Abracadabra e sparisce un vantaggio per il Sud

Venerdė 22 dicembre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Tanto tuonò che non piovve. Il Sud stava già festeggiando per le Zes, zone economiche speciali. Sono aree portuali con agevolazioni fiscali e burocratiche  tendenti a favorire lo sviluppo di aziende. Si sa che dire porti non è sufficiente se non si dice anche retroporti e interporti. Cioè servono a poco se non hanno spazi attrezzati in cui sia possibile depositare, o avviare velocemente altrove, o addirittura lavorare le merci arrivate. E tutto questo attrae gli investimenti tanto più quanto la tassazione è più bassa e le procedure più semplici e veloci. E’ il settore della cosiddetta logistica, sempre più importante mentre aumentano i commerci mondiali. E sempre più importante quanto più si sta in Mediterraneo, da dove passa il grosso di quei commerci.

Il decreto Mezzogiorno col quale nell’agosto di quest’anno le si istituiva era anche una delle tante forme di riparazione verso il Sud. Perché del Sud si è sempre detto che è una piattaforma logistica nel Mediterraneo grazie alla sua posizione geografica. Sempre detto tanto quanto sempre inutilmente detto. Ne sa qualcosa il porto di Taranto, nel quale i lavori di ammodernamento sono stati tanto tardivi da far scappare Evergreen, la più grande azienda mondiale della logistica che l’aveva prescelto. Per non parlare dei collegamenti ferroviari, senza i quali a nulla servono i due tre giorni di risparmio di tempo rispetto ai concorrenti senza i treni che partano per il Nord Europa.

 Due Zes per regione, si era stabilito, ancorché le maggiori aspettative avessero già scatenato una sorta di guerra dei poveri. Vengo anch’io, no tu no: alla Enzo Jannacci. Si era candidata anche Matera, che tutto ha tranne il mare. Delusione accentuata quando si era saputo che alla Puglia tutta era stata destinata un’area di non più di 30 chilometri. Col sospetto dello sport nazionale nel quale non solo andiamo ai mondiali (contrariamente al calcio) ma siamo addirittura campioni del mondo: il frega-Sud. Con una mano dare, con l’altro togliere. Ma solo un sospetto, per carità. Un sospetto da soliti piagnoni, avevano già detto e scritto.

 Le Zes erano una forma di riparazione anche rispetto a un’altra fellonata verso il Sud. Quella della Via della Seta. Si sa che i cinesi stanno costruendo una rete di collegamento verso l’Europa con la quale meditano di asfaltarci coi loro   

prodotti più che con i loro turisti. Roba da oltre cinquanta Paesi coinvolti e la più grande spesa pubblica nella storia dell’uomo. Immane. Una conquista sotto altre spoglie. Ebbene gli si doveva indicare i porti italiani interessati. Scelta caduta su Trieste e Genova, alla faccia della piattaforma logistica nel Mediterraneo. Alle proteste (timidissime, figuriamoci) si rispose che lì sono più pronti di quanto non lo siano al Sud. Che pagava quindi la colpa statale di non averli mai fatti essere pronti.

 Ma tutto questo sarebbe più lieve di un passo di danza di Roberto Bolle senza conoscere il seguito della trama. Che si è consumato qualche giorno fa in Commissione bilancio della Camera. Laddove si vota un emendamento che istituisce al Nord le Zls (Zone logistiche semplificate), che si capisce sùbito essere delle Zes camuffate. Su proposta di quattro parlamentari settentrionali, di quelli che gli interessi dei loro elettori li sanno fare. E con l’unica differenza rispetto alle Zes di non prevedere il vantaggio fiscale del credito d’imposta, altrimenti era troppo plateale il plagio. Vantaggio che non è comunque quello determinante.

 Uno può dire: beh, giustizia territoriale. Ma che vanifica del tutto le Zes. Perché che fa allora l’investitore: va al Sud o al Nord (dove, come si è visto, sono <più pronti>)? Conclusione: cancellato il vantaggio competitivo del Sud. Anzi cancellata la riparazione verso il Sud, che decenni di distratte politiche governative hanno reso appunto meno competitivo. A cominciare dalle fondamentali infrastrutture, il cui divario rispetto al Centro Nord supera il 40 per cento. Porti compresi. E Zls votate anche dal pugliese Rocco Palese, notoriamente uno che il Sud lo difende con unghie e con denti. E che ha spiegato che le Zes sono meno importanti delle infrastrutture, non capendosi però perché sono state tirate fuori le Zls che sarebbero addirittura meno importanti delle Zes.

 Sono stati decenni di queste politiche a fare del Sud un’Italia minore. E ora a far scappare i suoi ragazzi. Partendo da cento, la percentuale di ferrovie al Sud è passata dal 2001 a oggi da 87,7 a 81,1. Oggi ci sono al Sud mille chilometri in meno rispetto al 1938. E un treno da Roma a Palermo impiega 34 minuti in più rispetto al 1975. E Matera continua a essere l’unico capoluogo italiano senza ferrovie dello Stato.  Per le strade, la percentuale è passata da 91,8 a 87,1. Ora le Zes a sovranità limitata. Per la serie: continuiamo (continuano) a farci del male.