Il tempo ideale? Ebbene, Ŕ a Bari

Sabato 3 marzo 2018 da < La Gazzetta del Mezzogiorno

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Va bene, adesso fa freddo e freddo è, qualcuno se ne va girando in canottiera?  E poi in effetti questo Buran, il vento siberiano, ci sta prendendo il vizio. Chissà come lo chiamammo l’anno scorso, ma anche allora ci rifilò tutto un gennaio che sembrammo ghiaccioli. Eppure è abitualmente un’altra la scena tipica a Bari, per esempio sul lungomare. Con un gruppetto di amici della domenica che si attesta prima della spiaggia di <Pane e Pomodoro>. E a tutti quelli che ci passano facendo jogging ripetono l’unico tormentone che non li manderesti a quel paese: ma ce l’hanno in un’altra città un sole così? Che se poi quel giorno il sole avesse avuto da fare, c’è il piano B: ma ce l’hanno in un’altra città un cielo così? Con botte di orgoglio anche se quel giorno il timballo si dovesse bruciare e il Bari perdere.

 VENTUNO GRADI MEDI Eppure non è solo roba da amici bontemponi, anzi del buon tempo. Laddove sono d’accordo  con loro esperti delle università di Pechino e Melbourne, mica cosa da niente. I quali hanno calcolato che la temperatura media ideale per vivere è di 22°. Che se poi vai a vedere dov’è in Europa, lo scopri a Siviglia e Atene, fior di posti. Ma scendendo da noi, Villasimius nel Sud della Sardegna, tra Sciacca e Siracusa in Sicilia, a Reggio Calabria. E infine, udite udite, Bari. Dove l’ultima media è stata di 21°, ma senza che un grado in meno abbia fatto mettere il cappotto. Quando si dice il Sud tanto più criticato quanto più desiderato.

 E non solo per l’eterna primavera, un po’ meno eterna specie ora che il clima cambia più delle scissioni nella sinistra italiana. E non solo perché è sempre meglio il maglioncino che la pelliccia ecologica. E non solo perché è sempre meglio un collo botticelliano scoperto che una sciarpona antifaringite. E non solo perché è meglio uno spritz ghiacciato che una inalazione. E non solo perché sopravvive la mezza stagione in un’epoca in cui neanche le stagioni sono più quelle di una volta, figuriamoci il futuro. E non solo perché quando si dice Bari si dice in fondo un po’ tutta la Puglia, perché non è che la più nordica Foggia somigli alla Svezia e la più meridionale Lecce alla Libia. Ma proprio perché senza i 21° non ci sarebbero neanche i quattro amici del lungomare. E non perché siano freddolosi. Ma perché sarebbero meno amici. E meno che mai bontemponi.

 Non da oggi è accertata l’influenza del clima non solo sull’abbigliamento, o sull’alimentazione, o sul consumo di gas metano, o sulle finestre coibentate. O sulle tisane calde. Ma su quel sentimento più instabile degli amori di Belen: l’umore. Come dicono gli stessi scienziati cinesi e australiani. Quelli che come (quasi) tutti gli scienziati sono un po’ secchioni e a volte scoprono l’acqua calda. E cioè che allo scoccare dei 22 (o 21) gradi siamo tutti più socievoli, se ci chiedono dov’è via Manzoni, non gli rispondiamo di comprarsi il Gps. E se vogliono sapere quando passa il prossimo 112 sbarrato, non diciamo che da noi passano quando gli pare. E se avessero voglia di focaccia calda alla barese, non li mandiamo al McDonald’s. E se desiderano andare a San Nicola, non li guardiamo come dementi dovendo tutti al mondo sapere dov’è San Nicola (meh, in effetti).

 I MIRACOLI DEL SOLE Più socievoli e socializzanti, non inviperiti perché non si capisce più niente e la colpa è sempre del governo. Più coscienziosi addirittura, deducendosi da ciò che gli eschimesi sono tutti senza coscienza (anche se un Assad è siriano). Più ben disposti, nonostante come ci dispongono le tasse e le code allo sportello. E soprattutto, aggiungono, più emotivamente stabili, benché neanche da noi si facciano pregare quelli che per un tamponamento tirano fuori il coltello. Francamente non è però stata ancòra stabilita la temperatura in cui gli imbecilli non nascano più.

 Il sole fa il miracolo della solarità, che non significa energie alternative. Solarità di apertura agli altri quanto di vita all’aperto. Solarità di mancanza di ombre e di chiaroscuri, di sfumature e di ambiguità: tipo, si dice dalle nostre parti, i quattrofacce, non sai mai che dicano e chi siano. Magari ce ne sono, ma figuriamoci a 12 o 34 gradi. E solarità come vita all’aperto, che non è esattamente stare sei ore al giorno di testa sul cellulare. Aprite le finestre al nuovo sole, non al nuovo smartphone. E non c’è nostro ragazzo emigrato al Nord che non capisca perché, su un raggio di sole a Milano, Vittorio De Sica ci fece addirittura un film.

 Magari non sarebbe male una campagna turistica che puntasse sul 21 come numero vincente e non solo a Bari. Le meraviglie di una vita a 21 gradi. Punta sul 21 e porta a casa la felicità. Prenotando al più presto possibile, prima che i Buran glaciali e i Lucifero equatoriali ci facciano pagare quante ne combiniamo a una Terra che trattiamo come se fosse cosa nostra. Amici del lungomare, almeno voi non mollate.