Col vecchio Woody la ruota gira anche se la meraviglia lascia a desiderare

Lunedý 18 dicembre 2017 da < la Gazzetta del Mezzogiorno> Bari

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LA RUOTA DELLE MERAVIGLIE – di Woody Allen. Interpreti: Kate Winslet, Jim Belushi, Justin Timberlake, Juno Temple. Drammatico, Usa, 2017. Durata:  1h 37 minuti.

 Non è una meraviglia la vita all’ombra de’ <La ruota delle meraviglie>. Coney Island, 1950. Nel grande coloratissimo lunapark si trascinano i giorni di Ginny, sfiorita ex attrice che ora fa la cameriera servendo wurstel e sofferenza da mane a sera. Si è risposata con Humty (Jim Belushi), giostraio sempliciotto, amante della pesca e dall’alcol facile come lei. Che ha un figlio piromane avuto dal primo marito jazzista. E che per dare un senso a se stessa si invaghisce di un fatuo bagnino (Justin Timberlake) aspirante drammaturgo che le fa ricordare  il  palcoscenico perduto.

 Nel pessimismo ghignante dell’82enne Woody Allen, sono tutti dei frustrati. Sconfitti. Che sembrano appoggiarsi uno all’altro nel ritmo rutilante della giostra, appunto, che sembrerebbe la giostra dell’esistenza. Con i colori falsi e irreali di quel genio della luce che è Vittorio Storaro. Il fragile equilibrio potrebbe reggere se il destino di ciascuno di noi non fosse legato al caso, tema da sempre caro a Woody. Il caso qui è l’arrivo inaspettato di Carolina (Juno Temple), caruccia figlia di primo letto di Humpty, che l’aveva disconosciuta a causa del matrimonio di lei con un gangster. Il quale dopo la separazione la cerca per chiuderle la bocca troppo prodiga di racconti all’Fbi.

 Il fatto è che a caccia di un rifugio sicuro non è solo Carolina. Tutti hanno una aspirazione che anche l’intreccio fra loro trasforma in disperazione invece che in realizzazione. Ma tutti sono legati l’uno all’altro tra inganno dei sentimenti e opprimente banalità quotidiana, pur volendo ciascuno la Bora Bora che vagheggia il bagnino. Il  finale è cupo. Non meno dell’inesorabile conclusione di dover convivere con le nostre disillusioni. Magari abbassando il livello delle illusioni.

 Ha molto sorpreso la critica americana questo Woody Allen passato dalla commedia alla tragedia, manco fosse, gli hanno detto, un Tennessee Williams. Critica che lo ha infatti qua e là maltrattato. Un po’ teatrale è infatti il film. E un po’ verboso anche. Ma che non ci sia Woody, come si fa a dire. Con l’ironia con cui tratta in fondo i suoi eroi che somigliano a tutti noi. Ma anche con la grazia e l’umanità soprattutto verso il personaggio simbolo, quella Genny cui Kate Winslet offre una interpretazione memorabile. Se la ruota della meraviglia gira, l’essenziale è che giri come la nostra vita. Per la meraviglia poi si vede.