Se un dramma si trasforma in una farsa

Lunedì 15 gennaio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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 MORTO STALIN, SE NE FA UN ALTRO – di Armando Iannucci. Interpreti: Steve Buscemi, Michael Palin, Olga Kurylenko, Simon Russell Beale. Commedia, Francia-G. Bretagna-Usa, 2017. Durata: 1h 42 min.

Si dice: morto un papa, se ne fa un altro. Involuzione della specie: <Morto Stalin, se ne fa un altro>, che è il titolo di questo sorprendente film. Chi teme una <Corazzata Potemkin> bis, sia rassicurato: questo è l’esatto opposto. Laddove si racconta di quella sera del 28 febbraio 1953 quando, dopo una gozzoviglia con i suoi, un ictus stende il compagno Iosif Stalin. Si potrebbe salvarlo, ma tutti i medici validi sono stati eliminati col sospetto di tradimento. Una vendetta della storia.

 Ma nel frattempo ci vuole un successore da esibire alla famosa balconata del Cremlino. E figuriamoci cosa si scatena nelle inaccessibili stanze del potere, laddove i papabili si fidano uno dell’altro come ci si può fidare di un leone affamato. Sono da un lato tutti rimasti indenni dalle purghe che fecero 20 milioni di morti. Dall’altro sono intrisi di una tale cultura del sospetto, da non fidarsi neanche di se stessi.

 Nulla come una tragedia può trasformarsi in farsa: è ciò che avviene qui. Così sono prese in giro tutte le viltà, le slealtà, gli odi, i tranelli, i colpi bassi, le maldicenze fra i pretendenti alla successione di un padre della patria. Ma, soprattutto di una potenza come l’Unione Sovietica in piena tensione nucleare da guerra fredda. E con uno, Lavrentij Berija, diabolico capo della polizia segreta e macellaio del regime, che ha le liste di tutti gli altri da far fuori.

 L’ironia su come si comportano all’interno del mitico Comitato Centrale del Partito è ancòra più divertente sapendo che si è sempre in clima di terrore. Nel quale sono tutti delatori, ciascuno denuncia l’altro per non essere denunciato a sua volta. E con l’apice della satira sull’organizzazione del funerale nel quale ogni errore può costare la Siberia. Si sa che poi la spunterà Nikita Kruscev (un ottimo Steve Buscemi), lo stesso che denuncerà gli orrori dello stalinismo.

 Non è che sia di ogni giorno l’idea di sbertucciare quella che è ancòra una sacralità ideologica anche se il comunismo è morto. Ce la fa il regista Armando Iannucci, scozzese di padre italiano, basandosi su una surreale novella grafica francese. Qua e là il film va sul grottesco. Qua e là è troppo insistito. Ma magari le perplessità su una comicità fuori luogo sono superate sapendo che davvero lì dentro avvenne qualcosa di involontariamente comico come raccontato. Figuriamoci cosa sarebbe ora uno spioncino sulle giornate di Trump.