Togli dalla scuola il voto in condotta

Sabato 25 novembre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Vile, tu uccidi un uomo morto. Ricordiamo tutti il grido di Francesco Ferruzzi trucidato dal capitano di ventura Maramaldo mentre già agonizzava nella battaglia di Gavinara del 1530. Qualcosa di simile è avvenuto col voto in condotta alla scuola media. Abolito dalla Fedeli, la ministrina dai capelli rossi. E sostituito da un giudizio non più in decimali, ciò che non farà mai capire di che condotta davvero si tratti nella patria di Machiavelli. E nel Paese in cui, diceva Flaiano, la linea più dritta fra due punti è l’arabesco. Ma l’insufficienza in condotta era già scomparsa da tempo pur non essendo affatto scomparsa la cattiva condotta. Perché se da noi c’è qualcosa di più indigesto di un timballo a colazione, questo qualcosa è il voto. E non solo a scuola. Così la condotta non farà più media. E per portarti teoricamente alla ripetizione dell’anno, devi almeno strozzare il compagno di banco. Ritenendo che sia insufficiente dire befana alla professoressa.

L’ULTIMA NOVITA’ L’unica reazione da parte dei genitori è stata una mancanza di reazione. E figuriamoci, non vorremo traumatizzarli definendoli maleducati invece che creativi se durante le lezioni fanno come se stessero a casa loro. E non ne parliamo neanche di rimproverarli, dovesse finire come alla Don Bosco di Bari, dove una madre è entrata in aula e ha schiaffeggiato la professoressa che ha osato. Quartiere Libertà a rischio, si potrebbe dire, come se ce ne fossero altri del tutto fuori rischio. Tipo il liceo Virgilio di Roma, il cui rischio vero è far parte della Roma bene. Dove ci sono state famiglie che hanno difeso i loro prodi. Perché, ciò che hanno fatto, <cosa sarà mai?>, detto in puro spirito etnico locale.

 Così le bombe carta lanciate durante l’intervallo sono state derubricate a petardi natalizi. Gli spinelli durante l’occupazione (e non solo), ma dài, servono per calmare i ragazzi, in fondo meglio lì che in strada (e un padre ha aggiunto: <vuol dire che erano roba buona>). I 20mila euro di danni per l’occupazione, ma qualcuno ha fatto qualcosa quando nella scuola è crollato mezzo tetto? Il rapporto sessuale diffuso per WhatsApp, beh di questi tempi. I pulsanti antincendio premuti facendo evacuare la scuola, una goliardata. I bulli che spadroneggiano e intimidiscono gli altri, non criminalizziamo. Chissà che non sia stato un eccesso di criminalizzazione anche lo studente spacciatore di cocaina preso l’anno scorso dai carabinieri nel liceo stesso. E apriti cielo quando la preside ha parlato di clima mafioso riferendosi al cosiddetto Collettivo di studenti, comandiamo noi e controlliamo il territorio.

 La intemerata preside ha fatto rilevare che la scuola pubblica è scuola pubblica, non una santa alleanza fra studenti e genitori. Genitori che in una lotta impari per la scuola fanno togliere le note sul registro e ricorrono al Tar contro le bocciature. E laddove nel tempo in cui esisteva la cattiva condotta, la santa alleanza c’era piuttosto fra genitori e insegnanti. Ma insomma, se fai in un museo o in un altro edificio pubblico ciò che hanno fatto a scuola, perlomeno ti arrestano. Allora il problema è la scuola. A cominciare dal giorno in cui, siccome deve essere <democratica> (e antifascista, ovviamente), ci sono entrati i genitori. Contribuendo a farne una assemblea di condominio. E a rischiare di trasformarla da agenzia educativa in agenzia ricreativa.

 NIENTE BRAVI E SOMARI In quella scuola il voto in condotta era perlomeno un deterrente. Ora è una battuta da Zelig. Scuola in cui oserebbe sopravvivere la pretesa <antidemocratica> di selezionare bravi e somari in base al merito. Ma selezionare, orribile, significa discriminare. E la scuola deve essere, sia chiaro, inclusiva e non lasciare indietro nessuno. E se la occupano, è per un mondo migliore. Non è che ci possiamo giocare così le conquiste del ’68, la scuola dell’indulgenza che si doveva fare perdonare secoli di autorità (e anche di autoritarismo). Quella mitica generazione del <6 politico>, delle risposte assembleari alle domande d’esame, dei corsi facilitati, del siamo tutti uguali. Scambiando l’eguaglianza delle opportunità, dei punti di partenza per tutti, con quella dei risultati. Nulla di più antidemocratico perché il povero si trova studi screditati e il ricco ha sempre qualcuno che pensa a lui.

 C’era una volta la scuola che doveva occuparsi della formazione del cittadino, non della deformazione. Una scuola basata sulla condivisione di valori ora non più condivisi se per certi genitori farsi di spinelli come al Virgilio serve a stare meglio. Scuola dove ora si va perché si deve andare. E dove ti devono dare una istruzione ma non più una educazione alla vita. E dove i troppi compiti a casa ti tolgono il tempo per il calcetto. Messo tutto insieme, figuriamoci a chi può interessare il voto in condotta alle medie. Ma figuriamoci proprio.