Una grande storia un grande regista un film deludente

Mercoledė 10 gennaio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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 TUTTI I SOLDI DEL MONDO – di Ridley Scott. Interpreti: Christopher Plummer, Michelle William, Mark Wahlberg. Thriller, Usa, 2017. Durata: 2h 6 min.

 Negli anni ’70 il petroliere americano Paul Getty era ricco da far invidia a Paperone: aveva <Tutti i soldi del mondo>. Cosicché nel luglio 1973 la ‘ndrangheta gli rapì a Roma il 18enne nipote Paul jr, chiedendo un riscatto di 17 milioni di dollari. Brutto affare per chiunque, tranne che per quel nonno dalla glaciale tirchieria. Il quale rispose subito che non avrebbe sganciato un cent. Anche perché, avendo 14 nipoti, se avesse pagato glieli avrebbero rapiti tutti.

 La drammatica trattativa durò sei mesi, che il ragazzo passò in uno squallido rifugio dell’Aspromonte. Impegnata soprattutto la madre (Michelle William), essendosi il padre (e figlio disconosciuto del vecchio) perduto nel mondo della droga. E madre affiancata da un tosto ex agente della Cia (Mark Wahlberg) a fare da mediatore. Per spingere al pagamento, al rapito fu tagliato un orecchio recapitato a casa del magnate. Neanche questo argomento convincente. Finché per convenienza reciproca la cifra scese a 4 milioni, con rilascio in Basilicata. E non senza colpi di scena da non rivelare qui.

 Tutta materia per farci un filmone spettacolare, per quanto la vicenda fosse universalmente nota. E del resto, con un signor regista come l’80enne inglese Ridley Scott, si andava sul sicuro: tanto per capirci, parliamo dell’autore di <Thelma&Louise> e <Alien>, di <Blade Runner> e <Hannibal>. Ma chissà, forse la presenza di un personaggio come Getty ha fatto virare il film più su di lui che sullo jellato nipote. Un avaraccio che si lavava da sé la biancheria in albergo per risparmiare. E nella sontuosa villa aveva la cabina telefonica a gettone per gli ospiti.

 Come un agguato del caso, aggiungici la storia di Kevin Spacey, che lo aveva interpretato fino alla rivelazione delle sue molestie omosessuali. Ciò che lo ha ipocritamente escluso per indegnità, con le scene rigirate a tempo di record, 18 ore al giorno (ma con 10 milioni di spese in più, roba da far rivoltare nella tomba Getty). E recuperate alla grande grazie all’89enne attore canadese Christopher Plummer, urticante quanto serviva e in fondo vero ottimo protagonista del tutto.

 L’obiettivo soprattutto su Getty nonno anche come simbolo di un tempo si è però tradotto in un tono intimistico basato in buona parte su dialoghi (peraltro spesso elementari). Con troppe scene in interni per non somigliare a una fiction televisiva. Con luci da documentario alla Settimana Incom. E con la sensazione che prima o poi dovesse avvenire qualcosa che non avveniva. Questo non vuol dire che la tensione manchi. E non vuol dire che il film non si segua. Vuol dire che ci si aspettava qualcosa e se ne è vista un’altra. Una scelta che non è detto non paghi, vista la candidatura al Golden Globe, il pre-Oscar. Vedremo.