Vai,vai Bitonto due volte cultura

Sabato 20 gennaio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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 Venghino, signori, venghino, è qui la Grande Bellezza. Di Bitonto trattasi, prossima capitale italiana della cultura. Perché quando il 16 febbraio si deciderà, chi vuoi che potrà opporsi a questa terra toccata da Dio e benedetta dall’olio? I concorrenti sono, con tutto il rispetto, Merano e Casale Monferrato, Agrigento e Macerata, Nuoro e Parma, Piacenza e Reggio Emilia, e Treviso. Ma 46 erano alla partenza, comprese le altre pugliesi Ceglie Messapica, Fasano, Gallipoli, Villa Castelli. Ora però solo Bitonto avrà divinità che la veglieranno, i patriarchi verdi della natura. Quegli ulivi solenni come chi ha visto l’inizio del mondo. E contorti e nodosi come le mani dei contadini, immortali sotto le staffilate del tempo e dei tempi, capaci di sopravvivere con un pugno di terra e un goccio d’acqua.

 CAPITALE ITALIANA Ché, poi, a Bitonto sono capaci di tutto. I contadini di qui hanno trasformato le pietre in giardino. E con gli ulivi ci vanno a parlare come si va a pregare sotto un altare. E una mareggiata di verde introduce alla città cara a Federico di Svevia, scrigno di storia e di storie nel cuore di Puglia. Perché, superata la Porta Baresana, si entra in un mondo di calma e gentilezza. Ma anche di cultura. Ma anche di vecchia nobiltà. Dove la vita non corre, scorre. Come ovunque in un Sud non diventato un diversamente Nord. E che, senza accorgesene, ha vinto, come ha già vinto Bitonto. Ci vengono proprio per questo, i naufraghi di una vita fatta solo di cifre e di indici di produzione. Vengono in una lentezza che non è il contrario di velocità.

 Ma qui è d’uopo frenare, di tutto avendo bisogno i bitontini tranne che di incenso. Avendo in proprio più che modiche dosi di auto-considerazione. Qualcuno dice che si credono, ma di sicuro esagera. Ma che si ritengano una <gens> come, chessò, gli antichi egizi e i romani, lo confermano modestamente essi stessi. Magari con buone ragioni, se solo ti aggiri fra la cattedrale e il torrione angioino, fra il teatro Traetta e la galleria De Vanna, fra il museo archeologico e le biblioteche, fra palazzo Sylos Calò e palazzo Rogadeo. E se solo ti aggiri tra festival e tradizioni, fra buona cucina e buone pratiche, come si dice oggi. Insomma buona vita. La vera cultura oggi.

 Specie dopo la sera dell’orrore. Quella del sangue innocente sul selciato. Quella di un racconto criminale che sembra l’unico da attagliarsi al Sud e dal quale non solo il Sud di Bitonto si deve affrancare. Perché c’è anche, e finalmente, quest’altra narrazione. Che deve partire dal Sud, altrimenti stai fresco. In giorni in cui signori tifosi del Verona vanno allo stadio di Napoli e srotolano un manifesto di Cesare Lombroso, il criminologo criminale che considerava i meridionali tutti delinquenti nati. E giorni in cui le sventurate baby gang di Napoli finiscono in prima pagina come non avviene invece per gli annoiati minorenni veronesi (rieccoli) che bruciano vivo un barbone. Per noia.

 MA SENTI IL RESTO E meno male che ci pensano gli americani. La cui emittente Cnn include Polignano a mare fra i dodici luoghi più belli del mondo. E il cui principale giornale, il <New York Times>, consiglia dove andare assolutamente nel 2018 e chi ti mette al terzo posto su 52 posti della Terra tutta? Ma la Basilicata, <il segreto meglio custodito d’Italia, prima che il mondo lo scopra>. Quindi non solo Matera, ormai più incoronata della regina Elisabetta come capitale europea della cultura 2019. Ma la regione intera. E prima che il mondo < lo scopra>. Prima che, insomma, ci arrivino le masse tumultuanti di turisti, quelli del mordi e fuggi. Quelli che magari non sono masse e non sono tumultuanti, ma benvenuti a tutti nelle terre dell’ospitalità in cui ogni viandante può essere un dio in incognito cui aprire la porta di casa.

 E’ una passione, quella yankee per la Basilicata, figlia di una <Passione> con la <p> maiuscola, quella di Cristo nel film di Mel Gibson. Ma basta un film più casereccio che hollywoodiano come <Basilicata coast to coast> per capire come non ci sia lì paesino che non ti lasci qualcosa non solo negli occhi. E senza toglierti granché, se non suola dalle scarpe. Con qualche innocenza da isola felice che si adegua. Laddove un paesino più morto che vivo come Craco finisce per essere fra i più frequentati come non si sarebbe mai sognato da vivo. E laddove un paesino fortemente sospettato di jettatura la trasforma, alla Machiavelli, da difficoltà ad opportunità. Organizzando tanti di quegli spettacolari esorcismi estivi che ci vai proprio per la jella, quand’anche non ci fosse altro.

 E però, a questo punto, i signori lettori perdonino per le digressioni apulo-lucane. Si torni a Bitonto. Perché fino al 16 febbraio la parola d’ordine deve essere una, sola, categorica e imperativa. Perché un unico grido si deve alzare dalle meridiane contrade: vincere. E vinceremo.