Tutti molto corretti anzi quasi ipocriti

Sabato 23 dicembre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

Fermate il mondo, voglio scendere. Un tempo l’aria di Natale portava più zampognari che zombi. Ora invece vedi cosa ti capita di leggere. Un calciatore dell’Atletico Madrid, il nazionale francese Antoine Griezmann, pubblica una sua foto dipinto di nero e con la maglia degli Harlem Globetrotters. E’ un appassionato dei celebri artisti del basket americano e a loro vuole dedicare l’omaggio. Ma sarebbe tutto chiaro se non ci fosse una epidemia di isteria collettiva. Specie se finisci in quell’ambientino di Facebook. Dove lo sotterrano di insulti accusandolo di razzismo. Perché è più facile prendersela con chi razzista non è che con i razzisti veri. Per cui anche solo accennare alla gente di colore è più  <politicamente scorretto> di quanto non sia ipocrita trattarla da inferiore. Chi tocca i fili muore.

 DIRE E NON DIRE Ma quante se ne nascondono sotto la presunta correttezza. E non è solo un problema di non chiamare più spazzini gli spazzini ma operatori ecologici, come se lo spazzino dovesse vergognarsi di chissà che. Ci sono state in questi giorni le occupazioni delle scuole contro il progetto dell’alternanza scuola-lavoro. Progetto più opportuno di un cappotto sotto la neve. E tendente a non sfornare più studenti che sanno tutto ma non sanno fare niente, andate prima ad avere un’idea del possibile futuro. Ma ovvio che se devi vedere come funziona un albergo, non possono approfittare per metterti a lavare i piatti. Il fatto è che però le occupazioni sono dilagate sotto Natale come già l’anno scorso. E se gli fai notare che un po’ è una furbata da feste anticipate, ti guardano come un reazionario se non un fascista. Anche la stragrande maggioranza che la pensa come te ma non vuole essere <scorretta>. Per toglierli di imbarazzo, l’anno prossimo spostiamo il Natale.

 A proposito di fascismo. Saluti romani e cori inneggianti al duce da parte di ultras della Juventus a Bologna. Proprio dove la curva per gli ospiti è dedicata ad Arpad Weisz, allenatore ebreo ungherese ucciso ad Auschwitz nel 1944. Glielo contesti e ti rispondono che a Roma hanno fatto di peggio incollando foto di Anna Frank, altra vittima del nazismo. Ma due mali non diventano un bene. E dire che altrove fanno <ben altro> serve solo ad assolvere i filosofi del <cosa vuoi che sia>. Quelli che fanno diventare gli ultras solo tifosi calcistici un po’ vivaci. Quelli che girano tutto a Bar dello Sport.

 E ancòra a proposito di fascismo. Polemiche sul ritorno in Italia della salma di Vittorio Emanuele III. Si può dire che la storia è storia anche se non ci piace, sepolture a parte. Ma si deve avere anche il diritto di ricordare le tragedie che un siffatto re ha fatto vivere all’Italia. Dal regime alle imprese coloniali a botte di gas per diventare imperatore, dalle leggi razziali alla guerra al fianco di Hitler, dalla vile fuga da Roma lasciata indifesa all’indegno spettacolo della sua corte. Ma anche qui scatta il <benaltrismo> secondo cui per la morte di Stalin ci fu chi proclamò lutti cittadini. E si fermarono le aziende. E bandiere abbrunate. Non meno indegno spettacolo. Ma così si finisce per concludere che un dittatore in fondo giustifica l’altro. Spostando l’attenzione già messa a dura prova dal panettone, anzi dalle paste di mandorla.

 ESEMPIO, LE MOLESTIE Poi ci sono quelli del <perché denunciano dopo tanto tempo>? Si parla delle molestie sessuali, ultimo campione quel magistrato barese le cui allieve si vedevano trattate come un harem in minigonna. E molestie spesso finite a tipico caso di inversione dei ruoli. Con le donne troppe volte messe sotto accusa più dei maniaci che credevano di poter fare di loro ciò che gli diceva il basso ventre. E invece magari si denuncia anni dopo perché prima si è avuta vergogna. O perché una inchiesta giornalistica ha aperto la strada. O perché il potere dei violentatori era troppo potere perché fosse scalfito da una voce solitaria. Magari qualcuna delle vittime ha preferito tacere preferendo la carriera (in quali condizioni psicologiche è immaginabile). Magari ora qualcuna prende la scena e chissà quanto è credibile. Ma il problema sono gli abusi, non le abusate. E anche se ora si rischia la confusione, anche se ora contrattaccano i felloni del <se lo sono andate a cercare>, quegli uomini restano animali (e gli animali ci perdonino).

 Ora è vero che siamo in tempi di <fake news>, di bugie spacciate per verità. E di detto e smentito: qualcuno ha ancòra capito se Di Maio è per l’euro o no? Ma avviene tanto più quanto non abbiamo voglia di disturbare il guidatore. E il problema non è solo Internet dove, per non farci mancare niente, lo scemo del villaggio vale quanto un premio Nobel. Con la filosofia dell’<uno vale uno> che non ha mai fatto andare avanti nessuno. Il problema è che giriamo gli occhi dall’altra parte. Ci sono troppe anime nere nel buio, è vero. Ma nel buio andiamo a sbattere tutti.