In memoria del lavoro tra schiavitù e fotocopie

Venerdì 29 dicembre 2017 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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 E’ il lavoro il grande perdente dell’anno. Perché fa sempre più rima con schiavitù. E mai è stato così vilipeso da chi ne offende la dignità incolpando la globalizzazione e i cinesi. Sono passati più di 80 anni da quel <Tempi moderni> in cui un geniale e profetico Charlie Chaplin irrideva i ritmi della fabbrica, l’alienazione della modernità, sballottato dalla catena di montaggio. Ma il futuro non è più quello di una volta se all’Ikea di Corsico, periferia di Milano, si licenzia la madre (separata) di due figli piccoli, uno disabile. Madre che chiedeva di non entrare alle 7 del mattino, senza però muovere a pietà l’algoritmo. La stessa inflessibile formula matematica che all’Ikea di Bari licenzia un padre di due bimbi, unico stipendio a casa, colpevole di cinque minuti di pausa in più.

 Trattati come mobili che si montano e smontano, hanno reagito i sindacati. E in un’azienda che vanta il suo approccio umanistico all’ambiente, forse più nel senso di alberi che di cristiani. Non meglio all’Amazon in provincia di Piacenza, da dove ci sono arrivati tutti i regali di Natale ordinati via Internet. E dove i dipendenti raccontano di ritmi anche di cento pacchi all’ora da imballare, uno ogni 16 secondi. E di tragitti di oltre dieci chilometri al giorno avanti e indietro lungo gli scaffali. Fantasmi ottocenteschi sotto l’occhio inflessibile del locale algoritmo capo del personale che segnala ogni cedimento umano come se fosse un pezzo meccanico che si rompe. E all’algoritmo non puoi chiedere un colloquio.

 Lavoro grande perdente dell’anno se i piloti della Ryanair devono finalmente ribellarsi a ogni abuso altrimenti via  e ci sono pronti gli altri. Come se stessimo ancòra al Marx che denunciava la riserva proletaria di manovra cui attingere ogni volta che qualcuno avesse rivendicato il rispetto dei suoi diritti. Lavoro grande perdente dell’anno per il caporalato pugliese che ammazza sotto il sole crudele. Per i pony express nuova carne da macello. E per le donne del call center di Taranto a 33 centesimi l’ora e 60-80 al mese, ingabbiate nei loro turni senza farsi venire un bisogno urgente da licenziamento.

 Fino al trionfo della specie, la perfezione assoluta: il lavoro gratis. Perché devi ringraziare per l’opportunità che ti diamo, non pretenderai che ti facciamo il favore di lavorare per noi e ti paghiamo pure. Il lavoro degli stage, il lavoro delle collaborazioni cosiddette volontarie e per grazia di Dio, come avvenuto appunto al Comune di Bitonto. Non è il lavoro che nobilita l’uomo, ma la mancanza di compenso.      

  E’ il lavoro il grande perdente dell’anno soprattutto al Sud. Il lavoro che non c’è e che ha fatto fuggire 200 mila giovani, come se una città intera si svuotasse. E spesso perduti per sempre anche se leggi delle oltre mille aziende dell’Information Tecnology in Puglia, quelle più proiettate nel futuro. Le quali crescono e investono, roba non di ogni giorno oggi. Ma soprattutto assumono. Con chi fa per loro che però è ormai fuori, i cervelli sono già andati via. Anche perché i centri per l’impiego sembrano più capaci di dare impiego a se stessi che agli altri. O perché non riesce a funzionare un orientamento che produce ancòra più avvocati che ingegneri. Cosicché il danno è fatto anche se quelle aziende dicono di poterne assorbire metà degli sfornati dalle università, a cominciare dal Politecnico. Paradosso non soltanto pugliese.

 In tutt’Italia sono 880 mila i lavori offerti e non coperti, uno su cinque. Con un laureato su tre non trovato. E con merce più rara non solo gli ingegneri elettronici, informatici e industriali. Ma addirittura i laureati in lingue, per i quali non c’è neanche la giustificazione che non capiscono nulla di matematica. Merce rara anche i diplomati in meccanica e telecomunicazione, noi che in Italia abbiamo distrutto la scuola professionale, quella dei mestieri. Fatta passare per serie B di fronte all’altezzoso sopracciglio della casta dei licei. Ma scuola professionale segreto del miracolo economico mentre ora i ragazzi (magari) sanno tutto ma non sanno fare niente. Facciano invece i saldatori e tagliatori a fiamma, altri ricercati speciali. O almeno i macellai e i pesciaioli, pare più desiderati di un superenalotto.

 Ma vai su un’altra indagine ed è una commedia all’italiana permanente. Un diplomato su tre dichiara di aver sbagliato scuola (anche in Puglia). Eppure maneggiamo troppi tablet e cellulari per non saper capire cosa fare da grandi. Anzi c’è un 13 per cento di ragazzi che non lo sa ancòra addirittura alla vigilia della maturità, essendo così più pronti alla disoccupazione che al lavoro. Ciò che rilancia quell’alternanza scuola-lavoro da noi partita col solito ritardo. E con la polemica incorporata se tu vai per imparare a progettare un’offerta turistica e ti mettono a fare le fotocopie. Ammesso e non concesso che la macchina non si incagli.