fascisti non voler vedere i loro figli ai semafori. Così uno rifiuta la retorica dell’umanità senza condizioni e va a destra.

 Se dico che sono eterosessuale, non sono omofobo. Né lo sono se rispetto gli omosessuali ma non li condivido. Se tengo alla mia identità e cultura non sono xenofobo. E non mi ritengo affamatore di popoli se ritengo che non è vero che ogni guerra o povertà africana sia tutta colpa nostra. Essere di destra è una concezione del mondo che non ha affatto bisogno di giustificarsi, come una egemonia culturale di sinistra pretenderebbe. Ma esserlo è ancòra più scontato, anzi a volte necessario, di fronte all’orgia retorica della sinistra. Specialista nel credere che se il mondo non va come essa pretende, la colpa è del mondo.