C’è un allenatore per l’anima triste

Sabato 16 dicembre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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Ce la farò, ce la farò, ce la farò. Se incontrate in strada uno che lo ripete serrando i pugni come un’arma impropria, non correte in un portone temendo che sia un terrorista dell’Isis che si deve esplodere. Magari doveva ripeterselo davanti allo specchio ed è soltanto uscito a prendere un po’ d’aria. Molto probabile che sia un indeciso volontariamente affidatosi a un allenatore dell’anima, che in inglese si dice <coach life>. Di quelli ai quali oggi ci si rivolge se non si capisce più nulla del mondo, sindrome più diffusa di un raffreddore prefestivo. Di quegli allenatori capaci perlomeno di non farci avere sempre la faccia di chi ha appena lasciato tre dita nella portiera dell’auto. O la faccia di un reduce dal dentista. Di quegli allenatori che non ci devono far sentire più falliti del Benevento in serie A. E che ci insegnano ad aiutarci da soli passando (giustamente) per la parcella da loro.

 SORRIDI SEMPRE Il fatto è che mai ci siamo sentiti così sofferenti, ignorando quanto peggio sia stato il mondo prima. E che del doman non c’è certezza, lo ha già scritto qualcuno un mezzo millennio fa. Così se prima andavamo dalla fattucchiera tutta analfabeta tranne che nella lettura  della mano, ora andiamo da questi superlaureati con dieci master che sanno lèggere anche gli assegni. E coi quali un appuntamento è più difficile di una risposta alle domande di Marzullo. Mentre un popolo tendenzialmente ignorante e non-lettore come il nostro, gli unici libri che razzola sono i manuali di <saper come>. Anche saper come stare meglio. E mentre una organizzazione tendenzialmente più seria di una masciara come l’Onu proclama il 20 marzo giornata mondiale della felicità, che non è soltanto il titolo di una canzone di Al Bano e Romina.

<Smile>, sorridete come quando si fa un selfie. Sorridete se non riuscite ad arrivare alla quarta settimana del mese. Se vi è piombata addosso una cartella di Equitalia (che ha cambiato il nome ma non il vizio). Se la testata della macchina si è bruciata. Se la squadra del vostro cuore ha perso (non potendosi più consolare con Stock 84 come un tempo). Ebbene sorridete. I soldi in fondo non sono tutto, anche se c’è una certa differenza fra tutto e niente. Perché il progresso non è solo crescita economica ma anche benessere, e non c’è benessere più benessere di non avere un euro in tasca. Tanto che secondo un recente rapporto della medesima Onu, negli ultimi trent’anni il mondo sorride un po’ di più. Grazie al grado di soddisfazione globale aumentato vertiginosamente di uno 0,14 per cento. Roba da fiondarsi a festeggiare, anche se con lo spumante del discount.

 SBAGLIA ANCORA A Londra, per l’occasione, si tengono corsi di yoga della risata in Parliament Square. E abbracci liberi un po’ per le strade di tutto il mondo come facevano i Bambini di Dio, quelli che negli anni ’70 ti buttavano le braccia al collo dicendoti <ciao ti amo>. E va bbuono.  L’irruzione delle neuroscienze è stata immediata. Far felici gli altri fa felici anche noi, mentre eravamo convinti che infelicitare gli altri fosse la massima libidine possibile. E anche in azienda hanno cominciato a preoccuparsi della contentezza dei dipendenti, giorno 27 escluso. Poi, prendiamo nota, basterebbe un quarto d’ora di solitudine al giorno per cacciare via tutte le tensioni. E non ne parliamo del bacio, l’antistress più naturale (come doveva sapere quell’innocente di Trump quando capitava qualsiasi ragazzotta nei paraggi). Antistress non male lo scarabocchiare, e fortuna che ce lo abbiano detto perché credevamo fosse un sintomo di istinti omicidi. Fino alla madre di tutte le raccomandazioni, sposarsi fa bene alla salute, soprattutto a quella degli avvocati divorzisti.

 Poi ci sono le psicotrappole, allarme. Infelicità è aspettarsi dagli altri ciò che non ci possono dare, tipo Renzi e D’Alema (e viceversa). Infelicità è non sapersi mettere nei panni degli altri (lo stesso esempio può andare bene). Infelicità può essere affidarsi al proprio sesto senso senza toccare con mano (d’accordo anche san Tommaso). E chi se lo aspettava, pure il mitico <pensare positivo> potrebbe essere una fregatura mentre tu ci stai ancòra pensando. Fare le proprie scelte per convinzione non per fatalismo, come scoprire che l’acqua calda non è fredda. E non avere paura di sbagliare, sbaglia ancòra, sbaglia meglio. Un suggerimento molto sperimentato è farsi lunghi bagni rilassanti, per qualche minuto al giorno passeggiare alla luce del sole e mangiare i dolci preferiti. Insomma affidarsi alla pasta di mandorla.

  Quando proprio il caso è disperato, quando uno ha perso il treno per dieci secondi, il <counselor sistemico relazionale> (evoluzione della specie) suggerisce di fare l’albero di Natale, che ci fa ritornare bambini. Se non va in corto l’impianto delle luminarie, perché allora significherebbe che il mondo ce l’ha proprio con me.