Per stare bene fate come Rambo

Sabato 27 gennaio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

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 Rifatti il letto e sarai felice. Sembra uno fra quei consigli più adatti a vendere libri di <Saper come> che a farci stare meglio. Ma siamo tutti alla caccia della formula del benessere in un 2018 cominciato, pensa tu, col peggior lunedì dell’anno. Quel 15 gennaio in cui il mondo avrebbe sofferto la scia triste delle feste natalizie finite. E in cui i negozi avrebbero potuto rincuorarci col <Blue Monday>, sconti per tutti come nel <Black Friday>, il venerdì decembrino. Chissà che dalla solita America non ci arrivi anche qualche idea per la Quaresima. Dovendoci invece arrangiare da soli per tutto il febbraio della campagna elettorale, quando saranno in massima allerta i reparti ospedalieri anti-depressione. E in emergenza i <mental coach>, allenatori della mente contro le indigestioni da Salvini e Di Maio.

 RESISTENZA AL PEGGIO Tanto per cominciare, questi lunedì. Cui un giornale italiano dedica la rubrica <Ogni benedetto lunedì>, col <benedetto> che suona piuttosto come <maledetto>. E un altro la rubrica <Lunedì, coraggio>, tanto per capirci. Il lunedì in cui, bene che vada, un mal di testa che non ti dico. E poi neanche sono tutti d’accordo su questa questione dei letti da rifare come elisir di buona vita. Ditelo ai ragazzi, è insopportabile costrizione da autorità genitoriale. Ma invece darebbe soddisfazione fino a sera, secondo William McRaven, ex capo dei Navy Seals, tanto per capirci i Rambo americani alla Sylvester Stallone che catturarono Bin Laden. Gente dall’addestramento e dalla disciplina severissimi. E le cui regole sarebbero appunto un toccasana per chi vede tutto nero non solo il lunedì.

 Allora. Trovare qualcuno che aiuti a pagaiare, nel senso di fare squadra perché nemmeno il più forte può farcela da solo. Poi, accettare le ingiustizie e andare avanti, e senza assicurazione di diventare santi. Non avere paura di sbagliare, riprova e sbaglia meglio. Buttarsi a capofitto contro gli ostacoli. Né arretrare davanti agli squali. Dare il meglio di sé nei momenti più bui. Quando si è nel fango, mettersi a cantare. Ne avesse tenuto conto Fantozzi, sarebbe stato un Mandrake. Ma del resto, lì nella terra di Trump sono tutti sempliciotti così, mica sono filosofi della Magna Grecia come noi.

 Indimenticabile lo Steve Jobs, l’inventore di Apple, col suo <Siate affamati, siate folli> rivolto ai ragazzi. Mentre non scherza neanche un Julio Velasco, ex allenatore della nazionale italiana di pallavolo, col suo <Tutti possono spiegare perché non sono riusciti a fare una cosa, pochi riescono a farla lo stesso>. Inalazioni di fiducia. Fatalismo alibi dei mediocri. Detto magari ai giovani del <ci stanno rubando il futuro>, quelli della generazione condannata a stare peggio di padri e nonni. Come se per padri e nonni la vita fosse stata tutta una cena di gala. Magari ora si tarda a vedere una luce, ma piagnisteo non fa rima con soluzione. Augh.

 OGGI MEGLIO DI IERI Qualcosa non deve però quadrare se in Gran Bretagna ti fanno perfino un ministro della Solitudine. E non solo perché lì piove due volte all’anno, una volta per sei mesi e l’altra pure. Se da loro è <single> (nel senso di non sposato o ex sposato) il 51 per cento della popolazione, da noi sono fatte da <single> un terzo delle famiglie. Quasi a dare ragione a quel tirapiedi di Oscar Wilde, il quale ammoniva che <se avete paura della solitudine, non sposatevi>. Soli significa non sapere con chi parlare. Non sapere a chi chiedere aiuto. Una morte della solidarietà. E una malattia equivalente a 15 sigarette al giorno, secondo i medici. Soli nella società più connessa mai avuta. Proprio quando il più sfigato ha migliaia di <amici> su Facebook, una <amicizia> consistente quasi sempre (e neanche) in un nome, un cognome e una foto. Fantasmi coi quali scambiare una illusione di <mi piace>.

 Eppure ci dicono che la ricchezza delle nazioni dipende anche dall’<indice di felicità>. E allora, non è che stiamo a menarcela un po’? Secondo un giornalista americano due volte premio Pulitzer (il più prestigioso da loro), il 2017 è stato l’anno migliore nella storia dell’umanità. O ha preso una insolazione in Florida, oppure è vero che parliamo degli aerei che cascano ma non di quelli che decollano. E a cominciare dalla lotta alle malattie, alla povertà, all’analfabetismo c’è un generale progresso mondiale che fino a poco fa era solo fantascienza. Un metodo anti-lagna consigliato è fermarci e guardare indietro almeno una volta l’anno, per convincerci che non è vero che si stava meglio quando si stava peggio.

 Un’altra istruzione fresca fresca è darci una abitudine quotidiana benefica, chessò, camminare. O scrivere cinque cose di cui si è grati (anche quattro, va) e rileggerle prima di dormire. O fare qualcosa che non si è mai fatto. Ricordando Seneca: non è importante quanto la vita sia lunga, ma quanto sia buona. Scusi, Seneca, ma perché lunga no?