Il prof picchiato e ci meravigliamo?

Sabato 24 febbraio 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno >

Lascia un Commento Inserito da Lino Patruno

 Basta seguire la cronaca. Il grillino Dibattista dice che gli italiani gli sembrano un po’ <rincoglioniti>. Come anni fa Berlusconi disse che chi non votava per lui era coglione punto e basta. Per Renzi chi osava discuterlo era solo un <gufo>. Al Comune di Bari su una scheda di voto scrivono <Irma la tr…> riferito alla consigliera Irma Melini. La quale in seguito apostrofa del già visto <rincoglionito> il presidente del Consiglio, cui il consigliere Carrieri aggiunge che <darà la morte> (entrambi in senso politico, sia chiaro). La campagna elettorale imperversa più ad insulti che a programmi, anche perché tutte le promesse costano mille miliardi. Mentre il debito pubblico italiano aumenta di 13.407 euro ogni tre secondi. Il governatore campano De Luca accusa di <camorrismo giornalistico> una tv che mette il naso nei guai giudiziari del figlio e una cui redattrice è schiaffeggiata.  Neanche roba originale, dalla testata a un inviato della Rai a Ostia, al pugno a una sua collega a Bari, più varie ed eventuali.

 BRODO DI COLTURA Nei partiti c’è la gara a chi ha più <impresentabili> degli altri. Nel M5S dilaga la caccia al furbetto che al grido di <onestà> si tratteneva i compensi parlamentari perché ho famiglia. Solo tardivi imitatori, in verità, di quei furbetti del cartellino che dall’Alpe a Lampedusa lo strisciavano all’ingresso al lavoro e poi se ne andavano a fare la spesa o a giocare a tennis. E furbetti come il calciatore juventino Pjanic che stramazza in coma ma resuscita all’improvviso quando vede che non è riuscito a far ammonire l’avversario dall’arbitro. Da Hollywood a Cinecittà, dal catasto alle università non c’è donna che non denunci molestie sessuali: sei milioni nella sola Italia. Sui social (Facebook &C.) il più gentile manda a quel paese gli altri, il meno gentile è supergiù una fogna. Nei dibattiti tv non è più necessario invitare il solito Sgarbi per assicurarsi la fondamentale dose di parolacce, per fortuna degli indici di ascolto crescono gli allievi del maestro.

 Le baby gang annoiate sparano in strada non solo a Napoli. Di tanto in tanto qualcuno finisce ammazzato, ma è un effetto collaterale. A Verona, per dire, bruciano un barbone, forse per farsi un po’ di caldo. Lo farebbero perché hanno bisogno di amore, e può essere, e magari di lavoro, ma intanto tutti pontificano che il carcere non servirebbe, per carità. Più opportuno il giubbotto antiproiettile se si va a fare due passi. Nel frattempo in tv continua a furoreggiare <Gomorra>. E finché qualche esperto non ci dice se crea imitazione o no, continua a crearlo.

 A Macerata un tipo a metà fra una SS e Starace, spara dall’auto per ammazzare quanti più immigrati possibile. Certamente uno fuori di testa. Ma non ci vuole la testa di Einstein per non farsela riempire di schiamazzi che ormai attribuiscono agli immigrati ogni responsabilità di una povera Italia che, come testé visto, è un paradiso con qualche vivacità. Mezza Italia che sugli immigrati ci vive, ma dirlo è politicamente scorretto. Italia che non ha trovato una soluzione per il problema, anche perché la caritatevole Europa glielo ha scaricato addosso. Ma che, soprattutto, ha milioni di giovani disoccupati ma l’emergenza vera sono questi immigrati trattati da cani come un tempo si faceva coi terroni. Infuria contestuale la polemica se sia più pericoloso il fascismo o l’antifascismo, con uno scambio tra causa ed effetto degna di una comica di Totò.

 ESEMPI QUOTIDIANI Gli industriali, più che crescere come si fa da Adamo ed Eva, attendono solo l’occasione per vendersi al primo offerente. E quelli piccoli invitano i ragazzi a non laurearsi, tanto a loro non servono. Immediato imbarco sui voli <low cost> da parte dei ragazzi che se ne vanno all’estero, dove in genere capita che il merito ce la faccia a spuntarla sulla raccomandazione. La competenza è così più sospettata di un serial killer. Anche perché la scuola è impegnata nell’ennesima riforma della sua riforma, stavolta quella della ministra che odia il congiuntivo. Scuola incastrata a decidere se gli alunni possono uscire da soli o no. Se debbano fare le gite scolastiche o no. Se sia educativo che in classe e alla mensa stiano insieme i figli dei ricchi e quelli dei poveri, e non ne parliamo degli immigrati. Se i ragazzi debbano tornare a lezione a luglio o no. Se il bullismo è solo esuberanza. Se basta con i compiti a casa e col voto in condotta. E intanto in un istituto commerciale in provincia di Vicenza, insegnano a sparare con le pistole al poligono come attività curriculare.

 Poi accoltellano gli insegnanti per una nota, e anche i loro genitori li picchiano se non danno un voto buono. E tutti gli intellettuali della domenica a chiedersi come mai siamo arrivati a questo punto con i ragazzi e col rispetto per la scuola. Basta leggere tutto ciò che c’è scritto sopra. Si chiama ambiente adatto.