Perlomeno restituite il Tesoretto fatto al Sud

Venerdì 17 novembre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Solo il Fortino di Sant’Antonio a Bari. Parliamo dell’Art Bonus, cioè le donazioni a favore di beni culturali italiani. E sulle quali è concesso uno sconto fiscale del 65 per cento che durerà tre anni. Ebbene, sui 200 milioni finora raccolti, al Sud sono arrivati 3,8 milioni. Se non fosse chiaro, l’1,93 per cento. Ma come, proprio al Sud che ne ha più bisogno? Al solo Teatro di Modena sono andati gli stessi 3,8 milioni ricevuti dai 132 progetti presentati per l’intero Sud. Unica eccezione meridionale, appunto il Fortino di Sant’Antonio, che ha raccolto tutti i 120.462 euro del suo progetto.

 Tanto per capirci, zero euro alla Reggia di Caserta (come ha accertato un’inchiesta di Marco Esposito per il <Mattino> di Napoli). Reggia che pure sta avendo un boom di visitatori e di incassi. E 100 euro al Museo archeologico di Napoli, i cui incassi sono addirittura del 73 per cento in più. Forse al Sud si è troppo tirchi, essendo più improbabile di uno scudetto al Benevento l’ipotesi che possano sceglierlo donatori del Nord. Possibile che ci sia minore cultura della donazione, come si dice. Possibile che non ci sia stata sufficiente comunicazione. Possibile che l’opinione sulla pubblica amministrazione sia tale per cui solo un san Francesco si azzarderebbe a donare senza sapere dove i suoi soldi vanno a finire. Ma molto più probabile che anche qui sia scattata la solita trappola per il Sud.

 Meno ricchi hai, più piangi, ancorché nessuno abbia mai dimostrato una corrispondenza automatica fra ricchezza e generosità. Stessa musica se hai meno imprese, quelle che più potrebbero e dovrebbero, se capissero che un territorio più bello è un valore aggiunto anche per loro. E poi, vuoi mettere la targa con tanto di lode alla munificenza? Dovrebbero avere più riconoscenza anche quelle imprese nazionali che al Sud operano e fanno profitti che però vanno a finire altrove (come vanno a finire altrove le loro tasse su quei profitti). Ma ci vorrebbero anche più banche, e non solo quelle della porta accanto che non sempre possono cantare e portare la croce. Comprese le Fondazioni bancarie, ma questo non detto come se fosse roba da <varie ed eventuali>.

 Perché le Fondazioni bancarie sono poteri forti in Italia. E siccome sono poteri forti, sulle 88 vigilate dal governo, quelle al Sud sono soltanto il 4,4 per cento. Il fatto è che le Fondazioni bancarie hanno partecipazioni azionarie nelle banche del Nord che operano al Sud. O di quelle banche gestiscono il patrimonio che è anche al Sud. Ma siccome, appunto, solo il 4,4 per cento delle Fondazioni è al Sud, ecco l’altra trappola. Perché anche quei loro profitti fatti al Sud vanno a finire al Nord dove il 95,6 per cento delle Fondazioni ha sede legale. E per statuto i soldi si spendono dove si ha sede legale. E’ più che possibile che i 3,8 milioni andati al sunnominato Teatro di Modena siano soldi fatti al Sud. Conclusione: il Sud assiste il Nord.

 La cattiva coscienza verso il Sud ha prodotto tempo fa una mozione approvata dal Parlamento per una redistribuzione: al Sud almeno un terzo della spesa delle Fondazioni, un terzo quanto è la sua popolazione. Ma in Italia a malapena si rispettano le leggi, figuriamoci le mozioni. Detto e (s)fatto: nel 2016, al CentroNord il 94,2 per cento delle erogazioni delle dette Fondazioni, al Sud il 5,8 per cento. Non ci vuole un Einstein per capire che qualcosa non quadra. Fosse un danno solo per i beni culturali, figuriamoci, per quanto li considera il Paese che più ne ha al mondo ma che meno li cura al mondo. Ma gli sconti fiscali per chi dona dovrebbero (potrebbero) estendersi ad altro. Al volontariato, per esempio, nel Paese in cui più conta quanto più lo Stato non funziona. Alla scuola, e poi dai ragazzi del Sud ci si aspetta che siano bravi quanto gli altri pur con meno mezzi a disposizione.

 Ancòra una volta la somma non fa il totale, alla Totò. Sbarcasse un marziano in Italia, si potrebbe porre qualche domanda. Tanto per cominciare, se l’intenzione di ridurre il divario fra Nord e Sud sia più rassicurante di una posizione politica di Grillo. Poi, se qualcuno ha capito che affidarsi alla generosità altrui dà meno certezze di un gol su rigore di Dybala. Infine, se non sia il caso di riservare stabilmente una quota delle donazioni al Sud come area svantaggiata, anche se il Sud vorrebbe fare da sé invece di essere protetto come l’ultimo panda cinese e vederselo anche rinfacciare. E dato che tutto l’attuale meccanismo aumenta il divario territoriale invece di ridurlo.

 Il marziano potrebbe anche chiedersi come mai si affermi che al Sud arrivano vagonate di denaro, quando in questo caso ne è arrivato solo per il Fortino di Sant’Antonio, e tutt’altro che vagonate. Ma prima di riuscire a capirlo, è più probabile che il marziano decida di non perderci ancòra la testa e di tornarsene da dove è venuto.       

Solo il Fortino di Sant’Antonio a Bari. Parliamo dell’Art Bonus, cioè le donazioni a favore di beni culturali italiani. E sulle quali è concesso uno sconto fiscale del 65 per cento che durerà tre anni. Ebbene, sui 200 milioni finora raccolti, al Sud sono arrivati 3,8 milioni. Se non fosse chiaro, l’1,93 per cento. Ma come, proprio al Sud che ne ha più bisogno? Al solo Teatro di Modena sono andati gli stessi 3,8 milioni ricevuti dai 132 progetti presentati per l’intero Sud. Unica eccezione meridionale, appunto il Fortino di Sant’Antonio, che ha raccolto tutti i 120.462 euro del suo progetto.

 Tanto per capirci, zero euro alla Reggia di Caserta (come ha accertato un’inchiesta di Marco Esposito per il <Mattino> di Napoli). Reggia che pure sta avendo un boom di visitatori e di incassi. E 100 euro al Museo archeologico di Napoli, i cui incassi sono addirittura del 73 per cento in più. Forse al Sud si è troppo tirchi, essendo più improbabile di uno scudetto al Benevento l’ipotesi che possano sceglierlo donatori del Nord. Possibile che ci sia minore cultura della donazione, come si dice. Possibile che non ci sia stata sufficiente comunicazione. Possibile che l’opinione sulla pubblica amministrazione sia tale per cui solo un san Francesco si azzarderebbe a donare senza sapere dove i suoi soldi vanno a finire. Ma molto più probabile che anche qui sia scattata la solita trappola per il Sud.

 Meno ricchi hai, più piangi, ancorché nessuno abbia mai dimostrato una corrispondenza automatica fra ricchezza e generosità. Stessa musica se hai meno imprese, quelle che più potrebbero e dovrebbero, se capissero che un territorio più bello è un valore aggiunto anche per loro. E poi, vuoi mettere la targa con tanto di lode alla munificenza? Dovrebbero avere più riconoscenza anche quelle imprese nazionali che al Sud operano e fanno profitti che però vanno a finire altrove (come vanno a finire altrove le loro tasse su quei profitti). Ma ci vorrebbero anche più banche, e non solo quelle della porta accanto che non sempre possono cantare e portare la croce. Comprese le Fondazioni bancarie, ma questo non detto come se fosse roba da <varie ed eventuali>.

 Perché le Fondazioni bancarie sono poteri forti in Italia. E siccome sono poteri forti, sulle 88 vigilate dal governo, quelle al Sud sono soltanto il 4,4 per cento. Il fatto è che le Fondazioni bancarie hanno partecipazioni azionarie nelle banche del Nord che operano al Sud. O di quelle banche gestiscono il patrimonio che è anche al Sud. Ma siccome, appunto, solo il 4,4 per cento delle Fondazioni è al Sud, ecco l’altra trappola. Perché anche quei loro profitti fatti al Sud vanno a finire al Nord dove il 95,6 per cento delle Fondazioni ha sede legale. E per statuto i soldi si spendono dove si ha sede legale. E’ più che possibile che i 3,8 milioni andati al sunnominato Teatro di Modena siano soldi fatti al Sud. Conclusione: il Sud assiste il Nord.

 La cattiva coscienza verso il Sud ha prodotto tempo fa una mozione approvata dal Parlamento per una redistribuzione: al Sud almeno un terzo della spesa delle Fondazioni, un terzo quanto è la sua popolazione. Ma in Italia a malapena si rispettano le leggi, figuriamoci le mozioni. Detto e (s)fatto: nel 2016, al CentroNord il 94,2 per cento delle erogazioni delle dette Fondazioni, al Sud il 5,8 per cento. Non ci vuole un Einstein per capire che qualcosa non quadra. Fosse un danno solo per i beni culturali, figuriamoci, per quanto li considera il Paese che più ne ha al mondo ma che meno li cura al mondo. Ma gli sconti fiscali per chi dona dovrebbero (potrebbero) estendersi ad altro. Al volontariato, per esempio, nel Paese in cui più conta quanto più lo Stato non funziona. Alla scuola, e poi dai ragazzi del Sud ci si aspetta che siano bravi quanto gli altri pur con meno mezzi a disposizione.

 Ancòra una volta la somma non fa il totale, alla Totò. Sbarcasse un marziano in Italia, si potrebbe porre qualche domanda. Tanto per cominciare, se l’intenzione di ridurre il divario fra Nord e Sud sia più rassicurante di una posizione politica di Grillo. Poi, se qualcuno ha capito che affidarsi alla generosità altrui dà meno certezze di un gol su rigore di Dybala. Infine, se non sia il caso di riservare stabilmente una quota delle donazioni al Sud come area svantaggiata, anche se il Sud vorrebbe fare da sé invece di essere protetto come l’ultimo panda cinese e vederselo anche rinfacciare. E dato che tutto l’attuale meccanismo aumenta il divario territoriale invece di ridurlo.

 Il marziano potrebbe anche chiedersi come mai si affermi che al Sud arrivano vagonate di denaro, quando in questo caso ne è arrivato solo per il Fortino di Sant’Antonio, e tutt’altro che vagonate. Ma prima di riuscire a capirlo, è più probabile che il marziano decida di non perderci ancòra la testa e di tornarsene da dove è venuto.       

Solo il Fortino di Sant’Antonio a Bari. Parliamo dell’Art Bonus, cioè le donazioni a favore di beni culturali italiani. E sulle quali è concesso uno sconto fiscale del 65 per cento che durerà tre anni. Ebbene, sui 200 milioni finora raccolti, al Sud sono arrivati 3,8 milioni. Se non fosse chiaro, l’1,93 per cento. Ma come, proprio al Sud che ne ha più bisogno? Al solo Teatro di Modena sono andati gli stessi 3,8 milioni ricevuti dai 132 progetti presentati per l’intero Sud. Unica eccezione meridionale, appunto il Fortino di Sant’Antonio, che ha raccolto tutti i 120.462 euro del suo progetto.

 Tanto per capirci, zero euro alla Reggia di Caserta (come ha accertato un’inchiesta di Marco Esposito per il <Mattino> di Napoli). Reggia che pure sta avendo un boom di visitatori e di incassi. E 100 euro al Museo archeologico di Napoli, i cui incassi sono addirittura del 73 per cento in più. Forse al Sud si è troppo tirchi, essendo più improbabile di uno scudetto al Benevento l’ipotesi che possano sceglierlo donatori del Nord. Possibile che ci sia minore cultura della donazione, come si dice. Possibile che non ci sia stata sufficiente comunicazione. Possibile che l’opinione sulla pubblica amministrazione sia tale per cui solo un san Francesco si azzarderebbe a donare senza sapere dove i suoi soldi vanno a finire. Ma molto più probabile che anche qui sia scattata la solita trappola per il Sud.

 Meno ricchi hai, più piangi, ancorché nessuno abbia mai dimostrato una corrispondenza automatica fra ricchezza e generosità. Stessa musica se hai meno imprese, quelle che più potrebbero e dovrebbero, se capissero che un territorio più bello è un valore aggiunto anche per loro. E poi, vuoi mettere la targa con tanto di lode alla munificenza? Dovrebbero avere più riconoscenza anche quelle imprese nazionali che al Sud operano e fanno profitti che però vanno a finire altrove (come vanno a finire altrove le loro tasse su quei profitti). Ma ci vorrebbero anche più banche, e non solo quelle della porta accanto che non sempre possono cantare e portare la croce. Comprese le Fondazioni bancarie, ma questo non detto come se fosse roba da <varie ed eventuali>.

 Perché le Fondazioni bancarie sono poteri forti in Italia. E siccome sono poteri forti, sulle 88 vigilate dal governo, quelle al Sud sono soltanto il 4,4 per cento. Il fatto è che le Fondazioni bancarie hanno partecipazioni azionarie nelle banche del Nord che operano al Sud. O di quelle banche gestiscono il patrimonio che è anche al Sud. Ma siccome, appunto, solo il 4,4 per cento delle Fondazioni è al Sud, ecco l’altra trappola. Perché anche quei loro profitti fatti al Sud vanno a finire al Nord dove il 95,6 per cento delle Fondazioni ha sede legale. E per statuto i soldi si spendono dove si ha sede legale. E’ più che possibile che i 3,8 milioni andati al sunnominato Teatro di Modena siano soldi fatti al Sud. Conclusione: il Sud assiste il Nord.

 La cattiva coscienza verso il Sud ha prodotto tempo fa una mozione approvata dal Parlamento per una redistribuzione: al Sud almeno un terzo della spesa delle Fondazioni, un terzo quanto è la sua popolazione. Ma in Italia a malapena si rispettano le leggi, figuriamoci le mozioni. Detto e (s)fatto: nel 2016, al CentroNord il 94,2 per cento delle erogazioni delle dette Fondazioni, al Sud il 5,8 per cento. Non ci vuole un Einstein per capire che qualcosa non quadra. Fosse un danno solo per i beni culturali, figuriamoci, per quanto li considera il Paese che più ne ha al mondo ma che meno li cura al mondo. Ma gli sconti fiscali per chi dona dovrebbero (potrebbero) estendersi ad altro. Al volontariato, per esempio, nel Paese in cui più conta quanto più lo Stato non funziona. Alla scuola, e poi dai ragazzi del Sud ci si aspetta che siano bravi quanto gli altri pur con meno mezzi a disposizione.

 Ancòra una volta la somma non fa il totale, alla Totò. Sbarcasse un marziano in Italia, si potrebbe porre qualche domanda. Tanto per cominciare, se l’intenzione di ridurre il divario fra Nord e Sud sia più rassicurante di una posizione politica di Grillo. Poi, se qualcuno ha capito che affidarsi alla generosità altrui dà meno certezze di un gol su rigore di Dybala. Infine, se non sia il caso di riservare stabilmente una quota delle donazioni al Sud come area svantaggiata, anche se il Sud vorrebbe fare da sé invece di essere protetto come l’ultimo panda cinese e vederselo anche rinfacciare. E dato che tutto l’attuale meccanismo aumenta il divario territoriale invece di ridurlo.

 Il marziano potrebbe anche chiedersi come mai si affermi che al Sud arrivano vagonate di denaro, quando in questo caso ne è arrivato solo per il Fortino di Sant’Antonio, e tutt’altro che vagonate. Ma prima di riuscire a capirlo, è più probabile che il marziano decida di non perderci ancòra la testa e di tornarsene da dove è venuto.