Mettete gli occhiali alla qualità della vita

Venerdì 1 dicembre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Facciamo una scommessa? Chiediamo a baresi e leccesi se vorrebbero andare a vivere a Belluno o a Sondrio. O, se proprio ci vogliamo rovinare, a Verbano Cusio Ossola (non correte a cercare su Google, è in Piemonte). I primi risponderanno che non rinunceranno mai al mare. I secondi, che non lasceranno mai l’incanto del loro barocco. A dimostrazione che si può stare peggio, ma riuscire a passarsela meglio. Vallo a mettere d’accordo con la classifica che anche quest’anno è un atto d’accusa contro la qualità della vita al Sud. E ci dice che l’aspirazione più grande sarebbe trasferirsi tutti sulle Alpi. Cioè dove si va, ma in vacanza. E dove, se cominciassero a essere in troppi, vorrebbero restare in pochi altrimenti addio primi posti.

 Le presumibili risposte di baresi e leccesi non sono un alibi per tutto ciò che non va al Sud. E in Puglia in particolare. Le città nelle quali si sta bene sono quelle nelle quali vorremmo che diventassero grandi i nostri figli. Dove il bus arriva e arriva in orario. Dove puoi uscire senza doverti guardare alle spalle. Dove puoi passeggiare nel verde non devastato dai vandali. Dove gli anziani non sono soli e i bambini hanno l’asilo. Dove non devi correre da un ospedale all’altro se stai male. Dove le regole sono regole e non un optional. Dove la comunità non è una guerra di tutti contro tutti. Dove puoi andare a teatro, a cinema, in biblioteca. Dove la casa è un diritto e la giustizia veloce un dovere. Dove sei capace di attirare investitori, turisti, studenti più che vederti partire i giovani. Dove soprattutto c’è lavoro.

 L’economia non è tutto, altrimenti non si capirebbe perché Milano si piazzi dopo Belluno. Ma è quasi tutto. Perché dall’economia dipendono molti dei parametri seguiti da chi la classifica del <Sole24Ore> la compila. Si può pure (anzi si deve) discutere su questi parametri, per esempio se il clima conti più o meno delle truffe informatiche. Ma la verità è che ogni anno, mentre si avvicina il Natale, il Sud deve bere veleno nel sentirsi ripetere quanto sia brutto, sporco e cattivo. Si deve ancòra una volta vergognare. Cercando la prossima volta di essere migliore, di darsi finalmente da fare. Non riuscendo (o non volendo) invece nessuno capire che in gran parte gli devono chiedere scusa.

 E’ la Costituzione a dire che non deve esserci differenza se nasci in un posto invece che in un altro. Insomma i bambini che nascono al Sud non devono piangere di più perché hanno capito dove sono nati. Sappiamo che i servizi pubblici di un qualsiasi Comune dipendono dalla spesa pubblica dello Stato. Ma pochi sanno (o fingono di non sapere) che ancòra oggi lo Stato spende più al Centro Nord che al Sud, anche se si parla sempre di <tutti i soldi che si danno al Sud>. Nel 2015, al Centro Nord 15.801 euro procapite  contro 12.222 al Sud. Cioè un cittadino del Sud vale il 23 per cento in meno di uno del Centro Nord. Metti la scuola: la spesa per gli stipendi degli insegnanti è pari, ma non quella per mense, tempo pieno, manutenzione degli edifici.

 Questa ingiustizia avviene per 12 su 13 servizi pubblici essenziali (tranne l’acqua). Perciò i cosiddetti Lep, i livelli di tali servizi, sono al disotto del minimo costituzionale al Sud. Vittima non colpevole. Per non parlare dei Lea, livelli di assistenza, anch’essi superiori al Centro Nord perché anche per la sanità lo Stato finanzia più il Centro Nord che il Sud. I Comuni del Sud devono rimediarvi aumentando le tasse locali, altrimenti quei servizi sarebbero ancòra peggiori e figurati la qualità della vita. Una spirale perversa aggravata dal federalismo. E tutto questo è tanto vero che per la prima volta dall’unità d’Italia è stato il governo Gentiloni a rendersene conto. Disponendo che da ora in poi la spesa pubblica al Sud non deve scendere al di sotto del 34 per cento, la percentuale della popolazione meridionale, mentre ora è del 28 per cento.

 E’ solo un impegno, e staremo in guardia. Ma dopo che per un po’ di anni fosse rispettato si dovrebbe rivedere la classifica della qualità della vita. Non escludendo che ci possano essere amministratori tanto inetti da sbagliare anche questo calcio di rigore. E sapendo che comunque quel 34 per cento presupporrebbe una partenza alla pari, non un divario che fa sempre cominciare da 0 a 2 ogni partita del Sud.

 Tutto ciò ignorando chi dice che invece di Pil che misura quanto produci, si dovrebbe parlare di Bil (benessere interno lordo) o di Fil (felicità interna lorda). C’è nel mondo una ribellione contro una concezione della vita secondo cui vali solo quanto rendi guadagnando. Che misura solo in ricchezza. E chi viene al Sud cerca proprio un senso della vita scomparso dalle sue parti. Non cerca un diversamente Nord. Magari cerca una lentezza che non è un difetto ma una virtù. Mentre anche la classifica di quest’anno è strabica, vede solo ciò che vuole.