Tutti perduti nell’altro mondo

Sabato 2 dicembre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Che succede nell’altro mondo? Nell’altro mondo succede che facciano diventare anoressici. E solo la preoccupazione di una mamma di Ivrea ha salvato la vita a una figlia che si riduceva a una larva perdendo peso. La ragazza, 15 anni, seguiva le micidiali ricette dimagranti del blog di una 19enne, che è stato chiuso per istigazione al suicidio e lesioni gravissime. Ma nell’altro mondo succede anche che una ragazza sarda di 22 anni si uccida perché ricattata da tre amici che le chiedevano soldi per non diffondere un suo video a luci rosse. Nell’altro mondo succede anche che si inseguano messaggi di odio. Che terroristi reclutino uomini e donne-bomba pronti alla morte. Nel  grande  buio dell’altro mondo scorrazzano spesso impuniti truffatori, adescatori, predatori sessuali, bulli, persecutori, biscazzieri, pedofili, pornografi, rapinatori, scemi del villaggio, spacciatori di notizie false.

 VITA PARALLELA IN INTERNET L’altro mondo è quello che non vediamo ma sul quale ogni giorno vive il 42 per cento dell’umanità. E non sono tutte brave persone. Col vantaggio di non mostrare il proprio volto né di rivelare il proprio nome. Killer silenziosi. L’altro mondo è Internet. L’altro mondo sono i <social network>, da Facebook in là. L’altro mondo è la Rete. Altro mondo nel quale noi italiani siamo addirittura il 60 per cento, 28 milioni, che in gran parte vi accediamo attraverso i cellulari. E detenendo il record  europeo del tempo trascorso (6,7 ore al giorno), delle quali 2,5 dedicate appunto ai <social media>, Facebook in testa.

L’altro mondo non è ovviamente solo questo, ancorché sia un infinito incubo dal quale è sempre più difficile difendersi. Ma l’altro mondo è anche un piccolo mondo che ci portiamo dietro ovunque andiamo e che rischia di isolarci dal mondo. Soprattutto i giovani. Cui madri e padri lanciano un urlo diventato più abituale di un cambio di allenatore al Milan. <Metti via quel cellulare>, come il titolo di un recente libro del giornalista e scrittore Aldo Cazzullo. Laddove il cellulare da mettere via è quell’aggeggio sul quale anzitutto i giovani (ma non solo) stanno di testa in giù come artrosici anche quando si ritrovano insieme per fare una cosa scomparsa: parlare o guardarsi negli occhi. Ma sul quale tutti siamo di testa in giù in tutte quelle pause e attese in cui in un passato che sembra preistoria prima spulciavamo un giornale. O davamo uno sguardo intorno perché intorno c’era ancòra vita non automi. O molto più semplicemente pensavamo.

 Così c’è chi lo considera un rimbecillimento di massa. Una  generazione  a corrente spenta come se avesse qualcosa da nascondere. E che invece, se ha  qualcosa da fare o da dire, lo fa o lo dice solo appunto con quell’affare, una protesi di se stessi essendo fantasmi gli altri. Come se fosse uno specchio o un confessore. Una ragazza su un treno lo estrae dalla borsa, il suo cellulare. Armeggia un istante, poi lo rivolge verso il suo volto come un’arma impropria. Lo usa per ritoccarsi le labbra col rossetto, poi depone entrambi. Non un selfie, una foto da mandare chissà a quale altro automa. Ma cellulare come specchio, appunto, un narcisismo di massa. O l’unico amico intimo per sapere come sto.

 NON SOLO MALE Non riusciamo a separarcene per cinque minuti. Immaginiamo di usarlo per comunicare con gli altri, in realtà stiamo dialogando solo con lui. Nessuno ascolta, tutti scrivono e inviano. Solitudine più che social. L’illusione di essere connessi essendo invece tutti sconnessi. E nervose ditate nel tempo prima dedicato alla fantasia. E, magari, alla memoria quando non ci faceva paura. Tutto questo padri e madri dicono abbastanza inutilmente ai figli. Dai quali però ottengono pan per focaccia. Sentendosi ricordare che ogni rivoluzione ha avuto i suoi odiatori: non era il treno un’opera di Satana? Perché la Rete è libertà, mica solo prigionia. E ci offre sottomano un mondo che non è solo un pericoloso altro mondo. Ma un mondo del quale prima solo sfogliare qualche pagina era una fatica. Ora tutta la conoscenza è lì, a portata di mano. E a portata di ignoranti, servendo anche per studiare. Un allargamento, non un restringimento. Vai al cinema e in un minuto leggi tutto ciò che ti servirà per capire meglio ciò che vedrai. E alla fine ti dà anche il risultato della partita che ti sei perduta.

 E poi, un altro mondo quell’affarino è capace di crearlo se tu vuoi, mettendoti in contatto con chi vuoi e per ciò che vuoi, mica è solo ricreazione o ossessione. E voi genitori che siete tanto preoccupati, non vi piazzavano da piccoli davanti a un televisore che non è che fosse tanto più creativo? E del resto, se siamo venuti così, è perché abbiamo visto voi. Ci avete, diciamolo, esposti ai pericoli. Dovendo infine rispondere a una domanda: che succede a voi se un giorno vi trovate senza cellulare?